martedì, Dicembre 6, 2022
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Dopo i tre bagni di sangue ai danni dell’opposizione iraniano in Iraq, la questione urgente della sicurezza non può essere aggirata con la sola ammissione di 210 persone in Albania

ed una serie di dichiarazioni speranzose mentre gli impegni rimangono insoddisfatti

La Resistenza Iraniana esprime la sua gratitudine al Governo Albanese per aver accettato 210 residenti di Liberty. La Resistenza aveva fornito ai funzionari dell’UNHCR e degli Stati Uniti una prima lista di pazienti e di altri che necessitano velocemente di una sistemazione, in diverse occasioni sin dal Dicembre 2012. Inoltre i colloqui e il processo di Determinazione dello Status di Rifugiato (DST/RSD) per  2000 residenti è stato completato e già da un anno questi potevano essere trasferiti immediatamente negli Stati Uniti.
Tuttavia, dopo tre bagni di sangue di residenti indifesi, la questione vitale della sicurezza di tutta la popolazione di Liberty non può essere calpestata, aggirata o nascosta dietro le misure umanitarie del Governo Albanese e l’accoglienza di 210 residenti, questione già da un anno oggetto di discussione. Tutta una serie di dichiarazioni, manifestazioni di speranza ed impegni non rispettati riguardanti persone protette secondo la Quarta Convenzione di Ginevra e rifugiati riconosciuti come soggetti beneficiari dalle leggi internazionali, non risolveranno la vitale questione della sicurezza.
La sicurezza non è qualcosa sulla quale si può cedere o una palla che si può passare alla “leadership del MEK”.
I residenti di Ashraf, con un trasferimento coatto e continui inganni da parte di Martin Kobler, sono stati mandati in un posto che è peggio di Guantanamo. Un posto che va oltre la prigione perché è un campo di sterminio.
Dopo la firma del MoU tra Kobler e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del governo iracheno nel Dicembre 2011, senza la conoscenza e né il consenso dei residenti (circostanza che il Segretario Generale aveva precedentemente sottolineato e che è una palese violazione della Convenzione di Vienna) il Dipartimento di Stato  americano, vari organismi dell’ONU e dell’UE, presumendo che la sicurezza dei residenti a Liberty sarebbe stata garantita, avevano rilasciato diverse dichiarazioni incoraggiando i residenti di Ashraf a trasferirsi a Liberty.
Camp Liberty doveva essere una stazione di transito temporaneo per un paio di settimane o un paio di mesi al massimo. Ai residenti non è stato permesso di portare con sé i loro beni mobili, né di vendere quelli immobili. Non solo ai rappresentanti dei residenti, ma neanche a politici, generali e funzionari americani è stato consentito di visitare Liberty, del quale si disse inizialmente che era 40 kilometri quadrati, prima del trasferimento dei residenti.
Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, in due occasioni ha descritto Liberty come una prigione. L’UNHCR in un suo documento datato 19 Gennaio 2012, ha sottolineato che questo sito era privo dei minimi standards umanitari. Il governo iracheno non mai prestato alcuna attenzione ai cinque richiami dell’Alto Commissario Guterres a consentire la libertà di circolazione ed aprire i cancelli di Liberty. In più, l’area di Liberty è stata ridotta a mezzo kilometro quadrato (80 volte più piccolo di Ashraf) e 3100 residenti sono stati ammassati in containers fatiscenti senza alcuna protezione. Nonostante le proteste dei residenti, 17.500 muri a T che proteggevano i containers durante la permaneza delle forze statunitensi al campo, sono stati velocemente ed intenzionalmente rimossi dal governo iracheno per causare molte più vittime nei futuri attacchi in programma. I residenti vengono ancora privati dei giubbotti e degli elmetti protettivi contro le schegge di granata che avevano ad Ashraf grazie ad un accordo ufficiale scritto con le forze americane e, contrariamente a quanto stabilito dal MoU, gli viene persino proibito di realizzare qualunque costruzione e di piantare alberi alti più di 1,5 m. L’ambiente inquinato e le condizioni estremamante malsane di Liberty, dovute al sistema fognario danneggiato e allo sversamento delle cisterne dei liquami, la diffusione di malattie contagiose, il blocco e l’emergenza sanitaria, hanno a tutt’oggi portato alla morte di 5 residenti, oltre agli  8 residenti uccisi e ai 100 feriti nell’attacco missilistico del 9 Febbraio. C’è ormai una diffusa e totale convinzione, basata su amare e sanguinose esperienze, sul fatto che Martin Kobler con le sue misure ingannevoli, le sue bugie e dissimulazioni, stia facilitando i crimini contro l’umanità e gli obbiettivi del fascismo religioso al potere in Iran riguardo alla sua opposizione. Questo è un marchio infamante nella storia delle Nazioni Unite e perciò Kobler deve essere sostituito da una figura imparziale.

