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Iran: 36 membri dei Mojahedin del popolo rapiti devono essere liberati immediatamente

Attacco contro Campo Ashraf – Dichiarazione n°85

ImageCNRI, 19 agosto – La TV del regime dei mullà in lingua araba, al-‘Alam, il 17 agosto ha riportato le dichiarazioni di un noto mercenario del regime, Jaafar al-Mussavi che diceva: “il tribunale di Khales nei prossimi giorni sarà testimone del processo dei 36 membri dei Mojahedin del popolo”. Al-Mussavi, ricalcando i metodi ricattatori usati dai torturatori di Evin e Kahrizak contro le vittime e  ripetendo le solite falsità ha detto: “Queste 36 persone hanno causato, alla fine di luglio, la violenza tra la polizia e i residenti di Ashraf.

L’istruttoria contro i Mojahedin del popolo, terroristi  accusati di sperperare i beni dell’Iraq e dell’uccisione e della repressione della popolazione, s’è istruita e sono cominciate le indagini”. Jaafar al-Mussavi, personaggio inviso agli iracheni, è stato destituito nel gennaio 2008 dal suo incarico dalla magistratura.
I 36 rapiti sono “persone tutelate” e giuridicamente risultano ostaggi. Ogni processo di contro loro è illegittimo e devono essere liberati immediatamente. Molti di loro sono stati rapiti prima dell’attacco delle forze irachene e non erano conosciute le loro identità. Secondo i piani della Forza Qods, dovevano essere rapite più persone possibili per potere estradarle in Iran oppure usarle come arma di pressione contro i Mojahedin del popolo.
Il rapimento e la presa di ostaggi di “persone protette” è un crimine contro l’umanità ed è crimine di guerra. La responsabilità di tutto questo è del primo ministro iracheno al-Maliki, che personalmente ne ha ordinato l’uccisione e il rapimento. Una delle richieste dei residenti di Ashraf e di molti iraniani in sciopero della fame in Europa e in America è processare i mandanti e gli esecutori degli atti criminosi contro Ashraf, tra cui il rapimento dei 36 Mojahedin del popolo. (comunicato n° 14 del Segretariato del CNRI, ).

Amnesty International nel suo comunicato del 13 agosto  riguardo ai 36 rapiti scrive: “E’ stato  impedito loro di scegliere i propri difensori e per protesta contro i maltrattamenti e l’arresto fanno lo sciopero della fame. Amnesty International è preoccupata che queste 36 persone siano consegnate, con la forza, all’Iran dove rischiano torture e impiccagioni”. Invece Mottaki, ministro degli Esteri del regime dei mullà, con precedenti terroristici rivelati già 22 anni fa, nell’incontro con l’ambasciatore iracheno a Teheran, il 17 agosto, ha dichiarato all’agenzia dei passdaran, Fars : “L’esistenza del campo dei monafeghin nel territorio iracheno non è compatibile con il buon rapporto tra i due paesi e Teheran chiede la consegna del gruppo dei monafeghin che hanno commesso crimini e sono ricercati”.

Visto che nell’aggressione criminosa delle forze irachene ad Ashraf ci sono stati 11 martiri, 500 feriti, 1000 picchiati e 36 rapiti e sono stati rubati e confiscati i beni  dei residenti del valore di almeno 2,5 milioni di dollari;
riconfermando che il governo e le forze irachene sono privi della competenza di tutelare i residenti di Ashraf;
ricordando i ripetuti ammonimenti dei residenti di Ashraf, dei giuristi e dei parlamentari dai vari paesi del mondo, durante l’anno passato, sui pericoli del trasferimento della tutela di Ashraf alle forze irachene;
la Resistenza Iraniana ancora una volta ricorda che secondo l’articolo 45 della IV Convenzione di Ginevra, gli Stati Uniti d’America devono riprendere la responsabilità della tutela degli indifesi residenti di Ashraf. Ogni indugio potrà portare ad altre catastrofi da parte dei mercenari iracheni. La responsabilità di impedire future catastrofi ricade tutta sugli Stati Uniti d’America, in quanto hanno firmato con ogni singola persona di Ashraf  un accordo che in cambio del loro disarmo avrebbero avuto la garanzia della loro tutela.

Giova ricordare che il 19 luglio, 10 giorni prima del vigliacco attacco delle forze irachene, i residenti di Ashraf avevano annunciato alle autorità statunitensi e attraverso loro alle autorità irachene la  decisione per far ritorno in Iran sotto la sovrintendenza internazionale e a condizione che non fossero perseguitati, arrestati, torturati e impiccati, e che fosse loro riconosciuto il diritto di libera espressione.   Questa decisione è stata ribadita due giorni prima dell’attacco, il 26 luglio, alle autorità irachene di fronte alle autorità americane. Anche la signora Maryam Rajavi, presidente eletta del CNRI, il 27 luglio, un giorno prima dell’attacco,  in un comunicato aveva ribadito la decisione dei residenti di Ashraf di “tornare in Iran sotto specifiche condizioni.” Il comunicato è stato spedito lo stesso giorno agli organismi internazionali e alle autorità statunitensi e irachene. Quindi l’attacco è stato sferrato mentre i residenti di Ashraf da 10 giorni avevano dichiarato la loro decisione di lasciare l’Iraq e recarsi in Iran, nella loro patria, sotto specifiche condizioni.
Senza dubbio l’attacco e l’uccisione criminale delle forze irachene ad Ashraf, il 28 e 29 luglio, sono stati fatti su richiesta e su ordine di Khamenei, il vali-e faghih reazionario, per mano di Nuori al-Maliki, mentre era in atto la rivolta popolare, con l’obiettivo di opprimere l’opposizione alla dittatura religiosa.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
18 agosto 2009