domenica, Novembre 27, 2022
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Dopo la risoluzione delle Nazioni Unite sui diritti umani, incontrare il ministro degli Esteri iraniano è come nutrire un coccodrillo

Mercoledì 16 dicembre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato formalmente una risoluzione che condanna le violazioni dei diritti umani in Iran, la 67a del suo genere. La mossa ha causato prevedibilmente una reazione del regime iraniano, con un portavoce del ministero degli Esteri che ha insistito sul fatto che la risoluzione non ha validità legale e tentato anche di rigirare i dettagli del voto per mascherare le atrocità del regime.
Questa posizione potrebbe essere descritta come pura ipocrisia articolata dal ministero degli Esteri del regime. Sebbene l’Iran sia tecnicamente un firmatario di più accordi internazionali sui diritti umani, i suoi dirigenti ignorano abitualmente i dettagli specifici di tali accordi sostenendo che i princìpi universali non sono validi se sono in conflitto con princìpi locali, ovvero le leggi disumane della Sharia. In base a tali “princìpi”, la detenzione, la tortura e l’esecuzione dei dissidenti diventano una pratica quotidiana usando l’accusa di “ostilità verso Dio”.
Quest’ultima accusa è stata applicata, ad esempio, a Ruhollah Zam, che è stato rapito da agenti iraniani durante un suo viaggio in Iraq, dopo essere vissuto per anni come rifugiato in Francia. Zam è stato impiccato il 12 dicembre dopo che la sua condanna era stata confermata dalla Corte suprema iraniana. L’esecuzione ha suscitato una diffusa protesta da parte di dirigenti europei e ha portato alla cancellazione del previsto Forum economico Europa-Iran.
La maggior parte dei governi occidentali sono stati coerenti nelle dichiarazioni pubbliche su questo argomento, anche se pochi hanno ritenuto opportuno agire di conseguenza con azioni concrete volte a spingere il regime iraniano ad adottare comportamenti più umani.
In altre parole, l’Occidente ha tipicamente accolto ciascuna delle 67 risoluzioni sui diritti umani in Iran come potenziale causa di vergogna per il regime iraniano. E ogni volta ha effettivamente ignorato il fatto che quel regime continuava a non mostrare alcuna vergogna. Mentre alcuni dei critici più seri dell’Iran sperano che l’esecuzione di Zam possa spingere alcuni politici occidentali a invertire questa tendenza, rimane ancora una questione aperta se essi prenderanno atto o risponderanno in modo appropriato alla negazione generalizzata da parte della magistratura e del ministero degli Esteri iraniani della legittimità della risoluzione delle Nazioni Unite.
Giovedì 17 dicembre un prigioniero di nome Shahab Javid è stato giustiziato nella prigione centrale di Qom, e sabato 19 due prigionieri baluci di nome Behnam e Scheib Rigi sono stati giustiziati a Zahedan, nel sud-est dell’Iran. Allo stesso tempo, è stato annunciato che i ministri degli Esteri degli Stati 4+1 avrebbero incontrato il ministro degli Esteri del regime Javad Zarif lunedì 21 dicembre. Lunedì 14, a causa dell’esecuzione di Zam, il Forum economico Europa-Iran è stato cancellato, ma subito dopo la risoluzione delle Nazioni Unite sui diritti umani e l’esecuzione di altri 3 prigionieri i ministri degli Esteri dei 4+1 incontreranno Zarif.
“Il regime dei mullah prende in ostaggio i cittadini europei; attira e rapisce attivisti politici iraniani in Europa in Iran e li uccide. Lunedì scorso, un incontro con Zarif è stato annullato per questo. In una sola settimana, cosa è cambiato e come?” ha twittato Mohammad Mohaddessin, presidente della Commissione per gli Affari Esteri del CNRI, aggiungendo:
“Incontrare qualcuno che un eurodeputato, ex ministro degli Esteri polacco, ha paragonato al ministro degli Esteri di Hitler è – come disse Churchill – nutrire il coccodrillo. Il regime iraniano usa queste relazioni come permesso per giustiziare e assassinare. La rottura di tali relazioni offrirebbe prospettive reali per le relazioni con il popolo iraniano in un Iran libero”.
La portata dei recenti arresti richiama l’attenzione su quello che è stato descritto come il peggior crimine del regime, quando 30.000 prigionieri politici furono sistematicamente giustiziati nell’arco di circa tre mesi nel 1988. Nessuno è mai stato chiamato a rispondere di quel massacro, e molti dei suoi principali responsabili occupano ancora posizioni molto influenti, come il ministro della Giustizia e il capo della magistratura attuali. Queste stesse persone stanno attualmente dirigendo gran parte della condotta del regime in materia di diritti umani, così come la sua risposta alle critiche internazionali.
In queste circostanze, sarebbe il massimo della stoltezza aspettarsi qualcosa di diverso da una risposta sprezzante a una risoluzione delle Nazioni Unite, sia essa la 67a o la 100a del suo genere. Se tali risoluzioni devono avere un effetto significativo, devono essere sostenute da sanzioni multilaterali e da un completo isolamento diplomatico.
Se i politici occidentali continuano ad accontentarsi di dichiarazioni vuote, presteranno un’indebita legittimità al terrorismo del regime iraniano all’estero e a più esecuzioni all’interno dell’Iran.

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