martedì, Dicembre 6, 2022
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Gli houthi, affiliati al regime iraniano, minacciano di attaccare l’Arabia Saudita e gli EAU

CNRI – Due giorni dopo che il quotidiano ufficiale iraniano Kayhan (legato a Khamenei) ha pubblicato un editoriale minaccioso dal titolo “Lanciato un missile Ansarullah verso Riyadh. Il prossimo obbiettivo è Dubai”, l’ufficio politico filo-iraniano degli houthi ha ribadito la minaccia in un comunicato di martedì 7 Novembre, dicendo: “Tutti gli aeroporti, i porti, le zone di frontiera e le aree importanti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, saranno obbiettivi diretti delle nostre armi”.

Nel comunicato si sottolinea che l’Arabia Saudita e gli EAU “devono stare certi che le nostre armi sono in grado di colpirli”.

Il portavoce dei miliziani houthi, Mohammad Abdul Salam, ha anche minacciato di colpire le navi internazionali nel Mar Rosso, sul suo account Twitter.

L’Arabia Saudita ha chiuso il suo spazio aereo e i confini marittimi e terrestri con lo Yemen lunedì 6 Novembre, definendo l’attacco missilistico contro Riyadh, avvenuto nel fine settimana, un atto di guerra per il quale ha ammonito il regime iraniano.

Il Principe Mohammad bin Salman, principe ereditario, vice-presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro della Difesa saudita, ha definito il rifornire le milizie houthi di missili balistici “un’aggressione militare diretta” contro l’Arabia Saudita.

Secondo l’agenzia di stampa ufficiale saudita (SPA), il principe ereditario dell’Arabia Saudita, durante una conversazione telefonica con il Segretario agli Esteri britannico Boris Johnson, martedì 7 Novembre ha detto: “Il coinvolgimento del regime iraniano nel rifornire le sue milizie affiliate (nello Yemen) di missili balistici, è una diretta aggressione militare del regime e deve essere considerata come una dichiarazione di guerra al regno dell’Arabia Saudita”.

Già in passato il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir aveva scritto sul suo account Twitter che l’Arabia Saudita non avrebbe permesso nessuna aggressione e nessun attacco alla sua sicurezza.

“L’interferenza iraniana danneggia la sicurezza dei paesi vicini e minaccia la pace e la sicurezza mondiale”, aveva aggiunto.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti fanno parte di una coalizione che sta cercando di riportare al potere il governo legittimo dello Yemen sin dal 2015.

Vale la pena ricordare che il quotidiano di stato Kayhan, affiliato al leader del regime Ali Khamenei, il 5 Novembre ha minacciato Dubai dicendo che sarà il prossimo obbiettivo dei missili houthi, aggiungendo che: “Anche gli Emirati si sono resi conto che è arrivato il loro turno e che da ora in poi, dovranno pagare il prezzo della loro aggressione e dei loro attacchi allo Yemen”.

“… Da ora in poi, non solo l’Arabia Saudita, ma anche Dubai e Abu Dhabi, anche se non saranno colpite, non saranno più zone sicure per gli investitori occidentali, come in passato”.

“…Forse Riyadh, Jeddah, Taif e Aramco saranno i prossimi obbiettivi, o forse Ansarallah girerà la testa dei suoi missili contro la baia splendente e pulita di Dubai”.

Dopo queste minacce fumose, nebulose e ridicole il segretario del regime per la supervisione della stampa ha emesso un memorandum per il quotidiano Kayhan, sul titolo “Lanciato un missile Ansarullah su Riyadh. Il prossimo obbiettivo è Dubai”, definendolo “contrario agli interessi e alla sicurezza nazionale” del regime.

Anche Mohammad Ali Jafari, comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC), ha commentato il 5 Novembre l’attacco missilistico degli houthi contro il Khalid International Airport in Arabia Saudita, dicendo che “non è possibile per noi trasportare missili dall’Iran allo Yemen” e che “questi missili che sono stati lanciati, appartengono allo Yemen”.

Nello stesso momento il brigadiere generale Amir Hattami, Ministro della Difesa del governo di Hassan Rouhani, ha detto: Gli Stati Uniti non dovrebbero accusare l’Iran per qualunque incidente accada nella regione!”.

 

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