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E’ tempo di rimuovere l’‘etichetta del terrore’ dal gruppo di opposizione iraniano Mojahedin del Popolo ( MEK )

FoxNews.com
di Richard R. Schoeberl – 22 agosto 2011

Come agente speciale a riposo del Federal Bureau of Investigation, si potrebbe dire che ho un debole per le storie criminali.
Eccone una che potrebbe far fremere la spina dorsale di chiunque: emerge un documento segreto del governo degli Stati Uniti che asserisce che un’organizzazione straniera amichevole stia pianificando di condurre attacchi terroristici multipli. Sembra un materiale da best-seller. L’unico problema è che qualcuno ha messo questa storia puramente immaginaria sullo scaffale delle storie vere, con implicazioni pericolose. Il Segretario di Stato Hillary Clinton annuncerà presto una decisione sulla revisione, ordinata da una corte, dello status del principale movimento di opposizione dell’Iran, quello dei Mujahedin-e-Khalq (MEK). Il gruppo fu classificato come una “Organizzazione Terroristica Straniera” (FTO – Foreign Terrorist Organization) durante l’Amministrazione Clinton su richiesta del governo iraniano, in un vano tentativo di placare i mullah di Teheran che Clinton pensava fossero aperti a negoziati (il gruppo aveva un violento passato contro il regime iraniano).
Oggi, l’organizzazione ha un forte sostegno bipartisan sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato degli Stati Uniti. La velenosa “etichetta del terrore” è stata rimossa dal Regno Unito e dall’Unione Europea anni fa, tuttavia rimane negli Stati Uniti – un ingenuo e inumano pezzetto di leva sul regime iraniano, che odia l’idea di un’opposizione democratica organizzata.
 
Intanto, il MEK ha fornito accurate informazioni di intelligence agli Stati Uniti circa il programma di armi nucleari dell’Iran e la sua ingerenza mortale in Iraq.
 
I professionisti dell’anti-terrorismo degli Stati Uniti – inclusi gli ex capi della FBI, della CIA e degli Stati Maggiori Riuniti – sono perplessi sul fatto che un’organizzazione che ha fornito agli Stati Uniti tale assistenza resti ancora inserita nella lista come “Organizzazione Terroristica Straniera”. Per tanti di noi che hanno dedicato le proprie vite a combattere il terrorismo, la rimozione del MEK dalla lista FTO è tanto necessaria quanto certa.
Esaminiamo il ‘documento’.
Essendo imminente la decisione del Dipartimento di Stato, un numero di detrattori del MEK si sono impegnati in un’ultima disperata campagna per montare un documento del novembre 2004 che sostengono essere un “Rapporto dell’FBI”, come prova che il MEK stesse pianificando atti terroristici. Io ho visto quel cosiddetto “rapporto”. Io stesso ho scritto rapporti su organizzazioni terroristiche. E credetemi, questa raccolta dilettantistica di accuse vaghe e prive di fondamento non è un ‘rapporto’ dell’FBI.
Questo documento, conosciuto nel linguaggio dell’FBI come un ‘Memorandum Intestato’ (Letterhead Memorandum – LHM), indicava che l’FBI stava investigando su individui con legami con il MEK nell’ambito di un’indagine ‘criminale’, non di un’indagine ‘su terrorismo’. Non ha autore né numero di protocollo dell’FBI, cosa che rende la sua validità molto discutibile. Dopo ulteriore esame, tale LHM risulta in realtà comprendere due documenti completamente separati, incollati insieme.
La copertina dell’LHM (datata novembre 2004) fu preparata dall’Ufficio di Los Angeles dell’FBI come parte della sua indagine criminale su individui con presunti legami con il MEK.
In un recente articolo, Trita Parsi, un irano-americano critico del MEK, sostiene che il ‘Rapporto FBI’ trovi che il MEK “continuava a pianificare atti terroristici almeno tre anni dopo che essi avevano affermato di rinunciare al terrorismo”. Ma non c’è nulla in quell’LHM che sostanzi tale accusa poiché esso si concentra chiaramente su questioni di reati ordinari – come immigrazione clandestina da parte di numerosi cittadini iraniani.
L’LHM non fa alcun riferimento nemmeno a una sola attività ‘terroristica’ dopo il 2001. E alcuni dei presunti episodi descritti come terrorismo consistono in nient’altro che nel lancio da parte di esuli iraniani di uova marce contro autorità del regime iraniano in viaggio all’estero.
Incredibilmente, uno degli esempi e dei criteri di “passate attività terroristiche” è: “Giugno 1981, il MEK iniziò proteste su larga scala contro Khomeini”.
La seconda parte dell’LHM, che sembra essere stata attaccata da un documento completamente diverso, è apparentemente intesa come una guida per gli agenti su come condurre interviste sul campo. Inizia col dire: “In anticipazione di potenziali interviste di membri dei Mujahedin-e Khalq (MEK) che sono detenuti in Iraq, quella che segue è una guida… che può rivelarsi utile nelle interviste”.
 
