mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Iran: Appello per salvare la vite delle donne incarcerate nel famigerato carcere di Evin a Teheran

ImageCNRI, 15 agosto – Le donne prigioniere politiche nella cella 209 di Teheran, nel famigerato carcere di Evin sono tenute in condizioni disumane e sono sottoposti a varie forme di tortura fisica e psicologica. Le celle in questo reparto sono a sovraccarico di prigionieri dopo il trasferimento delle donne e delle ragazze arrestate nel corso della rivolta nazionale.

I torturatori dicono ai prigionieri che li trattano in modo tale da spaventare le altre donne che sono al di fuori del carcere, cosi da impedirle a scendere in piazza per protestare

Le celle non dispongono di un sistema di ventilazione e il cado estivo impedisce ai prigionieri di respirare e ciò provoca in loro mal di testa, nausea e problemi respiratori.

Dal momento che i prigionieri sono autorizzati ad utilizzare i servizi in modalità limitata, questa situazione gli provoca dolori ai reni, alla vescica ed all’apparato digestivo.

Mahsa Naderi, 19 anni, una studentessa, sotto l’ordine di Said Sheikhani continua ancora a rimanere nella famigerata cella d’isolamento, la n.209, pu avendo fatto fronte ad un processo.
A causa delle disumane condizioni igieniche carcerarie, la sig.na Naderi soffre di una molteplicità di problemi di saluti e viene privata di cure mediche.

Fatemeh Ziai, 52 anni, alla quale è stata diagnosticata la sclerosi multipla, è in condizioni critiche e nonostante siano passati 5 mesi non si hanno sue notizie.
Alavi,un torturatore del carcere, ha affermato che lei non riuscirà ad uscire viva dal carcere e che se morirà sarà più conveniente per entrambi. Gli interrogatori che sono stati dai membri del Ministero di Intelligence e di Sicurezza hanno impedito ai familiari di poterla venire a visitarla in carcere.

Le altre prigioniere, tra cui Atefeh Nabavi, Azmoudeh, Babakhani e Shiva Nazar Ahari, si trovano nello stesso reparto. La situazione concernente la sig.ra Nazar Ahari è ancora ignota, nonostante siano passati 57 giorni. La sua famiglia non è riuscita ad ottenere il permesso di visita e l’unica cosa che gli è stata concessa è stata un'unica breve telefonata.
Commissione delle donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana chiede a tutti coloro che sono difensori dei diritti umani e delle organizzazioni sui diritti delle donne e le autorità di condannare l'ampia gamma di arresti, nonché le deplorevoli condizioni dei prigioni iraniani ed invita le Nazioni Unite ed il Commissariato speciale contro la violenza sulle donne ad inviare una delegazione per indagare ciò che avviene all’interno delle carceri iraniane.

Commissione delle donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
15 agosto 2009

 

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