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Conferenza Online: Le “elezioni” presidenziali iraniane sono una scelta tra il peggio e il peggio del peggio per il regime

CNRI – Le elezioni iraniane non sono né libere, né giuste, ma sono significative dato che il regime si trova a dover affrontare una crisi politica, sociale, economica ed internazionale senza precedenti. Il risultato delle elezioni renderà il regime più debole e più diviso, secondo due illustri esperti.

Giovedì il Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha condotto una conferenza online con l’ambasciatore Giulio Terzi, ex-Ministro degli Esteri italiano e Mohammad Mohaddessin, Presidente del Comitato Affari Esteri del CNRI.

L’Ambasciatore Terzi ha sottolineato il fallimento del regime per non aver saputo risolvere neanche uno dei problemi sociali ed economici del paese, nonostante l’accordo sul nucleare siglato tra l’Iran e i P5+1, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Ha poi aggiunto che la collaborazione economica con l’Iran è “in contraddizione con gli obblighi e gli obbiettivi dell’Occidente”.

Questo illustre diplomatico europeo ha ribadito che qualunque collaborazione di questo genere, servirà solo ad aumentare il supporto di Teheran alle attività terroristiche nella regione e a rafforzare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC). Ed ha aggiunto: “Non ci si deve aspettare un grosso cambiamento nelle politiche di Teheran dopo le elezioni. Sarebbe un’enorme follia e un approccio totalmente fuorviante da parte dell’Occidente, riporre qualche speranza nei risultati di queste elezioni”.

Mohammad Mohaddessin ha ricordato agli spettatori il potere limitato che qualunque presidente ha in Iran, con il sistema del velayat-e-faqih (il potere assoluto dei religiosi) ed ha ribadito che “qualunque tipo di affare di stato nel regime teocratico, è nelle mani del leader supremo Ali Khamenei, del suo ufficio e dell’IRGC”.

“Le elezioni nel regime teocratico vogliono dire divisione del potere tra le varie fazioni di questo regime brutale. Riguardano anche la divisione delle ricchezze rubate al popolo iraniano tra le varie fazioni”, ha detto Mohaddessin.

Secondo il Presidente del Comitato Affari Esteri del CNRI, tutte le fazioni del regime sono in completo accordo l’una con l’altra quando si tratta delle principali politiche del regime, vale a dire la repressione interna, l’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo e la proliferazione delle armi distruzione di massa.

Affrontando la questione del passato dei due principali candidati, Mohaddessin ha detto che Raisi era uno dei più brutali e crudeli componenti del “Comitato della Morte”, responsabile del massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988. “Il suo più alto merito nel regime è la sua brutalità, in particolare quella dimostrata durante il massacro dei membri dell’opposizione, appartenenti soprattutto all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano”, ha detto Mohaddessin.

“L’attuale presidente Rouhani è stato nei centri decisionali del regime sin dalla sua nascita. È responsabile della repressione delle rivolte popolari del 2009 e di oltre 3000 esecuzioni e, da presidente, ha offerto il suo incessante appoggio al dittatore siriano Bashar-Assad”, ha aggiunto Mohaddessin.

Ed ha proseguito dicendo: “La differenza tra Rouhani e Raisi è che Rouhani ha unito la brutalità all’inganno”.

L’Ambasciatore Terzi ha aggiunto: “L’idea che ci siano moderati e integralisti nel panorama politico iraniano è illusoria. Questa percezione distorta è stata diffusa e difesa da Teheran e dai suoi promotori per ovvie ragioni politiche ed ha portato a disastrose sconfitte politiche. Ogni amministrazione americana, sin dal 1979, nonché molti paesi dell’UE, in un modo o nell’altro hanno inseguito questo miraggio e i risultati sono stati sempre gli stessi”.

“E’ ora di tirare le somme. Ci sono delle differenze semantiche e tattiche tra i protagonisti iraniani, ma non in termini di meriti e di essenza. Le differenze riguardano come mantenere il regime al potere”, ha aggiunto Terzi.

Durante questa conferenza di novanta minuti e nella sessione successiva di domande e risposte con in giornalisti, è stato evidenziato che Khamenei ha identificato una rivolta popolare simile a quella del 2009, come un limite invalicabile del processo elettorale.

Mohaddesin ha detto che nonostante Khamenei abbia il potere di “orchestrare le elezioni”, ciò sarà vero solo fino al momento in cui le lotte intestine tra le varie fazioni non porteranno ad innescare una rivolta che sarà in grado di minacciare gravemente tutto il regime nel suo complesso.

“Khamenei ha presentato Raisi come candidato alla presidenza per far avanzare la linea di contrazione del regime ed applicare il suo potere consolidato, dato che considera tutto questo come un fattore in grado di migliorare le possibilità di sopravvivenza del regime. “Se Khamenei ci riuscirà e potrà fare le necessarie manovre per far diventare presidente Raisi, questo regime avrà una base molto più piccola… Un tale intervento provocherà defezioni all’interno del regime ed un crescente malcontento. La comunità internazionale capirà come mai prima che le riforme e la moderazione son assolutamente un miraggio”.

Ma Mohaddessin ha continuato dicendo: “Se le manovre di Khamenei falliranno, questo sarà un brutto colpo per il suo prestigio e la sua reputazione. I conflitti all’interno del regime si inaspriranno e Khamenei si troverà in una posizione più debole nella scelta di un successore. In una situazione come questa, anche se Khamenei potrà cercare di dipingere Rouhani come un candidato più accettabile per la comunità internazionale ed ottenere in questo modo delle concessioni, la sua debolezza causerà un’escalation della crisi tra le varie fazioni per la divisione del potere. A questo punto l’assenza di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani (l’ex-presidente deceduto di recente) diventerà più evidente, le defezioni aumenteranno e tutto il regime dovrà affrontare una crisi enorme”.

Mohaddessin ha concluso le sue dichiarazioni dicendo: “Per Khamenei la via d’uscita da tutto questo è scegliere tra il peggio e il peggio del peggio. Questa è la realtà che Khamenei deve affrontare. È una situazione completamente nuova, con nuove prospettive che portano il regime sempre più vicino alla sua caduta”.