Questo documento non potrebbe essere stato preparato nel novembre 2004 perché le “potenziali” interviste erano state in realtà già completate allora (come menzionato prima nell’LHM).
 
Circa sette mesi prima della data del documento, nel maggio 2004, molte diverse agenzie del governo degli Stati Uniti, inclusi i Dipartimenti di Stato, Giustizia, Difesa, Sicurezza Interna e Tesoro (come pure la CIA, l’FBI e la DIA) avevano completato le loro interviste con membri del MEK residenti a Camp Ashraf, in Iraq. Come risultato di tali interviste, il governo degli Stati Uniti ha riconosciuto ai membri del MEK a Camp Ashraf lo status di ‘persone protette’ secondo la Quarta Convenzione di Ginevra non avendo trovato “nessuna base per accusare alcun membro del gruppo della violazione della legge americana”, secondo il “New York Times”.

La sezione dell’LHM intitolata “Attività Terroristica Presente” fa riferimento a pretese indagini su presunte “telefonate” in cui si sarebbero discussi “atti di terrorismo”. Se delle “telefonate” fossero state usate come giustificazione per l’etichetta di “attività terroristica” l’LHM sarebbe stato classificato “SECRET” o “Indagine su Terrorismo” invece che “Indagine Criminale”.
 
Citando un giornale canadese, l’“Ottawa Citizen”, l’LHM ipotizza che armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein fossero nascoste a Camp Ashraf, il luogo di residenza assediato del MEK in Iraq. Tuttavia, anni dopo l’invasione dell’Iraq, nessun’arma di distruzione di massa è stata scoperta in alcun luogo in Iraq, non soltanto a Camp Ashraf.
La stessa esistenza di un LHM dell’FBI è sospetta; l’FBI e le agenzie di intelligence non sono note per fornire informazioni investigative al pubblico.
Il MEK condivide un importante obiettivo con gli Stati Uniti; sostenere il cambiamento democratico in Iran, che porterebbe protezione dei diritti umani e libertà per i suoi cittadini. La rimozione del MEK dalla lista FTO mostrerebbe il sostegno occidentale al popolo iraniano e al suo desiderio di libertà. Rimuovere dalla lista il MEK rafforzerebbe la posizione dell’America nella sua complessa relazione con Teheran e sarebbe concretamente favorevole nell’ottenimento degli scopi regionali e internazionali degli Stati Uniti di combattere il terrorismo e fermare la diffusione di armi nucleari.
L’inserimento nella lista del MEK è, ed è sempre stato,una questione di politica e non di sicurezza nazionale. Louis Freeh, già direttore dell’FBI, ha detto che lui e altri ex leader delle forze armate, dell’intelligence e della diplomazia degli Stati Uniti non avrebbero parlato in favore del MEK “se ci fosse stata qualche bacchetta magica segreta che legalmente o di fatto giustificasse il mantenimento nella lista di questa organizzazione che si batte per la libertà. Non ce n’è alcuna”.
La lista FTO è uno strumento importante nella lotta al terrorismo, ma le sue designazioni devono essere ragionevoli. Se un equo procedimento è completato in modo imparziale e obiettivo e non influenzato da un infondato, dilettantistico lavoro di taglia-e-incolla come quell’LHM, questo porta a rimuovere il MEK dalla lista.

Richard R. Schoeberl ha oltre 16 anni di esperienza nel controspionaggio, nell’antiterrorismo e nelle forze dell’ordine. E’ un agente a riposo del Federal Bureau of Investigation (FBI), per il quale ha ricoperto diversi incarichi dal lavoro sul campo a responsabilità dirigenziali al quartier generale dell’FBI e al Centro Nazionale Anti-terrorismo, dove si è occupato della supervisione delle iniziative internazionali antiterrorismo degli Stati Uniti. Il signor Schoeberl ha anche svolto attività collaterali nell’FBI come istruttore certificato e membro del programma SWAT (Special Weapons And Tactics – Armi E Tattiche Speciali).

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