
Il Tribunale Rivoluzionario di Rasht ha condannato ancora una volta a morte la prigioniera politica Zahra Tabari. Questa sentenza criminale le è stata comunicata nei giorni scorsi.
Zahra Tabari era stata condannata a morte per la prima volta nel novembre 2025 dalla Prima Sezione del Tribunale Rivoluzionario di Rasht, presieduta dal noto giudice Ahmad Darvish-Goftar, con l’accusa di ribellione armata (Baghi) attraverso l’«appartenenza e l’attività nell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK)». Questo a seguito di un finto processo di dieci minuti, condotto in videoconferenza e senza un avvocato difensore di sua scelta.
In seguito alle diffuse proteste globali contro questa sentenza criminale, la Corte Suprema dei mullah, con una mossa teatrale, ha rinviato il caso per un nuovo processo alla Seconda Sezione del Tribunale Rivoluzionario di Rasht, presieduta dal fustigatore Mohammad Ali Darvish-Goftar, figlio di Ahmad Darvish-Goftar. Come previsto, il 14 aprile 2026, questa sezione ha condannato nuovamente a morte la prigioniera politica per gli stessi capi d’accusa. Questo verdetto criminale le è stato notificato questa settimana.
Zahra Tabari, 68 anni, ingegnere elettrico con un Master in energia sostenibile conseguito presso l’Università di Borås in Svezia, era stata arrestata nell’aprile 2025 durante un’irruzione degli agenti di sicurezza nella sua casa di Rasht. In precedenza era stata arrestata nel giugno 2022 e condannata a 18 mesi di prigione.
La Resistenza Iraniana lancia un appello alle Nazioni Unite, ai suoi organismi competenti, all’Unione Europea e ai suoi Stati membri affinché intraprendano un’azione immediata per salvare la vita dei prigionieri politici che rischiano la pena di morte, in particolare Zahra Tabari, e per garantirne l’immediata liberazione.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI)
31 maggio 2026
