mercoledì, Novembre 30, 2022
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Iran: Intervento di Maryam Rajavi a San Rossore

ImageCNRI, 25 luglio – C’era anche il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana alla seconda giornata del meeting di S.Rossore dedicata ai diritti delle donne e presenziata dalla ministra per le Pari Opportnuità Barbara Pollastrini.La presidente del CNRI, Maryam Rajavi, nell’impossibilità di partecipare personalmente, ha tenuto il suo intervento durante la tavola rotonda della mattina, in videoconferenza.
La leader della Resistenza Iraniana ha sottolineato come la pretesa dei mullah di giustificare le pratiche barbare e violente con l’argomentazione culturale e religiosa sia completamente infondata.
L’Islam, ha ribadito veementemente e ripetutamente Maryam Rajavi, promuove la tolleranza, la coesistenza e l’uguaglianza di genere.

Il vero Islam è democratico e non ha nulla a che vedere con la pena di morte, le lapidazioni, le fustigazioni e le altre pratiche barbare del regime dei mullah che sono soltanto strumenti indispensabili alla repressione.
La Repubblica Islamica dell’Iran da ventotto anni promuove una politica estera finalizzata all’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo islamico.

Ne sono testimonianza i documenti prodotti dal CNRI riguardo alla pesante e diffusa infiltrazione del regime in Iraq. È poi a conoscenza di tutti l’influenza iraniana in Libano e in Afghanistan.
È chiaro quindi che l’Iran rappresenta un problema per la stabilità di tutta la regione mediorientale e conseguentemente un problema che riguarda da vicino anche l’occidente.
“Qual’è la strategia da adottare per contenere il fascismo religioso dilagante?” ha chiesto alla platea la presidente della Resistenza.
Non è un intervento militare esterno ma non è neanche il perseguimento della politica dell’accondiscendenza, ossia la ricerca di un dialogo che si conclude sempre con la vittoria delle posizioni del regime.

L’unico modo per arginare il fondamentalismo religioso promosso dai mullah, è quello di dare pieno sostegno alla Resistenza iraniana e di interrompere immediatamente l’accondiscendenza.
Il popolo iraniano, ha sottolineato la Rajavi, deve essere l’unico artefice, insieme alla sua resistenza, di una cambiamento democratico del regime.
In quest’ottica la politica dell’Unione Europea che si ostina, contravvenendo alle sue stesse leggi, a mantenere il PMOI sulla lista terroristica, non fa altro che bloccare la strada verso la democrazia.
La Resistenza Iraniana, ha spiegato la Rajavi nel suo intervento, è la maggiore forza d’opposizione al regime.
Innanzitutto perchè il migliore antidoto al fondamentalismo islamico è l’islam moderato che impedisce ai fondamentalisti di diventare portavoce esclusivi del sentimento religioso della popolazione.
In secondo luogo perchè il CNRI dimostra con la sua stessa esistenza la compatibilità dell’islam con la democrazia e con il principio dell’uguaglianza di genere.
Dato che il fondamentalismo si basa sulla misoginia, le donne hanno un ruolo chiave nella sconfitta del fondamentalismo stesso.
È da questa riflessione che si è generata all’interno della resistenza e del PMOI una sorta di rivoluzione che ha portato la presenza femminile al 50% e ad una quota ancora superiore nei posti di responsabilità.
Come ha sottolineato Farideh Araki Karimi nel suo intervento all’interno della tavola rotonda che si è tenuta nel pomeriggio su “I diritti delle donne : esperienze e buone pratiche”, l’ingresso massiccio delle donne nell’organizzazione non è stato un processo semplice.

È stato difficile e ci sono volute riunioni su riunioni per far accettare alle donne la responsabilità della lotta, e nella storia, sottolinea con orgoglio Farideh, non è mai accaduto che le donne prendessero in mano la lotta.
Ma la “rivoluzione femminista” che ha investito l’organizzazione ha creato dei problemi anche negli uomini.
Nonostante fossero tutte persone dotate di grande cultura, non è stato facile per loro accettare il fatto che sarebbero state le donne a guidarli.
La politica femminista del CNRI è stata motivata anche dalla volontà di rimuovere una contraddizione tra la storia iraniana e la situazione attuale.
L’Iran ha subito nel corso di un secolo tre tentativi di cambiare il regime.
Nel 1906 con la rivoluzione costituzionale, nel 1953 con la nazionalizzazione del petrolio di Mossadeq e, infine, nel 1979 con la rivoluzione islamica.
Quest’ultima ebbe successo grazie alla mancanza delle opposizioni, neutralizzate dalla politica repressiva dello Shah e alla rete delle moschee attraverso le quali Khomeini diffuse messaggi e notizie anche false che la gente non riuscì a smascherare a causa della mancanza di una cultura politica anch’essa causata dal regime repressivo.
In ognuna di queste fasi le donne hanno avuto un ruolo cruciale ed attivo.
Da qui la contraddizione di un regime misogino impiantatosi in un paese in cui le donne hanno sempre svolto un ruolo importante.

Sia l’intervento di Maryam Rajavi che quello di Farideh Araki Karimi si è concluso con un appello all’Italia affinchè sostenga la “terza via” per il bene degli iraniani, della stabilità della regione e degli stati europei.

 

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