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Alla vigilia della seduta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sull’Iraq, Kobler sta sfruttando le buone intenzioni del Governo dell’Albania per nascondere un crimine contro l’umanità

esercitare maggiore pressione sui residenti e distogliere l’attenzione dalla pressante ed urgente questione della sicurezza a Camp Liberty
Per quanto riguarda l’Albania, la Resistenza Iraniana aspetta da quattro mesi il trasferimento di quegli individui i cui nomi sono stati ripetutamente forniti all’UNHCR e agli U.S.A
Oggi, 17 Marzo, Martin Kobler in una lettera a Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, con un atteggiamento opportunistico ha cercato di attribuirsi l’atto umanitario del Primo Ministro dell’Albania per l’accoglienza di 210 residenti di Camp Liberty in Albania, come una sua personale conquista ed ha cercato di sfruttare il gesto del Primo Ministro albanese per nascondere il crimine contro l’umanità a Liberty del quale Kobler è stato facilitatore. Inoltre, dipingendo la situazione come se fosse normale, sta esercitando maggiore pressione sui residenti per far sì che dimentichino l’urgente questione della sicurezza comune a Liberty, minacciata da tutte le direzioni. A questo scopo, Kobler ha sfacciatamente scritto a Maryam Rajavi di “ordinare” ai residenti di Liberty di riprendere le interviste a partire da domenica.
A seguito del martirio dell’ottavo residente di Liberty il 13 Marzo, dovuto alle ferite riportate nell’attacco missilistico del 9 Febbraio, oltre 3000 residenti con una lettera congiunta indirizzata al Segretario Generale dell’ONU,  il 16 Marzo hanno scritto: “Trentacinque giorni dopo l’attacco missilistico a Camp Liberty e mentre le minacce di futuri attacchi a Liberty da parte del regime iraniano, dei suoi agenti e mercenari in Iraq continuano, il governo iracheno boicotta le minime misure protettive nel campo. Non ha permesso l’installazione di un singolo muro a T nel campo e allo stesso modo, impedisce il trasferimento dei nostri giubbotti ed elmetti di protezione da Ashraf.
Contemporaneamente all’arrivo dei residenti a Camp Liberty a Febbraio 2012 e nelle settimane seguenti, le forze irachene hanno impiegato diverse gru, facendole  lavorare  24 ore su 24,  per rimuovere velocemente 17.500 muri a T da Camp Liberty, a dispetto delle proteste dei residenti lasciando perciò, intenzionalmente, i containers vulnerabili a qualunque attacco.
Non c’è alcun dubbio che lo scopo del regime iraniano e del GOI, sia quello di infliggerci ulteriori perdite nei prossimi attacchi. Il Generale James Jones, ex-Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Obama, ha ribadito che la situazione a Camp Liberty è peggiore di quella della prigione di Guantanamo. (CNN – 11 Marzo 2013)
Più di un mese dopo l’attacco missilistico, abbiamo più volte ripetuto che la nostro problema più urgente è l’immediata garanzia di sicurezza. Continuare con le interviste a Liberty e con il lentissimo metodo di ricollocazione, in linea con la volontà del regime iraniano, non è la soluzione alla questione vitale della nostra sicurezza comune e qualunque coscienza onesta concorderebbe sul fatto che ciò in pratica aumenta i pericoli per la grande maggioranza che rimarrà a Liberty per un lungo periodo. Si nasconde la verità e si dipinge questa immagine falsa come se tutto fosse normale e le questioni  venissero affrontate nel giusto modo. Nessuno di noi accetta questo atteggiamento disonorevole che lascia le vite degli altri in pericolo.
La nostra sicurezza può essere immediatamente garantita dal rapido trasferimento di tutti noi negli Stati Uniti, anche se temporaneamente. Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo con ciascuno di noi e, in cambio delle nostre armi, si sono presi la responsabilità della nostra protezione fino alla nostra sitemazione finale. Nel suo comunicato del 29 Agosto 2012 il Dipartimento di Stato americano ha ribadito l’impegno del Governo degli Stati Uniti riguardo ‘alla sicurezza e all’incolumità dei residenti durante tutto il processo per la loro risistemazione fuori dall’Iraq.’
Altrimenti, l’unica soluzione è il nostro immediato ritorno ad Ashraf che è relativamente più sicuro dato che è 80 volte più grande di Liberty, con costruzioni circondate da trincee e bunkers attrezzati realizzati da noi stessi. L’ambiente inquinato e le condizioni assolutamente malsane di Liberty, causate da un sistema fognario inefficiente e dallo sversamento delle cisterne per i liquami, il diffondersi di malattie infettive, la crisi e il blocco sanitario, raddoppiano la necessità di trasferire i residenti ad Ashraf. Il processo per la Determinazione dello Status di Rifugiati ed il trasferimento in paesi terzi, che è stato coperto di sangue ed è divenuto impossibile a Liberty, potrà continuare ad Ashraf.
La Resistenza Iraniana ieri, nell’esprimere la sua gratitudine per il gesto umanitario del Governo dell’Albania e del Primo Ministro Berisha, ha sottolineato che l’accoglienza di 210 residenti di Liberty da parte del Governo dell’Albania non è nulla di nuovo, anche se Kobler sta cercando di dipingerlo come un suo miracolo. Questo è un accordo che era stato stabilito durante la visita dell’ex-Segretario di Stato americano Hillary Clinton a Tirana a Novembre 2012. A questo proposito, l’Ambasciatore Dan Fried il 22 Novembre 2012, aveva scritto al rappresentante dei residenti di Ashraf e Liberty: “Come avrà saputo, il Governo dell’Albania ha confermato in privato di essere pronto ad accettare il trasferimento di 210 ex-residenti di Ashraf. L’UNHCR sta ora preparando le referenze per il Governo dell’Albania e si metterà in contatto con i leaders di Camp Liberty per discutere il tutto.
Io spero e mi aspetto, che i leaders di Camp Liberty e la vostra stessa leadership accoglierà con favore questa notizia e che collaborerete pienamente con l’UNHCR per portare a termine questo importante trasferimento. Esorto voi e tutto il MEK a non rendere pubblica questa offerta, ma a lavorare discretamente con l’UNHCR per aiutare la vostra gente a lasciare l’Iraq in tutta sicurezza per un futuro migliore. La collaborazione del MEK per far sì che gli sforzi per portare a buon fine questo trasferimento in Albania siano un successo, incoraggerà gli altri governi a muoversi più velocemente nell’accettare il trasferimento degli ex-residenti di Ashraf.”

