domenica, Novembre 27, 2022
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Discorso della presidente Maryam Rajavi nel più grande raduno di esuli iraniani all’estero – Villepinte

La giustizia prevale – Protezione per Ashraf
 
In nome di Dio,
In nome dell’Iran,
In nome della Libertà,
In nome delle insurrezioni e delle rivoluzioni democratiche in tutto il mondo islamico, in tutto il Medio Oriente e nel Nord Africa,
In nome dei 120.000 martiri, eroi ed eroine caduti nel 30° anniversario del 20 giugno 1981, quando la resistenza contro la tirannia ebbe inizio. In nome di Moussa Khiabani, di Ashraf Rajavi, di Sedigheh Mojaveri, di Neda Hassani, di Asiyeh Rakhshani, di Saba Haftbaradaran, di Saeed Chavoshi, di Hanif Kafaii e di Mansour Hajian, dei 36 martiri del massacro dell’8 aprile ad Ashraf.
In nome di Ashraf, città della resistenza, dell’onore e della speranza,  luce e  guida nella lotta del popolo iraniano per rovesciare la dittatura religiosa al potere in Iran,
E in nome della giustizia, che alla fine ha prevalso otto anni dopo il 17 Giugno 2003.

Cari Compatrioti,
 
Valorosi amici e sostenitori della Resistenza Iraniana,
sono trascorsi 71 anni dal giorno in cui  il generale Charles de Gaulle, leader della Resistenza francese, annunciò l’inizio della resistenza contro il nazismo, mentre era in esilio. La sua voce risuona ancora oggi: “Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza non deve essere e non sarà estinta”.

Infatti, la Resistenza non si spegnerà ed è tesa a realizzare l’ideale della libertà.

Quindi, rendiamo onore alle donne ed agli uomini della rivolta in Iran, rendiamo omaggio agli attivisti della Resistenza sia all’interno che all’esterno dell’Iran, specialmente a quelli che stanno protestando a Washington DC, ed a Ginevra mese dopo mese in difesa di Ashraf e della libertà del popolo iraniano.
 
Rendiamo omaggio anche ai prigionieri politici in Iran.
E che rappresentano i coraggiosi prigionieri, la mia cara sorella Mahin Saremi è qui con noi oggi.
E’ stata più volte arrestata dal 20 giugno 1981, e condannata a 10 anni di prigione dopo il suo l’ultimo arresto. Ma lei è riuscita a scappare dai seguaci dei mullah. Rendiamo onore al suo coraggio e un omaggio a tutti i prigionieri politici.

Onoriamo la memoria di suo marito, il  martire Ali Saremi, il più importante prigioniero politico in Iran, che ha trascorso 24 anni in carcere.
Onore a tutti i martiri, a tutti coloro i quali sono stati incarcerati, alle loro madri coraggiose e alle loro famiglie.
Onore  alle famiglie di tutti i martiri e dei prigionieri per il loro ruolo coraggioso nelle rivolte.

Cari Compatrioti,

Mi congratulo con voi in occasione del  30° anniversario della resistenza, la resistenza più grande e  duratura nella storia della nostra nazione.
Questo è davvero un motivo di onore e di orgoglio per tutti gli Iraniani.

Citando le parole del Leader della Resistenza Massud Rajavi,

– E’  dimostrato che una vipera non darà mai vita ad una colomba, il che significa che questo regime non può essere riformato.

– E’ dimostrato che il concetto di moderazione all’interno del regime del velayat-e faqih [potere assoluto clericale] è semplicemente un mito..

– E’ dimostrato che non si può trovare alcuna alternativa all’interno della dittatura religiosa al potere.

– E’  dimostrato che questo regime è privo di qualsiasi legittimazione sociale, storica e politica, che è profondamente estraneo alla sovranità popolare e al voto.

– E’ dimostrato che questo regime è demagogico e disumano, che non può rimanere al potere senza commettere torture, esecuzioni ed impiccagioni, senza guerra e senza  esportare  crisi e  terrorismo.

– E’  dimostrato che supplicare il  regime per ottenere benefici, una pacificazione o una conciliazione, che l’etichetta terroristica, i bombardamenti  e dossier realizzati contro i suoi oppositori più severi hanno agito come leva per anticipare l’ondata di cambiamento e la caduta del regime.
 
– Ed è stato dimostrato che, mentre la politica di accondiscendenza ha prolungato il dominio del regime per due decenni, ora non riesce più a fornirgli  legittimità e stabilità
 
Infatti, le false speranze sono svanite e sono  la storia iraniana, la società e la Resistenza, che dicono  “NO” alla pacificazione, “NO” alla sottomissione alla costituzione del velayat-e faqih, e “NO” al  totalitarismo religioso.