1. La prima soluzione, nonché la preferita, è che il Governo degli Stati Uniti, il quale ha sottoscritto un accordo con ogni singolo residente in cambio della consegna delle armi e si è assunto la responsabilità della loro protezione fino alla sistemazione finale, trasferisca 3200 persone (a loro spese) negli Stati Uniti, anche su base temporanea ed in vista di un loro conseguente trasferimento.

2. Altrimenti, il luogo in cui i residenti possono godere di maggior sicurezza è Ashraf. Come suggerito dall’Alto Commissario Guterres nel suo comunicato del 1° Marzo 2013, gli U.S.A., l’UE e l’ONU avevano maggiormente appoggiato questa opzione. Secondo il “Manuale dell’UNHCR sulla Sicurezza dei Soggetti Beneficiari”, “Se il governo ospitante non è in grado o disposto a fornire una protezione adeguata e non può garantire la sicurezza ed il benessere dei soggetti beneficiari, considerare i vantaggi di trasferire la popolazione del campo o dell’insediamento.” E’ chiaro che i colloqui ed i trasferimenti potranno continuare ad Ashraf.
Sulla questione del ritorno ad Ashraf, c’è un ampio consenso negli Stati Uniti e in Europa, come espresso nella Risoluzione 89 proposta alla Camera dei Rappresentanti statunitense, nella lettera dei leaders politici del Parlamento Europeo al Presidente dell’UE, nelle dichiarazioni di leaders religiosi di Europa e Stati Uniti, nelle dichiarazioni di oltre 5000 membri dei parlamenti di varie nazioni di tutto il mondo ed in una lettera dei membri del Parlamento Iracheno all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e ai funzionari statunitensi.

3. Un comunicato stampa emesso dal portavoce del Dipartimento di Stato U.S.A. dice: “Riteniamo che la sistemazione permanente degli ex-residenti di Ashraf fuori dall’Iraq sia l’unica soluzione sostenibile”. E questo mentre gli agenti del regime iraniano a Baghdad parlano apertamente di prepararsi al prossimo attacco su Liberty e l’Ambasciata U.S.A. a Baghdad abbia ribadito l’11 Febbraio 2013 che attacchi simili a quello del 9 Febbraio a Liberty “possono avvenire in qualunque momento”.  Dall’altro lato, le Guardie Rivoluzionarie del regime iraniano (IRGC) hanno minacciato dicendo che “…l’Albania dovrebbe essere consapevole …. delle pericolose conseguenze della sua offerta ed imparare dall’esperienza di altri paesi che hanno appoggiato il MEK in passato.” (Agenzia di Stampa FARS, IRGC – 18 Marzo 2013)
In tali condizioni, come si può convicere i residenti ad andare avanti in questo trend sanguinoso senza garantirne la sicurezza, a meno che gli Stati Uniti non specifichino una data ed una tabella di marcia precisa per la partenza degli ultimi residenti dall’Iraq e se ne facciano garanti.
Il portavoce del Dipartimento di Stato americano aveva annunciato il 29 Agosto 2012: “Gli Stati Uniti ribadiscono anche il loro impegno a salvaguardare la sicurezza e l’incolumità dei residenti durante tutto il processo di trasferimento fuori dall’Iraq.”

4. Le legittime e urgenti richieste dei residenti di Liberty per salvare le loro vite dopo l’attacco missilistico, che il governo iracheno ha ignorato nei 40 giorni passati o alle quali si è nettamente opposto sono le seguenti:

– Ricollocazione dei 17.500 muri a T nella precedente posizione.
– Trasferimento da Ashraf a Liberty di giubbotti ed  elmetti protettivi.
– Trasferimento delle attrezzature mediche da Ashraf a Liberty necessarie a causa della mancanza delle forniture essenziali per salvare le vite dei pazienti e dei residenti feriti.
– Che ai residenti venga immediatamente concesso di avviare progetti per costruzioni a Liberty.
– L’ampliamento dell’attuale area di Liberty a 2,5 km quadrati, come Martin Kobler aveva garantito nel suo incontro del 26 Dicembre 2011 con Maryam Rajavi a Parigi dopo aver sentito Baghdad. Lo scopo è impedire la concentrazione di tutta la popolazione in un’area molto piccola e vulnerabile agli attacchi futuri fino a che i residenti resteranno a Camp Liberty e non venga trovata una soluzione.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
19 Marzo 2013

 

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