lunedì, Febbraio 6, 2023
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Editoriale: Uno tsunami di povertà in Iran

Negli ultimi 6 mesi il valore del rial si è dimezzato rispetto a diverse valute estere
Gli esponenti del regime mettono in guardia contro l’arrivo di un punto critico nella situazione sociale nei prossimi mesi: “Nella seconda metà dell’anno verremo interessati da una nuova ondata di inflazione, che porterà ad una diminuzione del potere di acquisto anche maggiore e di conseguenza a delle condizioni di vita più povere per i nostri cittadini.

La povertà nel nostro paese aumenterà drammaticamente”.
Secondo Entekhab news (il 14 Agosto 2018) il presidente del Consiglio di Teheran ha parlato durante un meeting di “super sfide” e dei loro “danni alla gestione urbana e della società” che si tradurranno perlopiù in disoccupazione e povertà.
E ha precisato che: “La società verrà danneggiata principalmente dalla povertà. Secondo le nostre stime, un terzo del nostro popolo vive attualmente al di sotto della soglia di povertà e un decimo circa in uno stato di povertà assoluta.
Hashemi ha anche parlato delle difficoltà del governo nel fornire il budget necessario a “gestire la suddetta ondata di inflazione” sottolineando il fatto che è stata prima di tutto “la creazione veloce e noncurante delle politiche” che ha portato all’inflazione, cioè alla perdita di valore della valuta nazionale e delle entrate, ribadendo che gli approcci attuali per un miglioramento sono molto limitati e inefficaci.
Uno tsunami di povertà
Secondo Hashemi “la povertà si sta avvicinando minacciosamente alla società iraniana come uno tsunami” e una delle preoccupazioni maggiori al momento è come gli esponenti di governo stiano programmando di affrontare queste “super-sfide”.
Hashemi ha parlato di come “la palla di neve dei problemi sociali” sia iniziata tanto tempo fa e che, visto il punto critico raggiunto, le autorità e i cittadini devono smettere di aspettare ed iniziare a prendere le misure necessarie “per impedire alle super-sfide di crescere fuori controllo”.
Secondo i calcoli del partito laburista, il potere di acquisto dei lavoratori iraniani è crollato di oltre il 48% all’inizio di Giugno e rispetto a Marzo.
Il capo dell’Unione dei Lavoratori dell’Azienda Mineraria e Industriale di Chadormalu, Akbar Alipour, pare abbia dichiarato che: “Anche senza guardare alle nostre stime possiamo ancora vedere molto chiaramente come i livelli di entrate, ed il conseguente benessere del popolo, siano crollati”, (ILNA, 14 Agosto 2018).
Alipour ritiene che, tenendo conto dei livelli di entrate mensili di quest’anno, si possa vedere quanto siano insufficienti, dato che coprono solo le spese di una settimana per una famiglia di tre persone.
Il rischio che le famiglie dei lavoratori si distruggano
Criticando le condizioni di vita inadeguate del popolo, Alipour ha spiegato: “E’ stato previsto che se il governo non riconsidererà adeguatamente i livelli di entrate di quest’anno, molte famiglie si distruggeranno, soprattutto a causa della disperazione che molte persone, comprese i lavoratori, stanno già vivendo”.
Alipour ha ribadito l‘importanza delle entrate dei lavoratori e ha detto che se non verranno prese seriamente, ci saranno “orribili conseguenze per 60 milioni di persone”. Ha anche sottolineato che non c’è mai stato un momento nella storia, in cui i lavoratori siano stati sull’orlo della fame totale come ora”.
Da Marzo ad oggi si è assistito a molte proteste in varie città dell’Iran che hanno preso di mira soprattutto l’inflazione e la disoccupazione le quali, secondo quanto ammesso dallo stesso Ali Khamenei il 13 Agosto, hanno cause sia interne che esterne.

 

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