Al contrario, noi diciamo “SI” alla libertà, alla democrazia e all’uguaglianza, “SI” alla separazione tra stato e chiesa.
E ora si può vedere vacillare il regime.

Con un ciclo senza fine di eliminazione delle  fazioni opposte e chiudendo sempre le sue fila, il regime si divora al suo interno, come in passato:
 – Il successore designato di Khomeini fu epurato [1988],
– Il suo primo ministro per otto anni è agli arresti domiciliari,
– Il pilastro principale del governo di Khomeini, [Ali Akbar] Hashemi Rafsanjani è stato umiliato e rimosso dalla guida dell’Assemblea degli Esperti, alla fine del 2010, e ora una viziosa lotta di potere è scoppiata tra Khamenei e Ahmadinejad.

Attraverso una successione di colpi, la Guida Suprema ha tentato di frenare il suo protetto, il presidente Ahmadinejad,  non  più soddisfatto di avere un ruolo limitato.
Ma facendo questo, Khamenei colpisce in realtà se stesso e di conseguenza tutto il regime alla base.
Tutto questo è derivato dal malcontento e dalla crisi per le strade, i cui effetti sono stati l’agitazione del regime ai vertici.

E’ la scossa finale prima della caduta  del regime.
Quindi cerchiamo di dire loro di continuare a tremare e di aver ancora più paura perché la nostra nazione non vede l’ora di rovesciarvi.
Guardate i giovani che hanno creato la rivolta. Guardate questo anelito della folla entusiasta per la libertà.
Tutti sono pronti sempre presenti per spazzare via questo regime e tutti i suoi scellerati dai quattro angoli della nostra nazione.

Infatti, voi siete pronti e le rivoluzioni democratiche del Medio Oriente sono venute in vostro aiuto.
Il regime siriano, l’alleato strategico più importante dei mullah, è sull’orlo del collasso.
Le alleanze del regime in tutta la regione si stanno disintegrando.
Dall’Afghanistan all’Iraq alla Siria, ovunque, i popoli stanno chiedendo l’espulsione del regime iraniano dai loro paesi.

Il regime dei mullah è in bancarotta. Le Sanzioni internazionali gli stanno sempre più togliendo il respiro.
E il progetto di eliminare i sussidi, il più grande progetto economico del regime negli ultimi 30 anni, è nel pantano della sconfitta.
Il risultato netto di questa situazione è che Khamenei e Ahmadinejad sono ai ferri corti.

Otto anni fa, nel tentativo di erigere una linea di difesa contro la Resistenza e le rivolte popolari, Khamenei ha avviato l’ultra-reazionario progetto di colonialismo, dando ad Ahmadinejad l’incarico di eseguire questo piano.
 
Questa iniziativa, che il regime ha cercato di utilizzare per uscire dall’impasse ricorrendo all’ avventura  internazionale e mettendo a tacere le sue guardie rivoluzionarie e i Bassiji, ora ha fallito.

Infatti, il falso concetto di moderazione non è riuscito e  l’idea fascista di colonialismo  si è arenata.
Al contrario, si sta delineando chiaramente l’alternativa democratica al regime dei mullah, con buone prospettive di vittoria.

Quindi  diciamo ai mullah che non avranno alcuna prospettiva e troveranno solo avversione!
Il giorno della resa dei conti è arrivato. E’ arrivata la vostra fine.

Ascoltate i canti della primavera araba: Il popolo domanda il rovesciamento del regime al potere.
Anzi, diciamo ai mullah al potere: non potete sfuggire al destino inevitabile di essere rovesciati.
Infatti, il popolo iraniano cerca anche il rovesciamento del velayat-e faqih nella sua interezza e farà in modo che ciò avvenga.

Cari Compatrioti,

L’attacco dell’8 aprile contro Campo Ashraf è stato un tentativo da parte del regime di contenere la forza crescente della libertà nella società iraniana, soprattutto dopo la ripresa dei moti nel febbraio 2011.

Il 28 luglio e il 29, 2009, otto settimane dopo l’inizio delle rivolte in Iran, la Guida Suprema ha avuto disperatamente bisogno di attaccare Ashraf per preservare gli equilibri interni di potere. La sopravvivenza del regime è direttamente correlata alla distruzione della sua opposizione.
 
