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Licenziamenti in crescita in diverse città iraniane

ImageCrescita esplosivo del 70% il numero di licenziamenti dei lavoratori rispetto allo scorso anno

CNRI – I licenziamenti dei lavoratori in Iran sono in crescita in diverse città iraniane. Secondo le autorità del regime, la percentuale di licenziamenti raggiunge il 49% a Teheran e più del 70% in tutto il paese rispetto allo scorso anno (ILNA, 8 aprile 2010).

Dopo aver preso il controllo della Compagnia statale di Telecomunicazioni, nel tentativo di controllare le comunicazioni e diffondere l’ondata di repressione in Iran, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha fatto ricorso a licenziamenti un po’ovunque tra i dissidenti. Uno di questi provvedimenti ha imposto la chiusura del servizio che fornisce informazioni sui numeri di telefono nelle varie province.

A Teheran, il numero di lavoratori dell’impianto Pars Electric, uno dei più grandi della città, è sceso da 3500 a 150.

A Tabriz, moltissimi lavoratori degli impianti manifatturieri più conosciuti sono stati licenziati. Tali compagnie includono il megacomplesso petrolchimico, un impianto di assemblaggio di automobili, uno di fabbricazione di trattori, la Motogen, fabbricazione di cuscinetti a sfera e pistoni, impianti tessili di Tabriz e di fabbricazione di carrelli elevatori, e la Bonyan Diesel.
L’impianto di fabbricazione di trattori è sull’orlo della bancarotta, a causa della mancanza di materie prime e delle importazioni di trattori dall’estero, e ha lasciato una grossa fetta di lavoratori a casa. 3200 lavoratori risultano ora più poveri.
La produzione alla Motogen di Tabriz, che fabbrica diversi motori elettrici per la casa e l’industria, presente da 35 anni, ha altresى licenziato dei lavoratori.

A Shiraz, l’impianto di lavorazione della carne Fars, che prima dava lavoro a più di 1400 persone, è stato chiuso.
Il numero dei lavoratori nella centrale Azmayesh a Marvdasht è calato da 1800 a 100.
Anche nella provincia di Fars, 700 lavoratori su 1500 della compagnia di telecomunicazioni a lunga distanza di Fars sono stati mandati via. Non venivano pagati da 14 mesi.
100 lavoratori dell’impianto Hafez Tiles sono stati mandati via, mentre i restanti 400 non vengono pagati né ricevono sussidi.
Oltre al 70% degli impianti della zona industriale, anche la Siemens, la Dadeli (farina) e il cementificio di Fars devono far fronte a seri ostacoli e alla crisi.

Secondo le autorità religiose del regime, nella regione di Kheirabad, in particolare nella sola Varamin, 250 impianti di produzione sono stati chiusi, lasciando i dipendenti a casa (ILNA, 19 aprile 2010).

I problemi economici, l’industria allo sfacelo, e la povertà di milioni di lavoratori in Iran sono solo alcune delle conseguenze delle violazioni compiute dal regime religioso e delle sue politiche impopolari, che stanno sprecando le ampie risorse e il benessere del paese ai fini dello sviluppo di armi nucleari ed esportazione del terrorismo.

Si sta avvicinando la Giornata Internazionale dei Lavoratori, e la Resistenza Iraniana lancia un appello all’Organizzazione Internazionale per il Lavoro, a tutte le unioni e sindacati dei lavoratori, e alle organizzazioni per la difesa dei diritti dei lavoratori nel mondo per difendere i diritti dei lavoratori iraniani e condannare le politiche anti-lavoro e repressive del regime religioso.

Il Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
22 aprile 2010
 

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