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Iran: Torture atroci a Ali Saremi, prigioniero politico nel braccio della morte

Ali Saremi passٍ 23 anni della sua vita in carcere tra il regime dello Scià e quello teocratico

ImageCNRI – Con un atto crudele e disumano, lunedى 20 aprile i servi del regime teocratico hanno posto sul banco degli imputati, accusandolo di vari crimini, un prigioniero politico, peraltro già condannato a morte. Ali Saremi è il padre di uno dei residenti del Campo Ashraf in Iraq. Il 62enne era stato brutalmente condotto in catene davanti al tribunale del regime, appena due giorni dopo aver subito un importante intervento chirurgico. Il processo si è concluso senza alcuna sentenza ed è stato rimandato.

Il giudice che presiedeva il tribunale, Mohammad Moqisseh, è un ex-membro del « Comitato della Morte », responsabile del massacro di prigionieri politici nel 1988. L’accusa riguardava il violento attacco del settembre 2008 contro dei prigionieri politici da parte di alcuni pericolosi detenuti, attacco organizzato dalle autorità della prigione di Evin. Durante il processo, Saremi ha protestato contro il nuovo complotto delle autorità del carcere e contro la creazione di una messa in scena contro di lui, rcosi come contro il suo esilio nella prigione Gohardasht di Karaj. Ha cercato peraltro di rivendicare i suoi diritti come musulmano e come sostenitore dei Mujaheddin del popolo Iraniano rispetto agli insulti e alle accuse di Moqisseh.

Dall’insediamento del regime dei mullah del 1979, Saremi è stato in carcere quattro volte, accusato di sostenere il PMOI. Passٍ 23 anni della sua vita in carcere tra il regime dello Scià e quello teocratico. Fu arrestato l’ultima volta nell’agosto 2007 per aver preso la parola durante la cerimonia di commemorazione del massacro dei prigionieri politici in Iran nel 1988. Nel dicembre 2009, dopo aver passato due anni e mezzo in un limbo legale, fu condannato brutalmente a due anni di prigione e all’esecuzione, senza aver potuto godere di un giusto processo.
Il regime teocratico è profondamente vendicativo nei confronti dell’incessante lotta di Saremi, la cui figlia risiede nel Campo Ashraf. Il regime sta, pertanto, tentando di creare un nuovo caso legale per esercitare ancora più pressione sul prigioniero politico.

La Resistenza Iraniana si appella a tutte le organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani e alle autorità, soprattutto all’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani e alle personalità più eminenti che si occupano di arresti arbitrari, torture ed esecuzioni, per condannare il deteriorarsi dei diritti umani in Iran. Chiede altresى la messa in atto di provvedimenti urgenti per far luce immediatamente sulla situazione dei prigionieri politici in Iran.

Il Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

I25 aprile 2010
 

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