sabato, Dicembre 3, 2022
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Conferenza a Parigi in occasione della chiusura del procedimento contro la Resistanza Iraniana in Francia

Maryam Rajavi: “La persecuzione della Resistenza Iraniana in collaborazione con i mullah ha distolto l’attenzione dal vero terrorismo ed ha fornito enormi opportunità ai fondamentalisti

La collaborazione con il regime iraniano con la scusa di combattere l’ISIS è un abbaglio politico letale che accelererà la diffusione del terrorismo e del fondamentalismo”

Mercoledì 24 Settembre, durante una grande conferenza tenutasi a Parigi in occasione della chiusura del procedimento giudiziario contro la Resistenza Iraniana in Francia, Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza, ha definito la chiusura di questo caso una vittoria della giustizia e della resistenza, una sconfitta della campagna di demonizzazione ed una conquista per tutta l’umanità stanca di tirannia e fondamentalismo.

E ha detto: “In questo caso, la magistratura francese era divenuta uno strumento del regime dei mullah ma ora, come ha detto Henri Leclerc “il servizio del procuratore pubblico francese ha dimostrato che può rifiutarsi di inchinarsi alle considerazioni politiche”. E’ tempo che i francesi preservino la loro politica, la diplomazia e i servizi di intelligence dal veleno della dittatura religiosa iraniana. E’ tempo che la Francia dimostri fermezza e smantelli la rete di agenti del regime iraniano, le aziende e le organizzazioni di copertura dell’IRGC in Francia e in Europa.

Tute le accuse contenute in questo caso giudiziario in Francia contro la Resistenza Iraniana, in piedi da 14 anni, sono cadute la scorsa settimana con un verdetto storico dei giudici francesi e questo caso, che gli avvocati e gli esperti giuristi considerano uno dei più lunghi della storia contemporanea francese, è stato chiuso definitivamente. A questa conferenza hanno partecipato moltissimi personaggi della politica ed illustri giuristi francesi, insieme agli avvocati che hanno preso parte a questo caso.

Maryam Rajavi ha affermato: “Il crimine di coloro che, in collaborazione con i mullah, hanno aperto un caso inconsistente per distruggere la Resistenza Iraniana, non è solo una violazione della legge e una minaccia alla giustizia e neanche un abuso della magistratura. Il loro vero crimine è stato aprire la via al demone del fondamentalismo”. Ed ha sottolineato: “Questo errore fatale del governo francese e di quelli occidentali, negli ultimi anni ha portato ad una catastrofica deviazione nella lotta al terrorismo. La nascita e la crescita di gruppi estremisti come l’ISIS, sono una diretta conseguenza di anni di accondiscendenza verso il loro padrino: il regime del Velayat-e faqih.

Costruire un caso inconsistente e infamante contro la Resistenza Iraniana, che è l’antitesi e l’unica alternativa praticabile al fondamentalismo, è stato il più grosso incentivo per questo regime negli ultimi tre decenni, a spargere il seme di al-Qaeda, dell’ISIS ecc….. in tutto il Medio Oriente e in Africa, ed in particolare in Iraq, Siria, Libano e Yemen.

Durante la conferenza è stato trasmesso il video-messaggio di Henri Leclerc, illustre giurista francese e legale di Maryam Rajavi, ed hanno tenuto i loro discorsi Alejo Vidal-Quadras, ex-vice Presidente del Parlamento Europeo; Gilbert Mitterrand, Presidente della Fondazione  France Liberté – Fondazione Danielle Mitterrand. Illustri avvocati come William Bourdon, Patrick Baudouin, Jean-Pierre Spitzer, Bernard Dartevel, Marie-Laure Barre e Nathalie Sentk; nonché Sid Ahmed Ghozali, ex-Primo Ministro algerino; Alain Vivien, ex-ministro; il Governatore  onorario Yves Bonnet, ex-Direttore di DST; Jean-Pierre Béquet, membro del Consiglio Provinciale della Val d’Oise e Jean-Pierre Muller a nome dei sindaci; Ingrid Betancourt, ex-candidata alle presidenziali della Colombia; il Giudice François Colcombet, co-fondatore del Comitato Francese per un Iran Democratico (CFID);  Christine Ockrent, reporter e giornalista; Jean-Pierre Brard, ex-membro dell’Assemblea Nazionale francese; Anne-Marie Lizin, Presidente onorario del Senato belga e Pierre Bercis, Presidente di New Human Rights. Inoltre hanno anche parlato alla conferenza molte vittime, testimoni e persone che hanno subito l’ingiustizia di questi accordi segreti.

