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Iran: Richiesta di impiccagione per 5 dei arrestati della rivolta

ImageRichiesta di impiccagione per 5 dei arrestati della rivolta, imputati alla collaborazione con i Mojahedin del popolo
Giudice Salavati: secondo l’articolo 186 della codice penale islamico, a causa dell’esistenza della direzione dei Mojahedin, tutti i membri e simpatizzanti di questa organizzazione sono mohareb, sebbene non del ramo militare

CNRI, 19 gennaio – In un tribunale farsa preseduto dal noto torturatore, Salavati, il 18 gennaio 5 persone arrestate nella rivolta di Ashura per la loro collaborazione con i Mojahedin del popolo sono state accusate di essere mohareb (in guerra contro Dio) ed è stata chiesta la massima pena, cioè l’impiccagione. Il regime dei mullà per non rivelare la sua odiosa sceneggiata non ha reso pubblico neanche i nomi degli imputati.

Il noto torturatore Salavati, coinvolto nella tortura e uccisione di centinaia di prigionieri politici, cosi come il suo collega, Said Mortazavi deve essere lui stesso processato per i crimini contro l’umanità.
Il criminale giudice dei mullà arrampicandosi allo specchio ha cercato di riferire la rivolta del popolo ai “mobilitazione dei mas media e la rete satellitare”, “spazio virtuale dell’internet” e “istituti di ricerca e d’informazione statunitense”. Ma non ha potuto nascondere il proprio terrore dal fatto che “il principio di velayat-e faghih” come “perno del sistema” è l’obiettivo dei manifestanti che “aumentano le loro iniziative per rompere il sistema”. Il giudice dei mullà ha espresso anche la sua felicitazione che, per ora “il sistema” è sfuggito dalla rabbia popolare. (Agenzia governativa Fars, 18 gennaio).
Il giudice dei mullà ha aggiunto la falsità secondo cui gli imputati “erano addestrati in  Iraq e in Europa tramite i Mojahedin per uccidere e creare i tumulti” e “sono stati spediti in Iran per missioni di terrorismo”.
Queste ridicole menzogne ricordano le parole della Savak dello sciah negli ultimi mesi, e mostrano lo spavento del regime islamico e dei suoi organi di repressione dal suo rovesciamento.
Salavati in questa farsa-processo ha detto: “siccome la direzione centrale dei Mojahedin non è stata eliminata, secondo l’articolo 186 del codice penale islamico, tutti i membri e i simpatizzati di questa organizzazione sono mohareb, sebbene non membri del ramo militare”.
Prima di lui il mullà Ebrahim Reisi, sostituto procuratore e tra i responsabili del genocidio dei 30.000 prigionieri politici nell’estate dell’88 aveva detto che: “l’organizzazione dei Mojahedin del popolo, è una formazione strutturata”, “chi in qualsiasi modo aiuta i Mojahedin del popolo è considerato mohareb. Il mullà Reisi    ha precisato che usare pietra o legno è “moharebeh”  e sarà punito con la pena di morte. (TV del regime 30 dicembre 2009).
Altre due prigionieri sono stati accusati  “ad avere relazioni con i Mojahedin del popolo” e sono stati condannati a 5 e 10 anni di carcere, di cui la meta trascorsa nei luoghi di pessima clima.
La Resistenza Iraniana lancia il monito per le impiccagioni e lunghi anni di condanna, torture e estorsione di confessioni da parte del regime iraniano per montare le sue sceneggiate.
La Resistenza Iraniana s’appella al Segretario generale dell’ONU, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, all’Alta commissariato dei diritti umani e alle altre competenti organizzazioni internazionali affinché condannino la sistematica violazione dei diritti umani da parte del regime iraniano;
e chiede di praticare le logiche conseguenze tra cui la sospensione delle relazioni economico-politiche con il regime iraniano fino  alla liberazione di tutti i prigionieri politici e alla cessazione  totale della repressione, della tortura e delle impiccagioni

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
19 gennaio 2010

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