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Giulio Terzi: È tempo di garantire giustizia per il popolo iraniano e per le vittime dei massacri del 1988

Intervento dell’Amb. Terzi al convegno sui diritti umani in Iran al Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani

Palazzo delle Nazioni, Ginevra, 6 marzo 2018. La situazione dei Diritti Umani in Iran

La condizione dei Diritti Umani in Iran è drammaticamente peggiorate negli ultimi mesi contribuendo a rendere più cupa una situazione già tetra. Nel corso delle proteste che hanno interessato tutto il Paese, più di 8000 persone sono state arrestate. Cinquanta sono state uccise. Tredici sono perite sotto custodia giudiziaria. Il regime di Teheran ha affermato che si è trattato di suicidi, senza addurre alcuna prova o spiegazione.                    

Uccidere prigionieri politici, spesso a seguito di torture, ed archiviare i casi come suicidio è divenuta una pratica standard per l’establishment iraniano, ritenuto “moderato” da alcuni governi stranieri, nonostante tutto, nonostante numerosi suoi dignitari con le mani insanguinate, che dovrebbero invece essere ritenuti alla stregua di pericolosi criminali. Dall’inizio delle rivolte, nel giro di poche settimane, almeno 13 prigionieri sono morti a causa delle torture subite. La reazione del resto del mondo è stata un assordante silenzio.

 La reazione ufficiale dell’Unione Europea è stata “stiamo monitorando la situazione”. Stesse “pilatesche” affermazioni sono pervenute dai Ministri degli Esteri di molti Paesi UE. Addirittura una personalità della stessa Unione Europea, tramite Twitter, ha dichiarato che le notizie circa le dure repressioni messe in atto dal regime di Teheran erano in realtà delle esagerazioni dei media occidentali.

 Sarebbe inaccettabile il silenzio da parte delle Nazioni Unite e del Consiglio per i Diritti Umani, sulla reale situazione in Iran e, allo stesso tempo, una vera vergogna per l’Unione Europea e per tutti quegli Stati che vogliono definirsi democratici.

 I responsabili di questi crimini devono necessariamente essere individuati e posti di fronte la giustizia, così come per coloro che hanno pianificato e compiuto le esecuzioni di massa del 1988; un massacro i cui colpevoli sono a tutt’oggi impuniti.

 Solo pochi giorni fa Alireza Avaei, l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, e membro della Commissione della Morte durante i massacri del 1988, è stato accolto a tenere un discorso di fronte al Consiglio dei Diritti Umani. Una pagina triste e scandalosa per l’impegno storicamente messo in campo dalle Nazioni Unite per la promozione della Giustizia, dei Diritti Umani e lo stato di diritto. Allo stesso tempo, il fatto che un membro di quella Commissione della Morte mostra drammaticamente che i massacri del 1988 non siano un tema remoto e archiviato nel passato. Le stesse persone responsabili di tali stragi, sono gli stessi responsabili delle atrocità attuali, condotte con la stessa crudeltà, concezione e comportamento criminale di trenta anni fa.

 È quindi lecito chiedere all’Alto Commissario per I Diritti Umani:

•         Una ferma condanna delle uccisioni dei dimostranti arrestati e individuare i responsabili;

•         Una Commissione d’inchiesta per investigare sui massacri del 1988.

l’Alto Commissario Zeid Ra’ad Al Hussein si è rivolto lo scorso venerdì al Consiglio sui Diritti Umani con queste parole: “ancora una volta, sono costretto a sottolineare quanto ciò che stiamo osservando sia alla stregua di crimini di guerra e potenzialmente crimini contro l’umanità. Numerosi civili vengono sottomessi e uccisi. I responsabili di tali crimini sappiano che saranno individuati e renderanno conto delle proprie azioni. Non bisogna lasciar pensare che i responsabili resteranno impuniti. In passato altri lo pensavano e si reputavano dei “patrioti”, prima di venire arrestati. Negli ultimi quattro mesi, il Generale serbo-bosniaco Ratko Mladic è stato condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi venticinque anni fa. Il Colonnello salvadoregno Inocente Orlando Montano è stato estradato in Spagna per rispondere alle accuse circa l’uccisione di sei preti gesuiti, la loro governante e sua figlia a San Salvador nel 1989.

Due ex Capitani della Marina argentina, Alfredo Astiz e Jorge Eduardo Acosta, sono stati condannati per crimini contro l’umanità commessi tra il 1976 e il 1983. Gli “ingranaggi” della giustizia possono essere lenti ma compiono il loro lavoro. Questo Consiglio può avere un concreto impatto assicurando giustizia – certa, ineluttabile ed effettiva – per le sofferenze inflitte al popolo siriano. La Siria dovrà rispondere di fronte la Corte Penale Internazionale. I tentativi di ostacolare la giustizia e proteggere questi criminali sono vergognosi. Esorto tutti gli Stati ad aumentare il loro supporto a quel meccanismo Internazionale, Imparziale e Indipendente creato lo scorso anno”.

 È tempo di garantire giustizia per il popolo iraniano e per le vittime dei massacri del 1988.

 

 

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