CNRI – Intervenendo in una conferenza sull’Iran a Berlino il 19 marzo, Patrick Kennedy, figlio dello scomparso senatore Edward Kennedy e membro della Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti dal 1995 al 2011, ha detto: «Quando ci si indica la vera contraddizione fra il combattere contro il terrorismo, contro Ahmadinejad, e il definire il MEK ( PMOI ), che si oppone ad Ahmadinejad, un ‘gruppo terroristico’, io dico: “Sì, cancelliamo l’inserimento del MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche, un inserimento che serve solo all’attuale regime”».
Quello che segue è un estratto dalla trascrizione del suo discorso.
«Il governatore Dean ha iniziato il suo intervento dicendo quanto fosse difficile seguire un presidente. Bene, Presidente Rajavi, posso dire che capisco come si sentiva perché ogni occasione che ho avuto di parlare preceduto da un filmato di mio zio il Presidente Kennedy, dopo è stata in discesa.
Ma dirò: Maryam Rajavi, grazie per la sua leadership. Mio zio 50 anni fa venne a Berlino, a pronunciare le parole: “Ich bin ein Berliner” – “Io sono un berlinese”. Oggi io ritorno in una Berlino libera e unita su invito del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran e ripeto le sue parole immortali con solo una piccola modifica: Man Irani hastan. Man Ashrafi hastan! (Io sono un iraniano. Io sono di Ashraf!).
Il discorso di mio zio riecheggia attraverso il tempo, perché è un messaggio che risuona oggi. La lotta per I diritti umani della quale parlò quel giorno a Berlino è una lotta che continua oggi in Iran, nel Medio Oriente, in ogni angolo del mondo dove la gente lotta per essere libera. Quando mio zio affrontava la questione dei diritti umani nel proprio Paese negli anni Sessanta, parlava del principio di trattare gli altri come noi stessi vorremmo essere trattati. Egli disse: “Chi fra noi vorrebbe essere al posto degli afro-americani nel nostro Paese, e accontentarsi dei consigli di pazientare e rimandare da parte di coloro che dicono ‘Non ora, più tardi’?”.
Maryam Rajavi ha detto che dovremmo imporre sanzioni all’Iran; lo penso anch’io e la mia risposta è ‘Sì’. Ha detto che dovremmo avere un tribunale per i crimini contro l’umanità per i responsabili del carcere di Evin – il famoso luogo di tortura in Iran che ha visto la morte e la tortura di tanti che lottavano per vedere un nuovo Iran; io dico: “Sì al tribunale che lei ha chiesto”.
Quando ci si indica la vera contraddizione fra il combattere contro il terrorismo, contro Ahmadinejad, e il definire il MEK [l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran], che si oppone ad Ahmadinejad, un ‘gruppo terroristico’, io dico: “Sì, cancelliamo l’inserimento del MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche, un inserimento che serve solo all’attuale regime”.
E infine, quando lei dice “Sì” a un “Nuovo Giorno” per l’Iran, io dico “Sì, Nowruz”. Vogliamo un Nowruz per l’Iran, un Nowuz per i diritti umani, un Nowruz per la democrazia; e con le sue parole, signora Presidente: “Metavan va bayat! – Sì, dobbiamo!“.
Grazie.»