Questa realtà si è ripetuta molte volte negli ultimi 30 anni. E ora le tempeste del fuoco politico nella regione hanno aggravato la crisi e scosso il regime dalle fondamenta.

Per questo motivo le colonne corazzate hanno attaccato Ashraf per distruggerla completamente.
Ma i combattenti della libertà dell’Iran, anche se a mani vuote, hanno combattuto opponendo una resistenza senza precedenti alle colonne corazzate e neutralizzato il piano per massacrare gli abitanti e distruggere Ashraf.

I vostri nemici hanno cercato di distruggere Ashraf. Ma Ashraf è stato ora riconosciuta in tutto il mondo come la fiamma ardente della resistenza per realizzare la libertà del popolo iraniano.

Volevano spegnere quel fuoco. Ma Ashraf ha acceso un fuoco nel cuore e nella mente di milioni di iraniani che non potrà mai essere estinto.
Questo è l’onore del popolo iraniano, l’apice di dieci anni di perseveranza di Ashraf.

Onore  a questa generazione, incarnazione dell’incrollabile fermezza e dell’opposizione alla resa e alla sottomissione.
E onore ad un leader e ad un mentore che ha insegnato a questa generazione come resistere, nutrendola con valori quali la pietà, l’onestà e umiltà. Questa generazione è il vero tesoro del popolo iraniano nella sua lotta per raggiungere la libertà.
Onore a Massoud Rajavi, leader e mentore di questa generazione.
 
Cari amici,

L’assalto di Ashraf ha anche portato alla luce una realtà importante: la necessità di proteggere i residenti di Ashraf come un dovere e una responsabilità nazionale e internazionale.
 
La comunità mondiale, in particolare le Nazioni Unite e gli Stati Uniti, sono responsabili della protezione e della sicurezza dei residenti di Campo Ashraf.

E diciamo loro che non hanno il diritto di invocare la sovranità irachena per giustificare la loro inazione di fronte ai crimini contro l’umanità e ai crimini di guerra. Questo viola palesemente gli obblighi internazionali.

Cento giorni fa, il Parlamento europeo ha dichiarato che il concetto di sovranità e le leggi nazionali non possono ignorare la necessità di prevenire violazioni dei diritti umani. Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Libia hanno obbligato le forze delle Nazioni Unite ei suoi Stati membri a proteggere i cittadini e residenti disarmati di fronte alla violenza.

L’invocazione alla sovranità irachena come scusa per attaccare Ashraf è stata sonoramente respinta dai leader nazionalisti iracheni.

Nella sua lettera a Nouri Al-Maliki, il Dr. Iyad Allawi ha fatto riferimento alle richieste del regime iraniano di attaccare Ashraf. “Dobbiamo affrontare questa delicata questione in conformità con il prestigio, l’onore e la dignità del popolo iracheno e non sulla base dei capricci di questo o quel partito”, ha scritto.
Allawi ha aggiunto: “La mia lettera a Lei sui Mojahedin-e Khalq è radicata nel cuore della cultura civile irachena e nei valori progressisti del nostro popolo, della nostra religione e delle norme internazionali di cui l’Iraq è parte.”
Il leader Al-Iraqiya, che ha chiesto l’impeachment di Maliki la settimana scorsa, ha parlato in termini chiari al popolo iracheno di un nuovo dittatore di quel paese: “Il regime iraniano ha aiutato Maliki a diventare primo ministro … Ha imprigionato persone innocenti e ha portato la corruzione e violazioni dei diritti umani a nuovi apici  … Essi stanno saccheggiando, depredando, incendiando e spargendo sangue. Ovunque vadano, distruggono. “

Infatti, l’attacco Ashraf non aveva niente a che fare con la sovranità nazionale dell’Iraq. Il massacro è stato programmato nell’ufficio di Khamenei e aveva lo scopo di difendere la regola del velayat-e faqih [in Iran]. E’ stato un attacco al pilastro della libertà del popolo iraniano.
 
Onore  ai cittadini  di Ashraf che hanno issato la bandiera della resistenza di fronte al male del fascismo religioso.

Voglio sottolineare come la proposta europea abbia ribadito che l’assedio di Ashraf deve finire immediatamente. Le forze armate devono ritirarsi dal campo e un’indagine imparziale sul massacro dell’8 aprile deve iniziare immediatamente.

Qual è la ragione per impedire alle delegazioni internazionali di entrare ad Ashraf?
Perché si impedisce alla delegazione del Parlamento europeo di visitare Ashraf?
Perché si impedisce alla delegazione del Congresso degli Stati Uniti di visitare Ashraf?
Perché non si consente alle flotte arabe di andare ad Ashraf?
Che cosa avete da nascondere che non sia un grave crimine contro l’umanità e un crimine di guerra?

