giovedì, Dicembre 1, 2022
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 “E’ giusto appoggiare un cambio di regime dall’interno in Iran”

Il Professor Raymond Tanter sostiene che una nuova politica sull’Iran è probabile con l’amministrazione Trump: un cambio di regime dall’interno, con gli oppositori iraniani pro-democrazia al centro della nuova politica.

Il Professor Tanter è stato membro anziano dell’Ufficio per il Medio Oriente del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, nell’amministrazione Reagan-Bush, Rappresentante Personale del Segretario alla Difesa americano nei colloqui sulle armi e la sicurezza internazionale in Europa e ora è Professore Emerito all’Università del Michigan.

In un editoriale pubblicato su Newsmax venerdì, il Professor Tanter ha scritto:

Il mese scorso il Segretario di Stato Tillerson ha suggerito che un cambio di regime fosse nelle intenzioni di Trump ed entrambi non hanno nascosto la loro avversione verso la Repubblica Islamica. Ad una sessione del Comitato Affari Esteri della Camera, Tillerson ha detto che la politica del presidente nei confronti dell’Iran è orientata verso l’appoggio di quegli elementi in Iran in grado di condurre ad una transizione. Al di fuori dell’amministrazione, anche alcuni sostenitori della politica di Trump sulla sicurezza nazionale, come l’Ambasciatore John Bolton (in pensione), hanno parlato con favore di un cambio di regime dall’interno.

C’è confusione sulla natura di questo cambio di regime. L’operazione d’intelligence CIA-UK per rovesciare il governo iraniano nel 1953 differisce dall’idea di un cambio di regime dall’interno, capeggiato dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) una coalizione di gruppi dissidenti. Il CNRI è il più abile a guidare una vasta coalizione di organizzazioni dell’opposizione che rifiutano il potere religioso in Iran ed è disposto ad appoggiare un cambio di regime dall’interno.

E poi “c’è un nuovo sceriffo in città”, il Presidente Trump. Lui è un uomo d’affari. Per Trump, fare accordi sia con gli amici che con gli avversari è importante. Se gli europei sono dubbiosi sulla direzione delle sue politiche, è bene che lo sceriffo li tenga nel dubbio.

Detto questo, concludere accordi rientra nel contesto dei principi-chiave.

Il conflitti che stiamo affrontando è: terrorismo islamico radicale e barbaro vs. civiltà, ad esempio stati e nazioni stabili, che rispettano gli standards tradizionali e universali in generale e regole occidentali in particolare. Il messaggio di Trump è stato espresso chiaramente nel suo discorso a Riyadh, il cui tema è “Buttateli fuori. Buttateli fuori dai vostri luoghi di preghiera”, ha detto Trump, “Buttateli fuori dalla vostra terra santa. Buttateli fuori da questa terra”.

La Resistenza Iraniana beneficia dell’allineamento con gli Stati Uniti, perché la Resistenza rientra nel campo degli stati civilizzati e non ha mai commesso atti di barbarie. Quindi, è più probabile che Trump si avvicini agli oppositori iraniani pro-democrazia, nel corso del suo riesame della politica sull’Iran, che il Presidente Obama. Egli ha ritenuto l’accordo sul nucleare con Teheran troppo importante per metterlo in pericolo aprendosi alla resistenza.

Dopo la conferenza del 1° Luglio a Parigi, al quale ho partecipato come esperto per condurre interviste, Fox News ha riportato  il giorno dopo che il presidente dovrebbe sfidare il regime segnalando la sua disponibilità a guardare gentilmente alla resistenza: “L’amministrazione Trump sta potenzialmente considerando … una strategia per cercare di abbattere il regime”.

Ma il CNRI non ha bisogno che le forze statunitensi cambino il regime, ma solo del sostegno politico ed economico per provocare un cambio di regime dall’interno. Anche senza spingersi fino alla caduta del regime, Trump può aumentare la sua influenza contro gli ayatollah appoggiando la resistenza, condizionata al suo continuo rifiuto delle tattiche terroristiche.

Riguardo ai missili, per esempio, i critici hanno sperato invano che l’accordo sul nucleare avrebbe posto limiti espliciti ai missili balistici. Ma il fardello è stato lasciato all’ONU, invece che alle parti coinvolte nell’accordo.

Il paragrafo 3 dell’allegato B della Risoluzione 2231 (del 2015) chiede all’Iran di non intraprendere alcuna attività relativa ai missili balistici in grado di trasportare armi nucleari, compresi i lanci che utilizzano la tecnologia dei missili balistici. Dato che l’accordo sul nucleare non ha fatto nulla per affrontare tutta la serie degli sviluppi sui missili balistici iraniani, il linguaggio debole di questa risoluzione si è aggiunto al problema.

Prima dell’accordo sul nucleare del Luglio 2015, all’Iran era stato espressamente vietato dalle risoluzioni dell’ONU di lanciare missili balistici in grado di trasportare armi nucleari. La Eisoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza dice che il Consiglio “decide che l’Iran non dovrà intraprendere alcuna attività relativa ai missili balistici in grado di trasportare armi nucleari”. Il termine “decide” pone un preciso obbligo legale per tutti gli stati a rispettarlo.

Per ottenere l’approvazione di Teheran all’accordo sul nucleare, l’amministrazione Obama ha, in maniera poco saggia, garantito all’Iran una certa flessibilità per i tests su missili balistici. La Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza ha certificato l’accordo sul nucleare, sostituendo il divieto con un linguaggio più debole: “All’Iran viene richiesto di non intraprendere alcuna attività relativa ai missili balistici progettati per essere in grado di trasportare armi nucleari”. I vuoti presenti dal lato della tecnologia missilistica dell’equazione dell’accordo sul nucleare verranno colmati. Dal lato delle sanzioni ci dovrà essere il divieto di alleggerimento nel caso in cui l’Iran continuasse a partecipare alla sponsorizzazione del terrorismo di stato e alle violazioni dei diritti umani.

Se non verrà rimandato, il riesame della politica sull’Iran e l’anniversario dell’accordo sul nucleare iraniano coincideranno il prossimo sabato. I diplomatici europei dicono che un periodo di riesame troppo lungo potrebbe ostacolare l’efficacia dell’accordo sul nucleare. Ma il Presidente Trump, uomo d’affari consumato, accoglie il loro disagio e approfitta della loro cautela sui i suoi prossimi passi.

 

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