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Conferenza a Capitol Hill: ex personalità di governo e membri del Congresso degli Stati Uniti chiedono al Presidente Obama di liberare dagli ostacoli la principale opposizione iraniana, i Mojahedin del Popolo

WASHINGTON, 19 marzo 2011 /PRNewswire-USNewswire/
Il 17 marzo 2011 personalità politiche già al governo nelle Amministrazioni Obama, Clinton e Bush hanno partecipato insieme con membri di primo piano del Congresso a una conferenza bi-partisan a Capitol Hill intitolata “L’Iran insorge per la libertà — Prospettive per la politica degli Stati Uniti”.

 Gli intervenuti hanno chiesto all’Amministrazione Obama di adottare una nuova politica a sostegno degli iraniani che chiedono il cambiamento in Iran e di cancellare la principale forza di opposizione iraniana, i Mojahedin del Popolo o Mujahedin-e Khalq (MEK) dalla lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche straniere. Hanno chiesto inoltre la protezione di Camp Ashraf, in Iraq, dove risiedono 3.400 membri (fra i quali 1.000 donne) dei MEK.

Fra i principali oratori il generale James Jones, Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Obama (2009-2010); il governatore Howard Dean, candidato presidenziale e presidente del Comitato Nazionale Democratico (2005-2009); il giudice Michael Mukasey, Attorney General (ministro della Giustizia) degli Stati Uniti (2007-2009); il generale Hugh Shelton, presidente degli Stati Maggiori Riuniti (1997-2001); il governatore Tom Ridge, segretario per la Sicurezza Interna (2003-2005); Paula Dobriansky, sottosegretario di Stato per la Democrazia e gli Affari Globali (2001-2009); Louis Freeh, direttore dell’FBI, Federal Bureau of Investigation (1993-2001), e l’ambasciatore Dell Dailey, coordinatore per l’Antiterrorismo al Dipartimento di Stato (2007-2009). Hanno inoltre preso la parola i deputati della Camera dei Rappresentanti Ileana Ros-Lehtinen (Repubblicani, Florida); Ted “Judge” Poe (Repubblicani, Texas); John Lewis (Democratici, Georgia); Darrell Issa (Repubblicani, California); Brad Sherman (Democratici, California); Sheila Jackson Lee (Democratici, Texas); Judi Chu (Democratici, California); David Scott (Democratici, Georgia); and Hank Johnson (Democratici, Georgia).

In occasione del Capodanno iraniano, Nowrouz (che si celebra il 21 marzo), il generale James Jones ha proposto per il popolo iraniano tre regali: “Il primo è la cancellazione del MEK dalla lista [delle organizzazioni terroristiche], il secondo la garanzia della sicurezza dei residenti di Camp Ashraf e il terzo il sostegno del movimento popolare per la libertà espresso degli iraniani sia nel Paese che all’estero”. Il generale Jones ha concluso: “Dovremmo rimuovere tutti gli ostacoli che attualmente impediscono al potenziale umano che esiste di portare il cambiamento democratico rispetto al regime al potere in Iran. Dovremmo dare al popolo dell’Iran l’opportunità di avere il controllo del proprio destino e di conoscere la libertà non in dieci o venti anni ma a cominciare da questo Capodanno iraniano”.

Ileana Ros-Lehtinen, presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti, ha parlato della necessità di proteggere i “meravigliosi residenti di Camp Ashraf” e ha aggiunto: “Essi meritano la nostra piena protezione, non l’hanno avuta dalle forze irachene, e sta a noi rendere certo che il governo iracheno rispetti tutti gli accordi che ha sottoscritto; vergogna su di noi se non gliene chiediamo conto”. La deputata ha anche ricordato che la  Commissione da lei presieduta sta “attentamente” studiando “l’importante questione della cancellazione del MEK dalla lista”.

Il governatore Dean ha dichiarato: “I Mujahedeen-e-Khalq (MEK) non sono un gruppo terroristico, e dobbiamo cancellarli dalla lista immediatamente. Il MEK è un movimento per la libertà e la democrazia in Iran… Ha 3.400 coraggiose persone che credono nella democrazia altrettanto fermamente che la gente a Bengasi in Libia o a Piazza Tahrir in Egitto; quindi, non possiamo abbandonare i suoi membri di Camp Ashraf, in Iraq. Se cancelliamo il MEK dalla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche, sarà possibile proteggere meglio i residenti di Ashraf”.

Il deputato Brad Sherman, capogruppo dei democratici nel Sottocomitato su Terrorismo, Non-proliferazione e Commercio, ha detto: “Nel 1997, il nostro Dipartimento di Stato cercava disperatamente un modo per creare pace, armonia e amore fra il popolo degli Stati Uniti e i mullah al potere a Teheran. Così il Dipartimento di Stato ha deciso di inserire l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere. Devo chiedere al Dipartimento di Stato: come stanno funzionando quella pace, quell’amore e quell’armonia? Hanno forse le centrifughe [per l’arricchimento dell’uranio] smesso di girare? Abbiamo forse sentito commenti ragionevoli da parte di Ahmadinejad, o invece questo [l’inserimento dei Mojahedin nella lista] è stato un fallimento manifesto della nostra politica estera?… È tempo che esaminiamo ciò che l’Unione Europea ha fatto nel 2009, cioè rimuovere il MEK dalla sua lista delle organizzazioni terroristiche.”

