lunedì, Febbraio 6, 2023
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E’ il momento giusto per l’Occidente di correggere la politica sull’Iran

“Martedì 17 Gennaio mi sono unito all’ex-Assistente del Segretario di Stato americano Lincoln Bloomfield e a molti membri del Parlamento francese per partecipare ad una conferenza nella sala Victor Hugo dell’Assemblea Nazionale francese. Lo scopo di questo evento era quello di discutere la direzione, nel prossimo futuro, delle politiche francesi e di tutta l’Europa nei confronti del Medio Oriente e, in particolare, nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha scritto Alejo Vidal-Quadras, Presidente del Comitato Internazionale In Search of Justice (ISJ) su ‘NEWEUROPE’ il 30 Gennaio. L’articolo prosegue così:

Questa conferenza ha rappresentato il simbolo del vasto supporto dei politici occidentali ad un diverso approccio alle questioni mediorientali e alle relazioni politiche ed economiche con il regime iraniano.

Drammatici passi falsi ed errori di calcolo hanno definito la politica dell’Europa e dell’America sull’Iran, in questi ultimi anni. Sì molti errori, che continuano fino ad oggi, risalgono all’immediato post-Rivoluzione Iraniana del 1979. Sembra quasi che non appena il governo teocratico e repressivo sia salito al potere, i suoi interlocutori occidentali abbiano cercato l’opportunità di promuovere una collaborazione con quel regime e di arrivare a relazioni amichevoli con le cosiddette fazioni moderate al suo interno.

Molte volte è stato rivelato che quelle fazioni moderate in realtà non esistono, ma ancora l’approccio complessivo della politica verso l’Iran, raramente è cambiato. La conferenza di martedì ha fatto parte di un grosso sforzo per vedere questi cambiamenti.

La verità è che tutto il Medio Oriente resterà impantanato nella violenza, nell’instabilità e nell’arretratezza mentale, a meno che una nazione iraniana realmente libera non prenda il suo posto al centro della regione, dove potrà essere un esempio positivo per i suo vicini, ponendo fine al contempo agli interventi nella regione e al sostegno al terrorismo che l’Iran, sotto il governo dei mullah, ha continuato a perpetuare nel corso di quasi 40 anni.

Il popolo dell’Iran è altamente istruito e uno tra i più progressisti di tutto il Medio Oriente. Ma ancora i suoi sentimenti vengono violentemente repressi da quella che è, a pieno titolo, l’unica teocrazia moderna del mondo. Dal 2013, quando persino le nazioni occidentali hanno presentato il presidente iraniano Hassan Rouhani come la nuova faccia della moderazione, la situazione per quel popolo è diventata ancora più difficile. Questo presidente cosiddetto moderato ha autorizzato più di 3000 esecuzioni in meno di quattro anni, insieme alla continua repressione sugli attivisti, sulla stampa indipendente e su qualunque attività sociale che venga considerata il segnale di una “infiltrazione” occidentale.

E non è che i più illustri politici occidentali siano ignari di tutto questo. Proprio di recente, a Dicembre 2016, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione evidenziando nello specifico le violazioni dei diritti umani in Iran. Ha esortato l’Iran ad abolire il suo utilizzo drammaticamente smodato della pena di morte, esprimendo particolare preoccupazione per la sua applicazione nei casi che implicano confessioni evidentemente forzate e anche nei casi in cui sono implicati “delinquenti” minorenni.

Proprio lo stesso giorno in cui all’Assemblea Nazionale Francese si teneva questa conferenza, gli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani hanno specificatamente chiesto la revoca dell’esecuzione di Sajad Sanjari, che aveva solo 15 anni quando uccise un uomo in un episodio che ha definito di legittima difesa contro un tentativo di stupro. Purtroppo possiamo indovinare quale sarà la risposta della Repubblica Islamica. Ce ne sono stati molti di questi casi di appelli internazionali contro le sospette condanne a morte dell’Iran e il massimo che hanno ottenuto è stato di costringerli a rimandare e a riesaminare i vari casi giudiziari. Ma praticamente in ogni episodio, la magistratura iraniana ha confermato la sua sentenza originaria e i barbari principi legali che vi stanno alla base.

La situazione è diventata molto peggiore per via del fatto che la Costituzione della teocrazia iraniana richiede specificatamente l’esportazione della Rivoluzione Islamica, qualcosa che il regime sta chiaramente perseguendo attraverso il suo coinvolgimento nei conflitti regionali, come nella guerra civile siriana e yemenita. Queste intrusioni sono state il fulcro principale del discorso tenuto alla conferenza da Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, che si è opposto a questa teocrazia sin dal suo inizio, ma che è stato emarginato dalle tendenze dominanti delle politiche occidentali. Il discorso di Maryam Rajavi ha descritto il contributo iraniano alle dilaganti violazioni dei diritti umani in Siria, precisando anche che il regime iraniano resta il più grosso ostacolo ad una soluzione politica di quel conflitto. È vergognoso che illustri politici abbiano voltato le spalle alle violazioni dei diritti umani subite da 80 milioni di persone in Iran, soprattutto quando molti di loro sono disposti a rischiare l’arresto e la tortura per protestare contro il loro governo e manifestare insieme al movimento di resistenza.

È ormai tempo che i governi occidentali cambino la loro politica sul Medio Oriente. È ora che smettano di inseguire l’illusione di una moderazione interna in Iran e che inizino ad investire il loro capitale politico nella vera alternativa al regime teocratico. All’inizio di questo mese l’ex-presidente iraniano Ali Akbar Hashemi Rafsanjani è morto dopo aver svolto per quasi quattro decenni il suo ruolo di punto focale delle politiche conciliatorie dell’Occidente. In sua assenza, i governi occidentali ora hanno una scelta chiara. Da una parte continuare ad investire in un regime che, con molta probabilità diventerà ancora più integralista, ora che il principale “pragmatico” se n’è andato. O, dall’altra, possono rompere una tradizione decennale che li ha portati ad ignorare le violazioni dei diritti umani e ad emarginare l’opposizione democratica per iniziare, finalmente, ad inseguire un futuro migliore sia per i veri interessi occidentali che per il popolo iraniano.

L’ISJ:

Il Comitato Internazionale In Search of Justice (ISJ), è stato creato nel 2008 come un gruppo informale di parlamentari dell’UE, per ottenere giustizia per l’opposizione democratica iraniana. Nel 2014 è stata registrata come una ONG no-profit a Bruxelles aprendo alla partecipazione, oltre che di parlamentari eletti, anche di ex-funzionari e di altre personalità politiche con un interesse a promuovere i diritti umani, la libertà, la democrazia, la pace e la stabilità. Le iniziative di ISJ hanno goduto dell’appoggio di oltre 4000 parlamentari di entrambe le sponde dell’Atlantico.

Presidente: Alejo Vidal-Quadras, Vice Presidente del Parlamento Europeo (1999-2014)

 

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