mercoledì, Febbraio 8, 2023
HomeComunicati StampaGeneraleContinua in Iran pesanti condanne e crescenti pressioni sui parenti dei residenti...

Continua in Iran pesanti condanne e crescenti pressioni sui parenti dei residenti di Ashraf

ImageContinuano in Iran pesanti condanne e crescenti pressioni esercitate sui prigionieri politici e sui familiari dei residenti di Ashraf

CNRI, 7 giugno – Il disumano regime clericale in Iran sta esercitando più pressione sui prigionieri politici e in particolare sui parenti dei membri della principale opposizione a Campo Ashraf, in Iraq, mediante l'emissione di pesanti condanne nei loro confronti.

Maryam Akbari Monfared, una madre 36enne di tre bambini, è stata condannata come "mohareb" (nemica di Dio) a 15 anni di reclusione nel cacere Gohardasht di Karaj, anche se il suo caso è completamente inconsistente. E' in carcere dal 31 dicembre 2009, presso le celle singole e pubbliche del Braccio 209 del famigerato carcere di Evin a Teheran. La signora Akbari Monfared una volta ha protestato in un processo farsa, definendo il giudice incompetente.

Secondo il giudice, Salamati, lei è colpevole, perché i suoi parenti sono a Campo Ashraf, come membri della principale opposizione, i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), mentre alcuni suoi parenti erano pure membri del PMOI e sono stati giustiziati dal regime per lo stesso motivo.
Quattro membri della famiglia della signora Akbari Monfared sono stati finora giustiziati dal regime, come Alireza, 20 anni e Gholamreza 26 nel 1981, cosى come Roqieh, 30 e Abdolreza, 23, uccisi durante il massacro dei prigionieri politici nel 1988.

Il prigioniero politico Reza Joushan, 25 anni, è stato costretto a firmare un modulo in cui chiede di essere perdonato dalla Guida Suprema del regime, Ali Khamenei. Egli soffre di malattie acute, ma gli scagnozzi hanno subordinato il suo accesso alle cure mediche alla firma del modulo. Tuttavia, Reza ha resistito e protestato contro le pressioni del regime. A Reza e sua madre, la signora Zahra Asadzadeh Gorji, detenuta nella prigione di Gohardasht a Karaj, sono state vietate le visite da parte della famiglia negli ultimi due mesi.
Il padre di famiglia Mohammad-Salam Joushan, 52 anni, è stato arrestato il 26 maggio 2010 e trasferito al carcere di Evin, ma finora non ci sono informazioni sulle sue condizioni.

Il prigioniero politico Ha'eri Hamid, 57 anni, è stato condannato a 15 anni di carcere e all'esilio nel carcere di Gohardacht a Karaj. La scorsa settimana, in segno di protesta per le pressioni del regime, ha lanciato uno sciopero della fame e della sete. Mr. Ha'eri soffre anche di gravi malattie, anche al cuore, ed è sopravvissuto a due infarti. E in isolamento nel Braccio 240 nella prigione di Evin in attuali condizioni fisiche sconosciute. Egli è stato accusato di "moharebeh" (guerra contro Dio), cosى come della visita al figlio a Campo Ashraf, sostegno del PMOI, fare propaganda contro l'istituzione dominante e numerose altre accuse. I funzionari del regime l’hanno sottoposto sotto le più crudeli forme di torture fisiche e psicologiche detenzione e hanno minacciato anche l'arresto di sua moglie e di sua figlia e di portarle nella prigione di Kahrizak.

Dokmechi Mohsen, un noto e popolare commerciante e sostenitore del PMOI, è stato condannato a 5 anni di reclusione senza avere accesso a un avvocato e senza essere in grado di difendersi. Egli è stato arrestato nel settembre 2009 a causa della presenza di sua figlia nel Campo di Ashraf e anche accusato di fornire sostegno finanziario alle famiglie superstiti del massacro dei prigionieri politici nel 1988. Prima di questo, signor Dokmechi aveva passato sette anni della sua vita nelle prigioni medievali del regime nel 1980 con l'accusa di sostenere il PMOI.

Queste condanne pesanti e le crescenti pressioni sui parenti dei residenti di Ashraf giungono in un momento in cui negli ultimi quattro mesi, il Ministero di Intelligence e Sicurezza del regime (MOIS) e la terrorista Qods Force hanno, con la collaborazione del governo iracheno e delle forze armate, inviato un certo numero di loro rappresentanti ai cancelli di Campo Ashraf in Iraq con il pretesto di essere parenti dei residenti, al fine di sottoporli a tortura psicologica e provocare disordine mentre impostano un periodo di massacri nei confronti dei residenti.

La Resistenza Iraniana chiede a tutte le autorità e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, in particolare all'Alto Commissariato Onu per i diritti umani e ad altri organismi pertinenti delle Nazioni Unite di adottare misure urgenti per indagare immediatamente sulla situazione dei prigionieri politici in Iran.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
7 giugno 2010
 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,635FollowersFollow
40,942FollowersFollow