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Cresce il sostegno interno ed internazionale per la Resistenza Iraniana

I leaders del regime iraniano temono la diffusione della pubblicazione della registrazione di Montazeri e la campagna per ottenere giustizia per le vittime del massacro del 1988

Un ex-funzionario dell’ufficio del presidente cita il Ministero dell’Intelligence: “Ne furono massacrati 20.000 in più o meno 30 giorni”

Circa un mese dopo il lancio della campagna per ottenere giustizia per le vittime del massacro dei prigionieri politici del 1988 in Iran e due settimane dopo la pubblicazione della registrazione audio dell’incontro di Hossein-Ali Montazeri con la Commissione della Morte, Rafsanjani e Khamenei non hanno avuto altra scelta se non quella di rompere il loro silenzio esprimendo preoccupazione per l’escalation di condanne, in patria e all’estero, di questo crimine contro l’umanità.

Entrambi hanno esplicitamente espresso preoccupazione per la dissacrazione della figura di Khomeini all’interno del regime e del crescente sostegno per l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano sia in patria che all’estero, che sta rappresentando una sfida enorme a tutto il regime del velayat-e faqih nel suo complesso.

Durante il loro incontro di sabato sera 27 Agosto 2016, Akbar Hashemi Rafsanjani, presidente del  Consiglio per il Discernimento, ha espresso il suo profondo rammarico per la nuova ondata di attacchi diretta contro (il fondatore del regime) Khomeini, e ha detto: “Questa ondata ha interessato praticamente tutti i media di opposizione stranieri al punto tale che il sindaco di Parigi recentemente, ha organizzato una mostra ricreando le scene delle esecuzioni di quei giorni… L’entità del sostegno all’Organizzazione dei Mojahedin a questo punto merita di essere considerata”. Ed ha aggiunto: “L’obbiettivo principale dei nostri nemici interni ed internazionali è quello di vendicarsi del ruolo e dello status senza precedenti dell’imam (Khomeini) nella storia contemporanea dell’Iran e del mondo”, ha aggiunto Rafsanjani. “Dobbiamo agire con attenzione e descrivere il cammino dell’imam in modo tale che non possa essere distorto dagli oppositori”.

Già in precedenza, durante un incontro con gli esponenti del regime il 24 Agosto 2016, il leader supremo dei mullah Ali Khamenei aveva parlato della registrazione audio dell’incontro di Montazeri, esprimendo grande preoccupazione per “i tentativi di assolvere i Mojahedin”. E ha detto: “Purtroppo qualcuno sta cercando di creare un’aura d’innocenza per i criminali e distorcere a radiosa immagine del defunto imam (Khomeini).

Majid Ansari, assistente legale di Rouhani e membro del Consiglio per il Discernimento, ha detto all’incontro del consiglio: “Oltre a voler distorcere l’immagine di Khomeini è stata concepita una complicata cospirazione a livello internazionale per presentare l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo come una organizzazione civile e legittima”.

In un altro episodio Mehdi Khaz-Ali, che ha lavorato nell’ufficio del presidente con Khamenei e Rafsanjani, ha descritto molte scene del massacro del 1988 ad Evin. In un discorso trasmesso in TV il 26 Agosto, ha rivelato nuove informazioni sulla portata del massacro del 1988. E ha detto: “Il gruppo più vasto e numeroso che si opponeva allo stato era l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo… Poteva essere annientato solo su autorizzazione dell’imam (Khomeini). Infatti, si voleva sradicare questo gruppo mentre l’imam era ancora vivo. Si diceva che se qualcuno fosse stato rilasciato, lui o lei, sarebbe diventato un ribelle e così ci saremmo trovati invischiati una situazione in cui avremmo dovuto affrontare ancora più persone. Perciò giustiziamo queste persone, così queste esecuzioni terrorizzeranno le famiglie e nessuno oserà diventare un ribelle”.

Khaz-Ali ha aggiunto: “Secondo la direzione del Ministero dell’Intelligence, circa 20.000 persone sono state giustiziate a Teheran e nelle province. Ciò significa che le 4000 (menzionate da Montazeri) si riferivano a Teheran e, secondo il Dr. Maleki, circa 30.000 persone furono impiccate nel giro di un mese, più o meno”. 

(Il Dr. Mohammad Maleki è stato il primo rettore dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione del 1979).

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

27 Agosto 2016

 

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