Un crimine contro la comunità internazionale come sottolineato  dalla sentenza del giudice in Spagna.
Così, fino alla risoluzione finale di questa questione, è doppiamente importante che le Nazioni Unite assumano la protezione di Ashraf e che osservatori delle Nazioni Unite siano di stanza nel Campo.
Chiediamo che gli USA e l’UE forniscano protezione e  controllino la situazione.
Questa è la richiesta meno costosa e  più urgente per proteggere la vita dei Mojahedin a Campo Ashraf.

La maggioranza al Senato e all’Assemblea Nazionale francese e 5.500 sindaci francesi hanno annunciato il loro sostegno in questo senso. Anche i legislatori e i rappresentanti eletti in 40 Paesi dei cinque continenti hanno reso nota la propria posizione.
 
Questa è l’affermazione più chiara che la lotta del popolo iraniano e dei suoi coraggiosi figli è giusta.
Il popolo siriano ha tutto il diritto di chiedere che i veicoli blindati e le armi pesanti di Bashar Assad siano rimossi dai loro quartieri residenziali.
Il popolo libico ha tutto il diritto di dire che gli spari sui civili da parte delle forze di Gheddafi debbano essere fermato.
E i residenti di Ashraf hanno tutto il diritto di dire che le canne dei fucili debbano essere allontanate dalla loro templi.

Devo anche sottolineare che gli Stati Uniti hanno la responsabilità  di consegnare la protezione di Ashraf al governo  iracheno, la cui intenzione di reprimere i residenti è  chiara.
 
Allo stesso modo, gli Stati Uniti hanno la responsabilità  di bloccare la strada al cambiamento in Iran bloccando la forza principale di cambiamento con una etichetta ingiustificata.

Mi appello agli Stati Uniti affinchè rispettino la decisione della loro Corte e rispondano alla chiamata da parte dei membri del Congresso e degli ex alti funzionari del governo americano, che non accordano alcuna credibilità all’etichetta terroristica. Di conseguenza, chiediamo agli Stati Uniti di eliminare questa scandalosa etichetta e di abbandonare la politica fallimentare di impegno con il banchiere centrale del terrorismo. Ciò consentirebbe anche di servire gli interessi del popolo americano.

Infatti, il diritto del popolo iraniano di abbattere questa brutale dittatura non deve essere calpestato più di quanto non lo sia già.

Vi ricordo le parole di Abraham Lincoln, che disse: “Il governo, con le sue istituzioni, appartiene al popolo che lo abita. Ogni volta che si stanchi del governo esistente, può esercitare il suo diritto costituzionale di modifica dello stesso, o il suo diritto rivoluzionario di smembrarlo o rovesciarlo ».

Chiediamo agli Stati Uniti di eliminare questa etichetta screditata e di cambiare la politica che finora ha agito come una barriera per il raggiungimento della libertà del popolo iraniano.

Cari fratelli e sorelle,

La vostra perseveranza ha sconfitto la più grande cospirazione contro il movimento di resistenza.
Il dossier complice del raid del 17 giugno 2003, con centinaia di migliaia di pagine di accuse inventate e almeno 10.000 documenti fabbricati dal regime di Teheran, e che rappresentava una delle più grandi indagini nella storia di Francia, è crollato.

Mi congratulo per la vostra perseveranza che ha sconfitto la più grande cospirazione contro la Resistenza Iraniana.

Il vostro incontro di oggi, dunque, si svolge per celebrare la vittoria, siatene orgogliosi.

Per otto anni, hanno cospirato per bloccare il percorso di un incatenato movimento popolare di resistenza. Ma questa resistenza ha prevalso ed è stata vendicata.

In effetti, ora, nella sua eccezionale sentenza la magistratura francese ha attestato  la legittimità e la giustizia del popolo iraniano nel resistere  contro il fascismo religioso.

Questa sentenza è  fonte di orgoglio per tutti i francesi che hanno sostenuto la Resistenza, in particolare gli onorevoli e celebri avvocati, giuristi ed altre personalità.

Li saluto tutti, e li considero come la voce della coscienza della Francia e dell’Europa intera.
Quest’evoluzione rappresenta, allo stesso tempo, il collegamento più importante per il progresso e la vittoria della resistenza contro la campagna di demonizzazione.

