
Con una manovra subdola messa in piedi da diversi anni, il mullah Pour Mohammadi, ministro della giustizia di Rouhani, ha sottolineato il fatto che la pena di morte non può essere ignorata ed ha aggiunto: “Il numero delle condanne a morte e la loro applicazione devono essere rivedute… Tuttavia la pena di morte continua ad essere nel nostro programma, ma non così tanto come è attualmente” (agenzia di stampa ufficiale ILNA – 29 Ottobre 2016). Mentre si sta svolgendo la sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, Pour Mohammadi, va ripetendo questa promessa oscena nonostante il regime abbia mandato al patibolo 77 persone solo nel mese di Settembre.
Pour Mohammadi era uno dei membri della Commissione della Morte di Teheran durante il massacro dei prigionieri politici del 1988. Nel difendere questo crimine contro l’umanità, due mesi fa ha detto: “Noi siamo fieri di aver applicato la legge di Dio sul PMOI e di aver resistito di fronte ai nemici di Dio e della nazione… Non deve esserci pietà per i Monafeqin (termine usato dal regime per definire i membri e i sostenitori del PMOI)”.
Non c’è alcun dubbio che le dichiarazioni di Pour Mohammadi e degli altri esponenti del regime cerchino, da un lato di impedire l’approvazione di una dura risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU che condanni le violazioni dei diritti umani in Iran e che, dall’altro dimostrino la paura del regime per la crescente opposizione popolare alle esecuzioni. Perciò è giunto il momento che la comunità internazionale condanni il fascismo religioso al potere in Iran per i suoi crimini e gli impedisca di continuare la repressione, invece di cadere preda delle sue vacue manovre e fare concessioni che lo aiutino ad superare il suo stallo e lo incoraggino a proseguire le esecuzioni e gli omicidi.
Già due anni fa i leaders del regime iraniano avevano promesso ripetutamente che il numero delle esecuzioni sarebbe stato ridotto attraverso un cambiamento della legge. In concomitanza con le sessioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, o alla vigilia delle elezioni-farsa del regime, queste menzogne, assolutamente necessarie a coloro che si sono dimostrati accondiscendenti con il regime per giustificare i loro accordi con esso, vengono continuamente ripetute. Inoltre proprio in questi giorni in cui il Movimento per Ottenere Giustizia per i 30.000 martiri del massacro del 1988 si va diffondendo, il regime dei mullah ha sempre più bisogno di queste ridicole manovre.
Nel suo rapporto all’attuale sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU sui diritti umani in Iran, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha scritto: “Sin dal 2009, c’è stata una significativa riduzione del numero delle esecuzioni prima della giornata elettorale, che è drammaticamente aumentato subito dopo”.
Javad Larijani, responsabile del cosiddetto “ufficio per i diritti umani” del regime, due anni fa ha detto a France 24: “Noi abbiamo moltissimi crimini legati alla droga che, in base alla legge esistente, sono soggetti alla pena capitale. Stiamo lottando per cambiare questa legge e se riusciremo a farla approvare dal parlamento, quasi l’80% delle esecuzioni verranno annullate e questa è una grande notizia per noi”. (5 Dicembre 2014)
Più di due mesi fa Larijani ha detto: “Siamo contrari all’abolizione totale della pena capitale, perché per alcuni crimini davvero efferati deve esserci la pena capitale. Inoltre ci sono dei casi, come quello del castigo, che sono legati alla legge divina. Anche per i crimini legati alla droga, non prevediamo la totale abolizione della pena capitale, ma stiamo piuttosto riesaminando la legge… riesaminare la legge sulla droga non vuol dire abolire la pena di morte… uno dei casi per cui applichiamo la pena capitale è, ovviamente, quello del castigo… e ne siamo molto fieri”. (media ufficiali – 23 Agosto 2016)
Anche il parlamento del regime (Majlis) ha preso parte a questa subdola e ridicola manovra negli ultimi due anni. Mohammad Ali Esfanani, portavoce del comitato giuridico del Majlis, aveva parlato due anni fa della legge per la riduzione della pena capitale dicendo: “L’idea di ridurre la pena capitale per i crimini legati alla droga sarà certamente ben accolta da molti nel Majlis… Allo stesso tempo il comitato legale e giuridico del Majlis, nel Codice di Procedura Penale che verrà applicato da Luglio 2015, ha fatto riferimento alla commutazione della pena per i crimini legati alla droga”. (agenzia di stampa IRNA – 23 Dicembre 2014)
L’anno scorso, in concomitanza con la sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, Mir Hadi Gharaseyyed Roomiani, membro del consiglio direttivo del comitato giuridico del Majlis, aveva annunciato che oltre 70 parlamentari avevano firmato il piano per la rimozione della pena capitale dalla legge sui reati per droga e ha detto: “Con l’approvazione di questo piano, la pena capitale verrà applicata solo nei casi di traffico armato”. Ed ha aggiunto: “Una volta che questo piano sarà stato approvato, tutti i prigionieri attualmente in carcere verranno rilasciati”. (media di stato – 8 Dicembre 2015)
Questo stesso gioco disgustoso è stato ripetuto questo autunno, quando è iniziata l’Assemblea Generale dell’ONU. Il mullah Hassan Nowrouzi, portavoce del comitato legale e giuridico del Majlis, ha annunciato che il piano per la commutazione della pena capitale è stato firmato dal 100 parlamentari. E ha detto: “Oggi questo piano verrà presentato al consiglio direttivo del parlamento”. E ha ribadito: “Questo piano riguarderà solo quegli individui che hanno trasportato la droga per la prima volta o ne hanno trasportata solo una piccola quantità”. ( Tasnim, agenzia di stampa della forza Quds – 4 Ottobre 2016)
Un mese dopo, il 30 Ottobre 2016, questo stesso mullah, in una sua intervista alle agenzie di stampa della radio e della TV del regime, ha detto: “Oggi abbiamo presentato un piano con 76 firme al consiglio direttivo del Majlis , il quale dice che gli individui che hanno trasportato droga o sono caduti preda dei trafficanti di droga, ammesso che non abbiano precedenti penali, non dovranno essere giustiziati”, tuttavia “coloro che agiscono in seno ad una banda ed hanno precedenti penali vengono definiti ‘corrotti sulla terra’ e devono essere eliminati… non siamo contrari a distruggere i corrotti sulla terra”.
Queste subdole manovre sono indicative della debolezza e della fragile condizione di un regime profondamente impaurito dalle rivolte del popolo frustrato, che non può indietreggiare, né avanzare, a causa dell’impasse provocato da una crescente crisi interna ed internazionale.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
1° Novembre 2016
