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Iran – Ashraf: La drammatica situazione dei 36 ostaggi dopo sette settimane di sciopero della fame

La drammatica situazione dei 36 ostaggi dopo sette settimane di sciopero della fame e il complotto del regime iraniano

ImageCNRI, 14 settembre – Da sette settimane 36 membri dei Mojahedin del popolo, ostaggi nelle mani delle forze irachene, in sciopero della fame, si trovano una situazione alquanto drammatica, qualcuno in stato di gravità irreversibile. I Mojahedin del popolo in sciopero della fame soffrono tra l’altro di forti disturbi al sistema digerente, alla vista e all’udito. Dopo tre settimane dal decreto della loro liberazione, si trovano invece in uno stato indicibile tuttora ostaggi nelle mani delle forze irachene a Khalis.

Uno degli ostaggi, Habib Gorab, a causa delle percosse subite durante il suo arresto soffre di gonfiori ai polpacci e manifesta una patologia al sistema ghiandolare per cui ha bisogno urgente di cure specialistiche. Mohammad Reza Hushmand, sofferente d’asma, ora si trova nell’ ospedale di Khalis e respira con l’ossigeno. Mehdi Zarè sofferente agli occhi, a un passo dalla perdita della vista, non è stato ancora visitato da alcun medico. Aziz Golami, malato alla tiroide, è senza le sue medicine vitali. Ebrahim Komari, Jalil Golamzadeh e Homaiun Deyhim a causa dei forti dolori al petto sono stati trasferiti all’ospedale di Khalis. In particolare Ebrahim Komari ha bisogno di cure specifiche  urgenti.
Le autorità della magistratura di Khalis, il 13 settembre, hanno espresso il loro rammarico di non poter liberare gli ostaggi, per motivi politici, ed hanno affermato che accusare queste 36 persone di ingresso illegale, avvenuto 25 anni fa, è semplicemente ridicolo.

La Resistenza Iraniana ha già svelato il ruolo dell’ambasciata iraniana a Bagdad, del viaggio del ministro degli Esteri dei mullà in Iraq e del suo solerte intervento sul sistema giudiziario iracheno per impedire la liberazione dei 36 Mojahedin del popolo. La scusa dell’ingresso illegale è stata  fabbricata dalla Forza terroristica Qods e appartiene agli agenti dell’intelligence dei mullà che sono i burattinai della vicenda. È chiaro a tutti che trattenendo i 36 si vuole solo esaudire la disumana volontà del regime dei mullà che insiste sulla loro uccisone.
Nel quarantanovesimo giorno di sciopero della fame dei 36 ostaggi appartenenti ai Mojahedin del popolo, la Resistenza Iraniana lancia un appello all’Amministrazione statunitense, all’ambasciata americana a Bagdad, alla Forza multinazionale in Iraq, al Segretario generale dell’ONU, al Consiglio di Sicurezza, all’Alto commissariato dei diritti umani e a tutte le organizzazioni internazionali difensori dei diritti umani ad agire con urgenza per salvare la loro vita. L’ambasciata americana a Bagdad e il Comando delle forze statunitensi devono onorare gli impegni presi con i singoli residenti di Ashraf, tra cui i 36 ostaggi.

La Resistenza Iraniana ancora una volta ammonisce il governo iracheno che prendere in ostaggio e  torturare  persone protette, nonché  impedirne la liberazione contro la sentenza della magistratura, è un crimine contro l’umanità  perseguibile nei tribunali internazionali.

14 settembre 2009
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
 

 

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