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Conferenza su Camp Ashraf e la politica verso l’Iran

Bruxelles, 25 gennaio 2011

In una conferenza nel pomeriggio di martedì 25 gennaio intitolata “Camp Ashraf e la politica verso l’Iran”, numerose personalità di governo degli Stati Uniti delle Amministrazioni Clinton, Bush e Obama, nonché la signora Irene Khan, ex Segretario Generale di Amnesty International, e alcuni membri della Presidenza del Parlamento Europeo, condannando le flagranti violazioni dei diritti umani in Iran e le aggressioni contro i residenti di Ashraf, hanno chiesto la loro protezione da parte delle forze degli Stati Uniti e la rimozione dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) dalla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche.

Alla sessione sono intervenuti il generale James Jones, consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Obama dal gennaio 2009 al novembre 2010 ed ex Comandante supremo delle Forze Alleate in Europa; Bill Richardson, ex Segretario all’Energia e ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU nell’Amministrazione Clinton e Governatore del New Mexico dal 2003 al 1° gennaio 2011; Michael Mukasey, ex Attorney General (ministro della Giustizia) degli Stati Uniti; John Bolton, ex vice Segretario di Stato e ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU; l’ambasciatore Dell Dailey, assistente Segretario di Stato per gli affari dell’antiterrorismo durante entrambi i mandati del Presidente G. W. Bush; Alejo Vidal-Quadras, Vice Presidente del Parlamento Europeo; Jim Higgins, membro e questore del Parlamento Europeo; Dirk Claes, membro della Presidenza del Senato del Belgio; e altri membri dei Parlamenti europeo e belga.

La signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza Iraniana, ha detto durante la conferenza: “Gli ultimi trent’anni di esperienza hanno provato a tutti che l’idea di un cambio di comportamento da parte dell’incorreggibile regime dell’Iran è un assoluto miraggio; questo regime è una minaccia imminente alla pace e alla sicurezza mondiali ed è il più attivo sostenitore del terrorismo. Il popolo dell’Iran ha mostrato di meritare la democrazia; chiediamo quindi agli Stati Uniti e all’unione Europea di adottare una politica ferma verso il regime e di annunciare che il fascismo religioso deve finire in Iran. Questo non è possibile né attraverso la guerra, né attraverso la condiscendenza o ‘appeasement’. Può essere, invece, ottenuto con un cambiamento democratico ad opera del popolo iraniano e della Resistenza.” La signora Rajavi ha aggiunto: “Per tre decenni, ci sono stati molti errori nella politica occidentale verso l’Iran per due ragioni principali. In primo luogo, l’incapacità di comprendere la sostanziale debolezza del regime, il suo profondo isolamento nella società, facendosi ingannare dal suo debole rumore di sciabole; in secondo luogo, il trascurare la reale soluzione, che si trova nel popolo iraniano e nella sua Resistenza; e questo ha esacerbato la prima ragione.

Nella conferenza – presieduta da Struan Stevenson, Presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq – sono stati evidenziati i seguenti punti:
 
1. L’orrenda e barbarica esecuzione di Jafar Kazemi e Mohammad Ali Hajaghaei, attivisti dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI), il 24 gennaio ha mostrato chiaramente l’ansietà del regime clericale e la sua paura del sostegno crescente per la Resistenza iraniana e per i residenti di Ashraf.

2. Un approccio morbido nei confronti del regime iraniano è futile; è necessario un approccio fermo per una politica adeguata.

3. Il cambiamento di regime in Iran è la sola via che può liberare la regione e il mondo dal pericolo di una dittatura religiosa dotata di bomba nucleare, e di una guerra dagli sviluppi imprevedibili.
 
4. Il ricorso crescente a gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e alle esecuzioni da parte del regime iraniano deve essere condannato con forza, e per questi atti barbarici così come per l’esportazione del terrorismo e per il programma di armamenti nucleari il regime deve essere colpito da un sistema coerente di sanzioni.

5. Gli elementi chiave per il cambiamento sono il popolo iraniano, la Resistenza e la terza opzione proposta dalla signora Rajavi.

6. Questa Resistenza, come ha ripetutamente dichiarato in numerose occasioni, non vuole né denaro né armi. Deve essere riconosciuta e tutti gli ostacoli che sono stati posti sulla sua strada su richiesta del regime iraniano devono essere rimossi, così che essa possa esercitare pienamente il suo ruolo nel portare il cambiamento in Iran.

7. Ashraf è al centro dell’attenzione del popolo ed è la fonte di ispirazione per giovani e donne in Iran. I diritti dei residenti di Ashraf devono essere salvaguardati dagli Stati Uniti e dal governo iracheno ai sensi della IV Convenzione di Ginevra. In accordo con la Dichiarazione Scritta del Parlamento Europeo del 25 novembre 2010, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti devono garantire la protezione di Ashraf e il ritiro delle forze dall’Iraq non deve ridurre questa responsabilità.

8. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti deve porre termine a un’ingiustizia che si protrae da 14 anni e rimuovere dall’OMPI la designazione di ‘terrorista’, che mancava fin dall’inizio di qualsiasi legittimità.

9. Si richiede con urgenza all’Unione Europea e a Catherine Ashton, l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza,
a) di imporre più drastiche sanzioni al regime clericale per le flagranti violazioni dei diritti umani, il continuo perseguimento di armamenti nucleari e l’esportazione del terrorismo;
b) di fornire il necessario sostegno materiale e politico alle Nazioni Unite per la protezione dei residenti di Ashraf;
c) di chiedere a Hillary Clinton, Segretario di Stato degli Stati Uniti, di seguire l’esempio dell’Unione Europea rimuovendo l’OMPI dalla loro ‘lista nera’ e di garantire la protezione dei residenti di Ashraf.

Alejo Vidal-Quadras
Vice-Presidente del Parlamento Europeo
Presidente del Comitato Internazionale “In Search of Justice”

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