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DER SPIEGEL E LA LIBERTÀ DI STAMPA SACRIFICATA

di Esmail Mohades

l’Opinione 28 marzo 2019 – Der Spiegel, in edicola dal 16 febbraio, conteneva un reportage dal intitolo “Prigionieri della ribellione” in cui elencava le più assurde menzogne contro i membri della Resistenza iraniana nel loro insediamento in Albania.

Joseph Goebbels, efficiente ministro della Propaganda del Terzo Reich, diceva che la menzogna per essere credibile dev’essere grossa. Pare che questa raccomandazione abbia lasciato qualche traccia nella mente della prestigiosa rivista amburghese, o per lo meno nella mente dell’autrice del pezzo. L’autrice, la stagista Luisa Hommerich, che è una frequentatrice devota della repubblica islamica dell’Iran, si presentava senza appuntamento, il 30 settembre 2018, al campo d’insediamento dei membri della Resistenza iraniana a Tirana; diceva che di trovarsi in Albania per un reportage sui rifugiati siriani in Albania; sfruttando l’occasione voleva visitare anche il posto di residenza dei dissidenti iraniani; la stagista di Der Spiegel aveva fretta, il 2 ottobre avrebbe lasciato l’Albania. Le viene spiegato che per potere entrare e intervistare i residenti del campo della Resistenza c’è bisogno di chiedere un appuntamento.

La rappresentanza del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri) a Berlino, più volte ha scritto a Von Rover, vicecapo redattore esteri invitandolo a visitare il Campo, ma non ha avuto risposta. L’autrice dell’articolo “Prigionieri della ribellione” senza vedere né parlare con qualcuno del Campo scrive che i residenti “si esercitano tre volte a settimana a tagliare la gola con il coltello, a spezzare braccia, a cavare gli occhi e a squarciare i visi”. Anzi secondo le “indagini” di Der Spiegel: “[i Mojahedin del popolo] in Albania non hanno il permesso di usare il telefono cellulare, l’orologio e il calendario”. Il pezzo della stagista di Der Spiegel esce il 16 febbraio, contemporaneamente alla 55ma conferenza sulla Sicurezza globale di Monaco dove un isterico Zarif rimproverava il mondo per la mancata repressione dei Mojahedin del popolo, i Mek.

Con questo reportage Der Spiegel sottintende che la libertà di espressione e libertà di stampa siano, forse, una proprietà privata o un’eredità da poter sacrificare a piacimento ai piedi della dittatura religiosa al potere di Teheran? La rappresentanza in Germania del Consiglio nazionale della resistenza iraniana ha presentato un esposto alla Camera della Stampa della Corte Regionale di Amburgo che ha ritenuto false le accuse riportate nell’articolo e violati i principi della corretta informazione. Per questo la Camera della Stampa ha emesso nei confronti di Der Spiegel il divieto di produzione e diffusione dell’articolo per le gravi e criminalizzanti accuse, per la violazione del codice deontologico della stampa e per aver danneggiato il Cnri con “l’accusa di tortura nell’insediamento dei Mek in Albania”. Der Spiegel non potrà più “pubblicare e/o permettere la pubblicazione perché il richiedente [Cnri] ha dimostrato la falsa natura [di queste accuse]”. La Corte ha specificato che se “anche le dichiarazioni di Der Spiegel dovessero essere classificate come dei sospetti, sarebbero vietate in quanto i principi della corretta informazione riguardo a circostanze sospette non sono stati rispettati”. Ammesso e non concesso che Der Spiegel volesse lealmente fornire informazioni!

La Corte accoglie anche l’infondatezza del “Si dice che tre volte alla settimana molti di loro si esercitino a tagliare gole con coltelli, a spezzare le mani, a cavare gli occhi con le dita, a lacerare gli angoli della bocca”, e proibisce allo Spiegel di “pubblicare e/o consentire la pubblicazione”. La menzogna deve essere grossa… La Corte infine contesta che “Il richiedente [Cnri] non è stato ascoltato al riguardo”.

Secondo il parere del giurista specializzato in media, professor Christoph Degenhart, Der Spiegel ha estesamente ignorato i suoi doveri di correttezza giornalistica e ha ripetutamente violato i diritti del Cnri come sanciti dalla Costituzione tedesca e dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani, attraverso accuse infondate e lesive della reputazione. I media della dittatura iraniana in armonia con Der Spiegel hanno dato, naturalmente, ampia risonanza a questa manna apparsa sulla rivista germanica. L’agenzia di notizie Mehr del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza del regime (Mois) ha titolato: “I Mek in Albania addestrano a tagliare gole con i coltelli tre volte alla settimana”. L’agenzia di notizie Fars dei pasdaran ha scritto: “Rapporto Spiegel dalla base dei Mek: i membri dell’organizzazione si addestrano ad uccidere”.

Evidentemente dopo che la dittatura teocratica di Teheran ha provato tutte le vie per un annientamento fisico dei Mojahedin del popolo, non riuscendoci, prova la via della demonizzazione. Nei suoi tentativi il regime religioso iraniano in passato è stato supportato dall’occidente libero e democratico. Quando, nel 1997, gli Stati Uniti d’America per compiacere il regime iraniano hanno inserito i Mek nella lista dei gruppi terroristici, ci sono voluti anni di sacrifici e l’ordine di un tribunale federale statunitense, nel 2012, per cancellare il vergognoso atto dell’Amministrazione di Bill Clinton. Per il depennamento europeo ci è voluto più di una sentenza della Corte suprema europea perché il Consiglio dei ministri cancellasse, nel 2009, il nome dell’organizzazione principale della legittima resistenza contro il più brutale dei regimi. Ecco, dove vige lo stato di diritto, i Mojahedin del popolo vengono assolti e riconosciuti come legittima resistenza contro un regime sanguinario e corrotto che ha avuto 65 condanne alle Nazioni unite per la perpetua violazione dei Diritti Umani. Dove la politica diventa solo un affare, i diritti e i valori e la democrazia stessa vengono strapazzati e a perdere saranno tutti i cittadini per bene. Il tempo della politica di appeasement nei confronti del regime iraniano è esaurito. Ora solo gli avidi e i devoti corteggiano la dittatura di Teheran; perdono l’onore e non ricavano alcunché! I governi occidentali faranno bene a riconoscere la Resistenza iraniana, una coalizione repubblicana, laica e pluralista. I mass media occidentali è bene che comincino a riportare ciò che accade realmente in Iran, in questi giorni colpito e devastato da un’alluvione universale. Decenni a supportare il macabro balletto, del tutto inventato, degli oltranzisti contro i moderati siano sufficienti!

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