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Prigioniero politico torturato a morte a causa della deliberata negazione di cure mediche

CNRI – Mohsen Dokmechi, 53 anni, un simpatizante della PMOI e prigioniero politico, è morto in carcere a causa della deliberata negazione di cure mediche da parte del regime dei mullah dopo nove mesi di prigionia e torture.

Aveva scontato diversi anni in carcere negli anni’80 e è stato uno dei mercanti famosi e rinomati del Bazaar di Teheran. Mohsen Dokmechi è stato nuovamente arrestato e condannato a 10 anni di prigionia ed esilio nell’agosto del 2009 con l’accusa di aver aiutato le famiglie dei prigionieri politici e perché sua figlia Narges Dokmechi ha vissuto a Campo di Ashraf.

L’anno scorso dopo essergli stato diagnosticato un cancro, il regime dei mullah ha impedito il suo trattamento per mesi. Finalmente dopo diversi mesi di ritardo, è stato ricoverato in ospedale lo scorso dicembre, mentre le sue mani e piedi erano incatenati e tre agenti armati dal servizio di intelligence dei mullah lo piantonavano in ospedale.
A seguito di un importante intervento chirurgico, i suoi medici specialisti hanno ricordato in una lettera a Jafari Dowlatabadi, procuratore del regime, che il paziente aveva bisogno della chemioterapia e cure mediche a causa del lungo ritardo nella sua operazione.

Tuttavia, il regime ha trascurato le raccomandazioni dei medici e lo hanno portato di nuovo in prigione subito dopo il suo intervento.

Nonostante i suoi forti dolori e le raccomandazioni dei medici, gli agenti del regime, hanno tenuto Mohsen Dokmechi nel Braccio 4 della prigione Gohardasht in condizioni intollerabili. Per torturlo a morte, essi non hanno consentito di essere trasferito in ospedale e andare sotto chemioterapia e trattamento speciale. Non gli hanno nemmeno dato antidolorifici.

La signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha offerto le sue condoglianze per il martirio di Mohsen Dokmechi al popolo iraniano, alla famiglia Dokemechi, e soprattutto a sua figlia. Ha aggiunto: “Come i pazienti eroi di Ashraf che resistono di fronte a restrizioni mediche, è diventato un simbolo della tenace volontà di libertà e di rovesciamento del fascismo religioso”.

Ha invitato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, e tutti i sostenitori dei diritti umani a condannare le deliberate privazioni mediche nelle prigioni e centri di tortura di Khamenei, che sono un chiaro esempio di crimine contro l’umanità’. Ha chiesto misure immediate per salvare la vita dei prigionieri politici, prigionieri in particolare malati, e di sottoporre il fascicolo di violazione dei diritti umani del regime dei mullah al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
29 marzo 2011

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