In un’altra parte del suo discorso, Maryam Rajavi ha accolto con favore il fatto che la Francia si sia fatta avanti per risolvere la crisi in Iraq e per combattere l’ISIS ed ha avvertito coloro che insistono nel voler coinvolgere il regime iraniano: “State cadendo nella trappola dei mullah. Invece di contenere la crisi in Iraq, questo fomenterà una guerra tra sunniti e sciiti e ricostituirà il dominio del regime iraniano in Iraq. L’antitesi al Velayat-e faqih, e al fondamentalismo e alla barbarie che ha creato, è l’Islam democratico rappresentato dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano. Un Islam tollerante privo di costrizioni, intimidazioni, decapitazioni e dispotismo, il cui messaggio parla di fratellanza, uguaglianza, perdono e giustizia”.

Maryam Rajavi ha chiesto al governo francese di assumere la leadership dell’iniziativa umanitaria volta a fornire i requisiti fondamentali per garantire la sicurezza e l’incolumità dei combattenti per la libertà a Camp Liberty, fino a che tutti non siano stati trasferiti fuori dall’Iraq. Ha chiesto al governo francese di appoggiare la richiesta del completo annullamento del disumano assedio a Liberty e in particolare della rimozione del blocco sanitario; della fine delle condizioni carcerarie a Liberty e di far sì che questo campo, che non è altro che una prigione, venga designato come campo per rifugiati sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Maryam Rajavi ha detto che il popolo iraniano vuole avere al suo fianco la Francia, non una dittatura religiosa.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

24 Settembre 2014

Antefatto

Il 16 Settembre il giudice dell’anti-terrorismo dell’ufficio del procuratore pubblico di Parigi, ha ordinato la chiusura definitiva di un caso rimasto aperto per 14 anni perché facente parte di un complotto del regime dei mullah che mirava a distruggere la Resistenza Iraniana. Questo caso venne aperto con le accuse assurde di terrorismo e finanziamento al terrorismo ma, in assenza di qualunque prova relativa al terrorismo, venne dirottato su accuse finanziarie, come riciclaggio di denaro e frode. Nonostante la comparsa di falsi testimoni e di un’ondata di informazioni inventate fornite dal Ministero dell’Intelligence del regime iraniano, la magistratura francese ha sentenziato che non vi sono prove a sostegno neanche di questi reati finanziari ed ha respinto tutte le accuse mosse contro la Resistenza Iraniana.

Il 17 Giugno 2003, con la scusa del terrorismo, 1300 poliziotti fecero irruzione negli uffici del Consiglio Nazionale della Resistenza (CNR) e nelle case delle famiglie dei martiri. Arrestarono 164 funzionari, membri e sostenitori della resistenza, distrussero proprietà e sedi della resistenza, picchiarono e ferirono diverse persone, persino donne e uomini anziani, e confiscarono beni personali e della resistenza. Questo attacco portò all’esilio di molti rifugiati e all’imposizione di pesanti controlli giudiziari.

Questo raid, pianificato nel Maggio 2003 durante una visita dell’allora ministro degli esteri francese a Tehran, era supportato da un grosso contratto commerciale tra il regime iraniano e la Francia. Vari organi del regime iraniano, tra cui il Ministero degli Esteri, il Ministero dell’Intelligence e l’ambasciata dei mullah lavorarono a stretto contatto con i servizi francesi per mettere insieme un dossier ed il presidente del regime finanziò le eccezionali spese. Tuttavia, nonostante l’enormità di questo complotto che prevedeva l’impiego da parte della magistratura francese di agenti dell’intelligence del regime in qualità di testimoni per accusare la resistenza di essere una setta, terroristi, coinvolti nella repressione dei curdi e degli sciiti in Iraq, di riciclaggio di denaro, di corruzione, di tortura e uccisione dei suoi stessi membri, la magistratura francese ha ordinato la chiusura del caso ed è stato ancora una volta dimostrato che tutte le accuse del regime contro la resistenza che, dedicandovi enormi somme di denaro, sono state incessantemente diffuse e pubblicizzate per tre decenni da i suoi vari lobbisti ed agenti in tutto il mondo ed in particolare in Europa e Stati Uniti, sono delle semplici bugie, totalmente senza fondamento.

Il procuratore ha respinto le accuse di terrorismo avanzate contro il PMOI ed ha sottolineato: “Si deve dire che il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano e l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano, formano tutti un unico organismo con l’obbiettivo di rovesciare il regime al potere in Iran”.

Ha poi precisato che, in base ad una “indagine giudiziaria”, i metodi utilizzati dalla resistenza per raggiungere il suo obbiettivo sono stati “o politici (come la diffusione di informazioni, richiamare l’attenzione, promuovere la propria causa, utilizzare varie discrezionalità) o militari “attraverso l’impiego di un vero esercito, l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano”, o “hanno previsto lo svolgimento di operazioni militari in Iran, per le quali il PMOI ha riconosciuto la sua responsabilità”. Inoltre “nel dossier non vi sono prove che indichino una qualunque operazione armata diretta deliberatamente contro civili”. Il giudice ha aggiunto che le informazioni nel dossier “non consentono di equiparare le operazioni militari agli atti terroristici. Per la legge francese un attacco militare che conduca a scontri armati tra forze militari, non può essere definito terrorismo”.

 

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