A seguito della disponibilità del Governo dell’Albania ad accogliere 210 residenti di Liberty, i rappresentanti dei residenti e la Resistenza Iraniana  si sono recati a Tirana, l’8 Gennaio 2013, chiedendo che molti più residenti venissero accettati e fornendo assicurazione scritta al Governo dell’Albania che essi stessi si sarebbero accollati tutti i costi di tutte le persone sul trasferimento delle quali si sarebbero vicendevolmente accordati.

Hanno anche fornito al Primo Ministro Berisha la lista di tutti gli individui che la resistenza vorrebbe venissero trasferiti velocemente. Questa lista è stata ripetutamente spedita all’UNHCR e alle autorità statunitensi sin dal Dicembre 2012. Oltre 2000 residenti di Liberty sono stati intervistati diverse volte ed il loro processo di Determinazione dello Status di Rifugiato (DSR/RSD) è stato completato.

Come ha scritto Struan Stevenson, Presidente dell Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq, al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon il 28 Febbraio, per risolvere l’immediata questione della sicurezza: “Ci sono solo due soluzioni concepibili:  o tutti i residenti, senza alcuna eccezione, verranno trasferiti temporaneamente in un luogo degli Stati Uniti o dell’Europa, o verranno riportati a Campo Ashraf così potranno essere risistemati da lì.
Ci sono due elementi principali da considerare in entrambe le soluzioni. Primo, come già detto, è che ciascuna soluzione dovrà riguardare tutti, senza alcuna eccezione. Secondo, l’urgenza della questione, dato che non potremo perdere altro tempo in chiacchiere inutili e continuare con le procedure del passato dando così l’opportunità che si verifichi la prossima catastrofe.”

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
17 Marzo 2013

 

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