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Dichiarazione Unita delle forze democratiche di Iraq, dei membri del PE, dei rappresentanti dei PMOI

delle forze democratiche di Iraq, dei membri del Parlamento Europeo e dei rappresentanti dei PMOIluglio 2005

Due anni dopo la guerra, l’Iraq continua ad essere terreno fertile per operazioni di terroristi ed anarchici. Condanniamo tutte le forme di terrorismo, senza eccezioni.

Il fatto è che i paesi occidentali non hanno avuto una vera e significativa percezione della minaccia del fondamentalismo, e del relativo ruolo e relativo collegamento tra terrorismo ed anarchia. Il fondamentalismo ha stabilito un ruolo sul corso dello sviluppo dell’Iraq verso una società democratica e non ha lasciato alcuna possibilità alla sicurezza, alla pace e alla stabilità.

L’esperienza delle due decadi passate e particolarmente dei due anni  ha indicato che religiosi di Teheran hanno un appetito insaziabile nell’esportare il fondamentalismo al fine di dominare l’Iraq. Nei giorni passati, funzionari degli STATI UNITI hanno puntato il dito alla minaccia proposta dal regime iraniano. Se un governo democratico governasse in Iran, la situazione in Iraq sarebbe stata indubbiamente differente.

Purtroppo, la politica di accondiscendenza con Teheran adottata da alcuni paesi europei durante le due scorse decadi ha aperto la strada all’espansionismo del fenomeno del fondamentalismo in Iraq.
Mentre gli Sciti e i Sunniti iracheni, gli arabi ed i Curdi stanno vivendo nella pace e nella riconciliazione dopo anni, l’Iran ha speso somme eccessive per istigare al terrorismo in Iraq e per liberarsi dell’anima di innocenti.

Scegliendo Ahmadinejad, i governatori di Tehran hanno indicato chiaramente la loro natura per il fatto che sono determinati a trovare l’accesso alle armi nucleari, per continuare la loro già vasta influenza negli affari interni dell’Iraq e per estendere il supporto finanziario e morale fino al terrorismo.

In una dichiarazione firmata da 2.8 milioni di cittadini iracheni, la gente di Iraq ha condannato l’ingerenza dell’Iran in Iraq come principale minaccia nel corso verso la stabilità e la democrazia in Iraq. Ha sottolineato la necessità di sostenere l’opposizione principale ai mullà che ha radici storiche e profonde nella società iraniana e che costituisce un contro equilibrio e una solida barriera contro infiltrazione del fondamentalismo in Iraq. Gli Iracheni credono che l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano sia un movimento di resistenza legittimo che è il loro alleato strategico nel realizzare la democrazia. Credono che il sostegno internazionale a questa organizzazione sia un deterrente al terrorismo e al fondamentalismo.

In tali circostanze, le richieste del regime iraniano al governo di Iraq per espellere il PMOI sono contro le leggi internazionali e contro lo statuto giuridico dei PMOI dichiarati pubblicamente persone protette per la quarta convenzione di Ginevra. Poiché questo è stato precisato di nuovo il 10 novembre 2004 mediante una dichiarazione di 3800 giuristi internazionali tra avvocati europei, americani ed iracheni ed il Ministro iracheno della difesa recentemente rieletto nell’Iran, noi crediamo che basandoci sulle leggi internazionali l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano ed le persone che li affiancano siano autorizzati all’asilo politico in Iraq e a questo deve essere dato risalto dalle autorità ufficiali in Iraq.

Invitiamo il Primo Ministro Jaafari a ripetere il diritto dei PMOI all’asilo, basato sulla costituzione irachena e ad impedire così le osservazioni illegali ed irresponsabili attribuite al governo che sono all’unisono con le richieste del regime iraniano. Inoltre richiediamo l’approvazione di serie decisioni e di misure efficaci per concludere la politica sbagliata dell’Unione Europea di calmare il regime iraniano.

Dal nostro punto di vista, il primo necessario passo per mandare un forte messaggio vis-a-vis alle minacce fatte dai governanti in Iran è la rimozione del PMOI dalla lista dei terroristi dell’UE e l’inizio di un dialogo efficace con i PMOI con tutte le parti interessate compreso il governo di Iraq.

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