Continuazione delle menzogne senza fine del governo dell’Iraq e di Martin Kobler per ingannare la comunità internazionale dopo il viaggio di Mullah Moslehi in Iraq
In seguito al viaggio di Mullah Moslehi, ministro dell’Intelligence del regime clericale iraniano, in Iraq e secondo gli ordini di Khamenei, il primo ministro iracheno Nouri-al-Maliki con la collaborazione di Martin Kobler, Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU in Iraq, continua la pratica ripetuta e senza fine di diffondere menzogne contro i residenti di Camp Liberty. Questo viene fatto per ingannare la comunità internazionale e giustificare i deliberati ritardi nel prendere misure necessarie per la sicurezza dei residenti. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, in un comunicato del 5 aprile, ha rivelato che Moslehi nel proprio rapporto all’ufficio di Khamenei ha sottolineato: “Maliki e Faleh Fayyaz, consigliere per la Sicurezza Nazionale di Maliki, hanno rassicurato sul fatto che tratteranno i residenti di Camp Liberty nel modo più duro e che la restituzione dei muri di cemento armato a T (‘T-walls’), l’estensione dell’area di Camp Liberty e le costruzioni nel campo, cos? come l’introduzione di sacchi di sabbia, saranno proibite”.
1 – Circa la restituzione di 17.500 ‘T-walls’ per proteggere le roulotte, le autorità irachene mentono sostenendo che essi siano stati distribuiti a Baghdad. I ‘T-walls’ sono ammassati dietro i muri esterni di Camp Liberty e potrebbero facilmente essere trasferiti nel campo.
2 – Ricorrendo ad un trucco, le autorità irachene sostengono che numerosi piccoli ‘T-walls’ siano già stati portati nel campo. La realtà è che il 9 febbraio, dopo l’attacco con missili, un rappresentante del governo dell’Iraq , alla presenza di un rappresentante dell’UNAMI, concord? che 500 piccoli bunker fossero portati all’interno di Camp Liberty per la protezione di 3.100 persone. Finora 279 di quei bunker non sono stati portati l?. Gli spazi di tali bunker sono chiusi con due piccoli ‘T-walls’ alti meno di 2 metri, che non hanno niente a che fare con i ‘T-walls’ difensivi alti 360-370 centimetri. Sfruttando la somiglianza di nomi di tali muri, il governo dell’Iraq e Martin Kobler stanno ingannando su questa materia.
I residenti hanno noleggiato tre gru e numerosi camion per trasferire quei bunker ad un costo esorbitante (più di 100.000 dollari finora); ma, a causa delle restrizioni imposte dalle forze irachene, le gru e i camion lavorano al massimo cinque ore al giorno, cosa che ha considerevolmente rallentato il lavoro. Ripetuti incontri e richieste dei residenti e del loro rappresentante di aumentare il numero di gru e le loro ore di lavoro sono stati vani. I residenti chiedono di noleggiare tre gru sostenendone il costo o di trasferirne temporaneamente tre da Ashraf a Liberty, dove in presenza della polizia irachena potrebbero lavorare a tempo pieno, per poter completare il posizionamento dei bunker in luoghi appropriati più rapidamente. Per ogni gru sono necessari quattro camion. I residenti sosterrebbero anche tale costo.
3 – Le autorità irachene hanno stupidamente affermato che i residenti distruggano i piccoli ‘T-walls’ e li usino per costruire campi da gioco o per altre attività. Hanno anche affermato che i residenti stiano usando i sacchi di sabbia per separare sezioni del campo invece di usarli per protezione. Simili bugie sono semplicemente pretesti per non fornire la sicurezza essenziale a Camp Liberty.
4 – Un’altra menzogna è che i residenti abbiano boicottato gli incontri gestionali del campo e che questo non aiuti a risolvere la questione della sicurezza, inclusa l’introduzione di sacchi di sabbia! L’individuo che è stato presentato per la gestione del campo è il colonnello Haqi e i residenti non hanno mai boicottato i suoi incontri. Essi semplicemente non prendono parte a incontri in cui il capo della parte irachena è Sadeq Mohammad Kazem. Egli è responsabile dell’uccisione di numerosi residenti negli attacchi del 2009 e del 2011 e una corte spagnola lo ha citato in giudizio per “crimine contro la comunità internazionale”. Le questioni relative alla sicurezza dei residenti sono state sollevate in centinaia di incontri, lettere, messaggi e-mail a Camp Liberty, Parigi, Washington, New York e Ginevra, ma senza risultati.
5 – Che vi sia stato un attacco fisico contro gli osservatori, che essi siano stati insultati o che qualcuno abbia sputato verso di loro è un’altra menzogna che Martin Kobler ha diffuso in ambienti americani, europei e delle Nazioni Unite per mascherare la propria complicità nel crimine contro l’umanità a Camp Liberty. In un comunicato del 1° aprile, il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran ha smentito questa menzogna ed ha evidenziato: “I residenti non hanno mai avuto un atteggiamento aggressivo o offensivo nei confronti di personale delle Nazioni Unite. Come i loro rappresentanti hanno scritto al Segretario Generale dell’ONU, essi non parlano con un individuo chiamato Masoud Durrani, che ha comunicato un messaggio del Ministero iraniano dell’Intelligence ai residenti. Il vice-responsabile dell’UNAMI per i diritti umani si è recato a Camp Liberty il 29 marzo, ha visitato vari luoghi per alcune ore e ha parlato con numerosi residenti”.
Kobler aveva ripetutamente disseminato simili menzogne contro i residenti; incluse quelle che i residenti avessero usato carta vetrata sulle proprie dita per cambiare le impronte digitali, avessero sparso immondizia attraverso Camp Liberty, e avessero deliberatamente forato i serbatoi delle acque reflue! I rappresentanti dei residenti gli hanno ripetutamente chiesto di fornire dettagli, circostanze di tempo e di luogo in cui tali cose sarebbero avvenute, ma egli ha sempre evitato di rispondere.
La Resistenza Iraniana evidenzia ancora una volta che diffondendo simili menzogne il governo dell’Iraq e Martin Kobler stanno preparando la strada per il quarto massacro dei residenti. La Resistenza Iraniana rivolge un appello all’ambasciata degli Stati Uniti e all’ACNUR perché inviino immediatamente delegazioni a Camp Liberty per osservare direttamente la realtà sul terreno per un tempo appropriato e riferiscano le loro osservazioni in modo da rimuovere le basi di un’altra tragedia umana.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
6 aprile 2013
