Il numero delle esecuzioni è arrivato a 308, dalle elezioni-farsa del regime
Un’ondata di esecuzioni sta scuotendo tutto l’Iran e nessuna regione del paese è immune dalla brutalità e la repressione degli assassini al potere. Solo negli ultimi 10 giorni sono state registrate le seguenti esecuzioni:
Il 26 Ottobre, nella città di Zahedan, sono stati giustiziati 16 prigionieri politici baluci. Lo stesso giorno, un prigioniero politico baluci è stato impiccato nella prigione della città di Hamedan ed un altro il giorno seguente nella prigione di Khorram-abad a Barsiloun.
Sempre il 26 Ottobre, nelle prigioni di Urumiah e Salmas, sono stati giustiziati 2 prigionieri politici curdi.
Nella città di Saqqez il 4 Novembre è stato giustiziato un prigioniero politico curdo.
Sei prigionieri sono stati giustiziati, sempre il 4 Novembre, nelle prigioni di Kerman e Bam.
A Rasht, 3 prigionieri sono stati impiccati il 1° e il 2 Novembre.
Nella provincial di Kermanshah, 3 prigionieri sono stati giustiziati il 31 Ottobre e il 3 Novembre nella prigione di Dizelabad. Il procuratore del regime di Kermanshah ha anche riferito dell’esecuzione di altri 5 prigionieri nella stessa prigione ma non ne ha specificato le date.
Ad Urumiah 11 prigionieri, tra cui 2 donne, sono stati impiccati il 30 Ottobre ed un’altra donna il 26 Ottobre.
Il 30 Ottobre, nella prigione di Gohardasht, un uomo e una donna, Mitra Shahnavazi, sono stati giustiziati. Gli aguzzini del regime hanno impiccato Mitra Shahnavazi nonostante fosse gravemente malata.
Nella città di Shiraz, il 30 Ottobre sono stati impiccati 3 prigionieri. Nello stesso giorno anche un altro prigioniero è stato impiccato nella prigione di Karun ad Ahwaz.
Di conseguenza, solo negli ultimi 10 giorni, il numero delle esecuzioni è salito a 55 e tra i giustiziati almeno 20 erano considerati ufficialmente prigionieri politici.
Naturalmente, è routine nel regime dei mullah giustiziare i prigionieri politici con la scusa di stare impiccando dei comuni trafficanti di droga.
Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, definisce la repressione, la tortura e le esecuzioni come fattori comuni a tutte le fazioni e bande del regime e una necessità per la sopravvivenza del regime stesso. A tal proposito ha detto: “La propaganda dell’equilibrio e della moderazione con la barbarie al potere in Iran, non ha altro scopo se non ingannare la comunità mondiale, creare dei pretesti per creare accordi e compiacere questo regime medievale.
Maryam Rajavi si è rivolta alla comunità mondiale perché condanni energicamente la sistematica violazione dei diritti umani in Iran, in particolare le esecuzioni arbitrarie e di massa, e ha detto: “Il silenzio e l’immobilismo nei confronti di questo regime, lo sta incoraggiando ad intensificare i suoi crimini. L’unica via è presentare il caso di questi crimini al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che i leaders del regime affrontino un regolare processo e che vengano condannati per crimini contro l’umanità.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
5 Novembre 2013
