sabato, Dicembre 3, 2022
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Amb. Giulio Terzi: Il messaggio che questo straordinario raduno deve mandare stasera è che si deve dare il massimo sostegno ad organizzazioni musulmane come la Resistenza Iraniana,

Discorso dell’Ambasciatore Giulio Terzi al grande Raduno della Resistenza iraniana a Parigi

Il messaggio che questo straordinario raduno deve mandare stasera è che si deve dare il massimo sostegno ad organizzazioni musulmane come la Resistenza Iraniana, che difendono una visione tollerante, anti-fondamentalista e democratica dell’Islam e che si riflette perfettamente nei dieci punti contenuti nel programma politico del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

Specialmente in Medio Oriente, la pace e la stabilità potranno realizzarsi solo se l’estremismo e il fondamentalismo verranno sconfitti.

Le forze della moderazione, della libertà e della democrazia devono perciò essere aiutate in maniera decisa non solo dai governi occidentali, ma anche da tutte le nazioni democratiche del mondo e dagli individui che hanno a cuore i valori e le libertà umane. La maggioranza degli stati appartenenti alla Lega Araba ha appoggiato negli ultimi quattro anni una transizione democratica in Siria, una stabilità politica nello Yemen, un sistema di governo inclusivo in Iraq. Ma tutti questi sforzi sono falliti, principalmente a causa delle strategie espansionistiche e settarie della teocrazia iraniana.

Sin dalla rivoluzione di Khomeini, l’Iran ha sempre agito come il tutore della comunità sciita in Libano, Bahrein, Yemen, Siria e Iraq. Il regime ha creato una solida rete di milizie sciite: gli Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen, l’Organizzazione Badr, Asa’ib Ahl al-Haq, Kata’ib Hezbollah e le Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq. Si è anche accattivato gli esponenti sunniti per rafforzare il suo status nella regione. Ha sviluppato forti legami con Hamas e con la Jihad Islamica a Gaza.

La guerra contro l’ISIS non dovrà sviare l’attenzione dagli obbiettivi iraniani. La presa di potere di Tehran in Iraq ha garantito il dominio delle milizie sciite, aumentando notevolmente il ricorso ad organizzazioni fondamentaliste come l’ISIS nelle regioni sunnite.

La nomina del Primo Ministro al-Abadi è stata accolta lo scorso anno dalle nazioni occidentali come quella di un leader inclusivo in grado di porre fine alle politiche settarie di Nuri al-Maliki. Ma è successo il contrario. La Conferenza di Parigi della scorsa settimana ne ha fornito l’ultima, chiara prova.

A Parigi il Primo Ministro al-Abadi non ha detto una sola parola contro le politiche settarie dell’Iran in Iraq e Siria. Ha invece più volte sottolineato che ha bisogno di armi, denaro, truppe in campo per agevolare la pulizia etnica delle milizie sciite. Proprio lo stesso giorno il Presidente Rouhani ha dichiarato che mai e poi mai toglierà il suo appoggio a Bashar Assad. 

E’ questo il “ruolo responsabile” nella regione che molta gente in Occidente si aspetta dal regime iraniano? O la ricompensa che i “5+1” si augurano per l’accordo sul nucleare?

L’ingerenza di Tehran nella regione mira a compensare le carenze in patria. Attraverso l’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo sotto la bandiera dell’Islam, i mullah vogliono preservare il loro potere a Tehran, superando la debolezza del regime e la sua incapacità ad affrontare i problemi interni. Il fondamentalismo può sopravvivere solo restando all’offensiva.

Tuttavia la maggior parte della popolazione, in particolare i giovani, sta diventando insofferente e chiede un cambiamento. Per la nuova generazione di iraniani, lo stato dovrebbe essere molto meno islamico di quanto i suoi governanti non vogliano. Le ambizioni dei giovani vanno in direzioni diverse, non con la malizia o le prove di forza, ma con una maggiore istruzione, con le idee e il desiderio di essere cittadini del mondo. Sempre più donne iraniane sono una forza di cambiamento sociale. Guardano all’esempio dato da Madame Rajavi e al suo impegno nei confronti della democrazia e della giustizia sociale.

In queste circostanze una politica decisa delle potenze occidentali, ed in particolare degli Stati Uniti, dell’UE e dei paesi arabi, è necessaria per porre fine all’ingerenza iraniana in Iraq, Siria e Yemen. E’ necessaria una politica chiara per rimuovere le pesanti interferenze di Tehran a Baghdad, per garantire una transizione democratica a Damasco senza Assad, per sostenere la stabilità dello Yemen impedendo le azioni dei complici degli iraniani.

Perché abbia successo una tale politica deve essere collegata al popolo iraniano, con il desiderio di cambiamento rappresentato dalla Resistenza Iraniana e dai Mojahedin dell’Iran.

Milioni di iraniani in patria e all’estero lodano il sacrificio dei loro eroi caduti nella lotta per la libertà. Quelli che sono stati uccisi e quelli che stanno ancora soffrendo a Camp Liberty devono essere ricordati. E la situazione di Camp Liberty deve, di nuovo, essere energicamente denunciata.

 

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