Basti ricordare la valanga di disgustose accuse contro il movimento di resistenza:

Accuse come torturare e uccidere i  propri membri, nutrire il culto della personalità, essere una setta, ’uccidere centinaia di migliaia di curdi e sciiti iracheni, riciclare denaro, formare gruppi criminali, imprigionare giovani e donne contro la loro volontà, non godere di  popolarità all’interno dell’Iran, e la più importante e prevalente, l’accusa di terrorismo.

E ora quelli che avevano originariamente creato queste accuse sono sepolti sotto le loro macerie.
Infatti, qual era lo scopo di tutte queste calunnie?

Nel corso degli ultimi tre decenni, queste accuse hanno giustificato l’impiccagione e la tortura del popolo iraniano e della sua Resistenza.

Ma la vostro perseveranza come quella di Ashraf ha schiacciato questo velenoso assalto.
Siete stati  vittoriosi in decine di corti in Europa e negli Stati Uniti.

Avete distrutto le accuse e la proscrizione contro questo movimento nel Regno Unito, in Europa, in Francia e in 16 province in Germania.

E senza dubbio riuscirà a cancellare l’etichetta dei Mojahedin da parte del Dipartimento di Stato Americano.

Ora, è tempo di affrontare il dossier sui crimini dei mullah. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve riaprire questo dossier in modo che il popolo iraniano venga a sapere chi sta con lui e chi con i mullah sulla scena internazionale.
Il Consiglio di Sicurezza deve inviare il dossier dei mullah alla Corte Penale Internazionale a L’Aia.
Il popolo iraniano vuole un mandato di arresto emesso per Khamenei e che diventi realtà.

Cari Compatrioti,

L’età del progresso e della vittoria di rivoluzioni democratiche albeggia.
Appartiene a tutte le donne,
Appartiene ai giovani,
E ‘ l’era della rivolta e di potenziare della lotta,
Appartiene a studenti, ai lavoratori ed ai docenti,
E per gli iraniani oppressi in Kurdistan, in Baluchistan, in Khuzestan e in tutto l’Iran,
Anzi, è tempo di porre fine alla dittatura religiosa.
Possiamo e dobbiamo portare la vittoria alla Resistenza ed alla rivolta per la libertà.
I mullah stannno intraprendendo  una folle corsa per ottenere armi nucleari per la loro sopravvivenza.

I nostri sforzi tesi a creare una società prospera ci inducono ad appoggiarci ad un potere un milione di volte più forte di noi: Il potere della libera scelta, di svolgere attivamente il proprio ruolo assumendo ciascuno le proprie responsabilità, ciascun cittadino iraniano, in particolare donne e giovani.

Il nostro obiettivo è quello di stabilire una repubblica libera e democratica basata sulla separazione tra Chiesa e Stato, parità di genere e con particolare attenzione alla partecipazione paritaria delle donne nella leadership politica. Vogliamo un Iran non nucleare.

Il  nostro programma potrebbe essere riassunoa in tre parole: Libertà, Uguaglianza e supremazia della volontà dei cittadini.
Questo è stato il nostro ideale fin dall’inizio.

Non stiamo combattendo e facendo sacrifici per essere in grado di prendere il potere.
Non abbiamo ancora considerato la divisione dei poteri e la capacità di governo.
Il nostro più grande obiettivo è l’istituzione della sovranità popolare e della democrazia.

Secondo l’insegnamento di  Massoud Rajavi, saremmo felici di rimanere all’opposizione e saremmo onorati di sacrificarci per dare al popolo iraniano la possibilità di scegliere liberamente.

Cari Compatrioti,

mi sono sempre chiesta se ci sarà una fine al dolore di milioni di donne e uomini iraniani, e se verrà un giorno in cui potranno godere di una vita senza paura e piena di felicità e libertà.

Voglio dare loro una risposta più forte possibile: Sì, io e tutti noi abbiamo accettato di sopportare tutte le difficoltà possibili al fine di mantenere viva questa speranza e di realizzare questa aspirazione. Abbiamo sacrificato tutto per vedere l’alba di quel mattino luminoso, e quella prospera, sicura e tranquilla vita per tutti gli Iraniani.

Siamo fiduciosi, nel nostro profondo, che la libertà prevarrà.

Il percorso di cambiamento e di rivoluzione, il percorso scelto dalla generazione della rivolta splende luminoso. E in virtù della sua gloriosa perseveranza, Ashraf si pone come la prova della vittoria.

Onore alla Libertà,
Onore ad Ashraf,
Ed onore al popolo iraniano.
18 giugno 2011

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