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Ci torciamo le mani sulla Siria, ma non sul massacro di 52 Iraniani

Né il Foreign Office britannico né il Dipartimento di Stato statunitense hanno avanzato un minimo accenno di protesta sul ruolo svolto dalle Nazioni Unite

SUNDAY TELEGRAPH

di Christopher Booker; 7 settembre 2013

Domenica scorsa, mentre lo sguardo del mondo era appuntato sul baccano seguito all’uccisione di 1400 Siriani con gas tossici, molta minore attenzione era rivolta all’avvenimento in corso nel confinante Iraq, dove centinaia di militari iracheni e iraniani irrompevano in ciò che restava di quella che era stata l’ordinata piccola città di Ashraf per uccidere a freddo 52 dissidenti iraniani inermi – molti dei quali ammanettati e assassinati con un colpo alla nuca.

Una ragione per la quale potremmo essere preoccupati per questa tragedia, comunque, è che questo massacro, condotto direttamente su ordine del leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Khamenei, è solo l’ultimo sviluppo di una storia molto più vecchia, che probabilmente rende il nostro Foreign Office un complice passivo del crimine. Ho riferito a lungo qui sullo straordinario dramma di come i residenti di Ashraf siano stati orribilmente traditi, non solo dal primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, ma anche da un uomo che si chiama Martin Kobler, il quale fino a poco fa era il rappresentante personale in Iraq del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Non appena le ultime truppe statunitensi lasciarono l’Iraq nel 2009, dopo che ciascun residente di Ashraf aveva avuto una garanzia personale di incolumità, cominciò a palesarsi la tragedia orchestrata dai loro nemici a Teheran. In un primo assalto contro Ashraf vi furono 47persone uccise e centinaia di feriti.

Poi, nel 2011, Kobler ingannò 2000 abitanti di Ashraf inducendoli a spostarsi in un’ex base statunitense, Camp Liberty, che si rivelò nient’altro che una squallida prigione, dove molti altri sono stati uccisi o feriti.

La scorsa settimana, approfittando deliberatamente dell’attenzione internazionale concentrata sulla Siria, il leader supremo dell’Iran – il principale sostenitore di Assad nella regione – ha ordinato un altro assalto omicida contro Ashraf, organizzato da Qassem Suleimani, capo della brigata Qods iraniana responsabile di atti di terrorismo in tutto il Medio Oriente. Come ha detto Qassam a Teheran due giorni dopo, in un discorso in cui ha affermato “sosteniamo la Siria fino all’ultimo”, l’ultima operazione ad Ashraf si era risolta in un grande successo. Nel corso di tutta questa brutta storia né il Foreign Office britannico né il Dipartimento di Stato statunitense hanno avanzato un minimo accenno di protesta contro la parte ampiamente documentata svolta in essa da Kobler.

Link del articolo:www.telegraph.co.uk

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