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Iran: Il violento trasferimento dei 36 ostaggi al carcere speciale del primo ministro iracheno

Ordine governativo di fermo, per altri 15 giorni, o dolosa sentenza di morte

• I 36 ostaggi devono essere liberati immediatamente e far ritorno ad Ashraf, altrimenti il governo iracheno sarà responsabile della loro morte.
• Un’autorità del governo iracheno ha dichiarato che si sta individuando un terzo paese per il loro trasferimento. Questo è un prendere tempo, vigliaccamente. La Resistenza Iraniana accoglie positivamente il trasferimento degli ostaggi in Europa o negli Stati Uniti per salvare la loro vita.

ImageAttacco contro Ashraf – Comunicato n ° 102 

I 36 Mojahedin del popolo tenuti ostaggi,  da 69 giorni in sciopero della fame e da 4 senza bere liquidi, sono stati trasferiti con violenza al carcere dell’ex aeroporto, Mossanna, controllato dal governo iracheno. Chiunque è arrestato dalla guardia speciale del primo ministro è trasferiti in questo carcere, famoso per essere particolarmente  duro. Il periodo degli interrogatori  e delle  indagini in questo carcere non si può  calcolare e non è sottoposto ad alcuna legge.
La base operativa del primo ministro, il centro del partito al-Dawa, preseduto da al-Maliki, la sezione delle informazioni dell’esercito e il centro operativo di Bagdad da cui sono dirette le forze della polizia e l’esercito iracheno si trovano nell’ex aeroporto.

Secondo  l’agenzia ufficiale dei mullà Irna,  Ali Larijani il 1 ottobre ha dichiarato che: “l’Iran ha sostenuto sempre l’Iraq per il miglioramento della democrazia” e “speriamo che con le collaborazione tra i due paesi si migliori la condizione della regione affinché terroristi come i monafeghin non ci siano più”.
Secondo alcune informazioni il  passdar Kazemi Qomi,  capo della Forza Qods e ambasciatore dei mullà in Iraq, ha inviato un messaggio a Teheran dove valuta soddisfacente il trasferimento dei 36 ostaggi: “Il governo per quelli che sono stati arrestati dalle sue guardie ha tribunali speciali con giudici speciali che lavorano sotto la sua sovrintendenza. Se qualcuno per caso dovesse essere spedito al tribunale centrale, lo mandano, dopo le indagini e le dovute interrogazioni, ad un giudice di loro fiducia affinché sia ben punito”.
Secondo le direttive di Kazemi Qomi agli ostaggi dei Mojahedin del popolo durante gli interrogatori devono essere poste le seguenti domande:  a quali operazioni dopo l’81 hanno partecipato contro la Repubblica islamica, in Iran e in Iraq e quali complotti hanno commesso nel campo di Ashraf  per uccidere le forze irachene che due mesi prima sono entrati nella base”.

Dopo tre sentenze della magistratura irachena e il chiaro parere del procuratore generale iracheno e il documento ufficiale della giustizia dell’Iraq, non c’è alcuna giustificazione per il fermo dei 36 Mojahedin del popolo. Non esiste alcuna scusante per tenerli in carcere illegalmente, mentre ora le autorità del governo parlano del diritto di trattenerli in carcere, come ogni cittadino straniero in Iraq, ancora per 15 giorni.
Questa ignobile logica giuridica richiama la legge della giungla nel nuovo Iraq, mentre il ministero degli Interni iracheno tace sulla vicenda e se costretto  risponde che non c’entra nulla con l’arresto dei 36 e che non ha alcuna responsabilità.
Le autorità del governo iracheno dicono che il trasferimento dei 36 ostaggi nel carcere Mossanna è stato concordato con l’ambasciata americana. Le autorità statunitensi, invece, dichiarano che il governo iracheno  ha confermato agli americani e all’ONU che i 36 sono stati liberati.
Gli ostaggi si trovano nel 4°  giorno di sciopero della sete e  al 69° giorno di sciopero della fame e, come ricordato nel precedente comunicato del CNRI, il violento trasferimento dei 36 è il preludio per annientarli. I 36 ostaggi devono essere liberati immediatamente e far ritorno ad Ashraf, altrimenti il governo iracheno sarà responsabile della loro morte.

Associated Press, il 4 ottobre verso le 19, ha dato la notizia che “un’autorità dell’ufficio del primo ministro iracheno al-Maliki ha dichiarato che il governo iracheno sta individuando un paese che accolga i 36 membri dell’opposizione iraniana”. La notizia continua cosi: “Gli arrestati non saranno estradati in Iran e l’Iraq li vuole spedire in un paese terzo. Ma l’autorità irachena non ha dato spiegazioni dettagliate e i tempi dell’operazione”.
Se le dichiarazioni dell’autorità irachena non è una manovra propagandistica per prendere tempo da parte del governo iracheno, la Resistenza Iraniana, per salvare la vita degli ostaggi, accoglie positivamente il loro trasferimento immediato negli Stati Uniti oppure in Europa. Si ricorda che le forze statunitensi si sono impegnate nel 2004, in cambio del disarmo dei Mojahedin del popolo, a garantire la loro sicurezza fino alla loro definitiva sitemazione.

4 ottobre 2009
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana