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Avvertimento ai funzionari U.S.A. e ONU, Sei agenti della Forza Qods a Baghdad e il piano dei mullah iraniani per impadronirsi degli ostaggi o eliminarli in Iraq

Massacro ed esecuzioni di massa ad Ashraf – No. 95

Nei suoi tanti comunicati, sin dal 13 Novembre, la Resistenza Iraniana ha denunciato l’ingresso di sei agenti della forza terroristica Qods in Iraq che ha lo scopo di coprire l’enorme crimine contro l’umanità commesso ad Ashraf ed è legato al destino dei sette ostaggi.

 

Nel frattempo, secondo alcune notizie ricevute dall’interno del regime teocratico e dal Consiglio Supremo per la Sicurezza del regime, d’accordo con Maliki, il regime dei mullah sta aspettando l’occasione adatta per farsi consegnare gli ostaggi dal Governo dell’Iraq o, in alternativa, per ucciderli in Iraq o annientarli sotto tortura.

Alla fine della undicesima settimana dal rapimento degli ostaggi e dall’inizio dello sciopero della fame dei residenti di Camp Liberty e degli iraniani in diversi paesi, gli incontri e i colloqui tra gli aguzzini della forza terroristica Qods e gli alti funzionari del governo iracheno sul destino degli ostaggi, hanno causato gravi preoccupazioni poiché riguardano i complotti del regime iraniano e del governo di Maliki per estradare gli ostaggi o, in alternativa, eleminarli.

Alcune dichiarazioni sconcertanti da parte di un “Alto Funzionario Amministrativo” americano durante una teleconferenza del 30 Ottobre, quelle del rappresentante del Dipartimento di Stato all’udienza del 13 Novembre alla Sotto-Commissione sul Medio Oriente in favore di Maliki e il suo sorprendente tentativo, dall’inizio alla fine dell’udienza, di far apparire Maliki come inconsapevole e non colpevole di questo enorme crimine contro l’umanità, non fanno che agevolare qualunque futuro atto criminale del Governo dell’Iraq. 

Questo funzionario durante la teleconferenza ha sottolineato: “Non abbiamo informazioni attendibili a tutt’oggi sul fatto che il governo iracheno sia in qualunque modo coinvolto nel deprecabile attentato a Campo Ashraf”. Similmente, il rappresentante del Dipartimento di Stato all’udienza del Congresso ha asserito, in modo scioccante, che i sette ostaggi non sono in Iraq!

Queste affermazioni sono prive di qualunqe veridicità. Documenti esaustivi, presentabili in  qualunque indagine, organismo o tribunale internazionale indipendente, sono prontamente disponibili e testimoniano, senza alcun dubbio, che i sette ostaggi sono ancora sul suolo iracheno e che si trovano sotto il controllo delle forze speciali del primo ministro e del figlio di Maliki. La Resistenza Iraniana ha continuamente condiviso tutti i dettagli su questa questione con la parte americana ma, per ragioni ignote, il di Dipartimento di Stato si rifiuta di condurre un’indagine su questo enorme crimine o persino di richiedere ufficialmente alle Nazioni Unite un’inchiesta indipendente, imparziale e trasparente.

Ovviamente, se gli ostaggi dovessero essere estradati verso il regime iraniano o uccisi in Iraq, il fardello maggiore della responsibilità ricadrebbe direttamente sul Governo U.S.A. che aveva ripetutamente garantito la loro sicurezza ed incolumità.

All’inizio della dodicesima settimana di sciopero della fame a Camp Liberty e in diversi paesi del mondo, data la enorme preoccupazione delle famiglie e della comunità iraniana, la Resistenza Iraniana si rivolge al Presidente Obama perché intervenga con azioni urgenti per assicurare il rilascio degli ostaggi.

Tenere in ostaggio sette “persone protette” per 78 giorni, è un caso lampante di crimine contro l’umanità.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

17 Novembre 2013

 

 

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