Il giudice Michael Mukasey ha dichiarato fra l’altro: “Non c’è semplicemente alcuna base di diritto o di fatto per mantenere il MEK nella lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche straniere. Ci sono molte ragioni, inclusa la stretta cooperazione del MEK con gli Stati Uniti nell’esporre il programma nucleare dell’Iran, per rimuovere il MEK da quella lista. Il MEK vi è stato tenuto, in parte, per paura che altrimenti l’Iran fornisse Ordigni Esplosivi Improvvisati (Improvised Explosive Devices – IEDs) e altri ordigni mortali ai ribelli iracheni che combattono e uccidono militari degli Stati Uniti, e ovviamente il regime iraniano lo ha fatto anche se il MEK è rimasto nella lista”.

Il generale Hugh Shelton ha specificato che “la maggiore resistenza organizzata all’attuale regime dell’Iran è stata dichiarata  un’organizzazione terroristica straniera dal Dipartimento di Stato. Quella designazione a mio parere è stata un errore, che dovremmo rettificare non domani, ma immediatamente”. Il generale Shelton ha poi detto: “Per aggiungere al danno la beffa, abbiamo Camp Ashraf dove [le forze irachene] si trovano oggi mentre 210 altoparlanti gridano oscenità sentite da donne e bambini, e anche la semplice idea di vivere con questo è qualcosa che dice che dobbiamo intraprendere un’azione subito… Vorrei proporre oggi che gli Stati Uniti aggiungano la propria leadership a un impegno internazionale ad andare sul posto e proteggere i residenti di Camp Ashraf, poiché un principio internazionale riconosciuto è quello del dovere di proteggere”.

Nel celebrare il Capodanno iraniano, il deputato John Lewis, noto come “la coscienza del Congresso degli Stati Uniti”, ha augurato un “felice anno nuovo agli iraniani a Camp Ashraf e alla gente in Iran impegnata per la pace e per il cambiamento”, e ha concluso: “È sempre il momento giusto per agire con giustizia. Il momento è ora. Non la prossima settimana, non il prossimo mese, non il prossimo anno, ma ora”.

Il governatore Tom Ridge ha dichiarato che “Tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite messe insieme non avrebbero lo stesso impatto di una sola decisione da parte dell’Amministrazione Obama, la pura e semplice cancellazione del MEK dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Il MEK non chiede la creazione di una no-fly zone o un altro intervento militare per suo conto. Non ci chiede di assaltare la fortezza in Normandia. Il MEK chiede soltanto di essere cancellato dalla lista”.

Il congressista Ted Poe, che ha promosso la Risoluzione 60 della Camera dei Rappresentanti, “Richiesta al Segretario di Stato di cancellare l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano dalla lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche straniere”, ha detto: “È tempo che una squadra dell’UNAMI [Missione delle Nazioni Unite di Assistenza all’Iraq] sotto la protezione degli Stati Uniti sia disposta permanentemente a Camp Ashraf per monitorare la situazione e assicurare che non si verifichino ulteriori violazioni della dignità umana”.

L’ambasciatore Dell Dailey si è rivolto al Segretario di Stato Clinton chiedendo di “revocare la designazione” [come organizzazione terroristica] del MEK. “Tutto il Medio Oriente è in eruzione e invoca democrazia. Noi non dobbiamo frapporci come ostacolo. La revoca immediata [della designazione] è essenziale” ha aggiunto, concludendo che questo “dirà al popolo dell’Iran che gli Stati Uniti sono con loro”.

L’ambasciatrice Paula Dobriansky ha detto che “le recenti rivolte in Nord Africa hanno tratto ispirazione dalle proteste democratiche del 2009 in Iran… Donne e giovani sono indispensabili attori del cambiamento; la loro leadership deve essere riconosciuta e il loro impegno sostenuto… Maryam Rajavi… riconosce nel suo Piano in Dieci Punti per un futuro Iran che dovrà esserci completa equità politica e sociale di genere, incluse equa partecipazione alle elezioni e abolizione della discriminazione contro le donne. Noi dobbiamo sostenere queste attiviste. Questa piattaforma pone al centro dell’attenzione i diritti fondamentali non solo delle donne ma di tutti gli iraniani”.

L’ex direttore dell’FBI Louis Freeh ha chiamato in causa la fondatezza delle prove sulla cui base i Mujahedeen-e-Khalq erano stati inseriti nella lista. “Non c’è assolutamente alcuna prova credibile, pensiamo nemmeno fra le informazioni riservate, che giustifichi il mantenimento del MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere. Di fatto, tutte le prove militano contro il mantenimento della designazione di ‘terroristi’. Ciò che il Segretario di Stato Clinton ha bisogno di fare è cancellare il MEK dalla lista, proteggere gli eroi di Camp Ashraf e rendere certo che noi sosteniamo la libertà in Iran invece che restare in silenzio, facilitando col nostro silenzio la persecuzione omicida da parte del regime iraniano”.