
CNRI – Le madri dei prigionieri politici sunniti giustiziati in massa questa settimana in Iran, hanno emesso un comunicato condannando l’esecuzione di massa dei loro figli avvenuta nel carcere di Gohardasht (Rajai-Shahr) a Karaj, a nord-ovest di Teheran, all’inizio di questa settimana.
Il comunicato dice: “Queste continue esecuzioni hanno portato alla morte i nostri figli senza nessun procedimento, nessun avvocato, nessun giusto processo o riguardo per le leggi internazionali”.
Le madri hanno parlato del loro dolore comune per quei figli assassinati dal regime iraniano.
E hanno detto: “Negli ultimi decenni molte donne hanno pianto la morte dei loro figli nell’oscurità e nella solitudine. Hanno versato lacrime e nessuno gliele ha asciugate o le ha consolate… Noi, da madri, sappiamo che la sofferenza per la perdita di un figlio è infinita. Non importa se è morto con un cappio al collo o per un colpo di pistola. La sofferenza non svanisce mai e gli incubi non ci abbandonano”.
Nel loro comunicato dicono che a molte altre madri non è stato concesso di seppellire i propri figli, a volte gli è stato impedito persino di sapere dove il regime li aveva seppelliti. Li hanno cercati quei figli che gli sono stati strappati in maniera così crudele, ma alcuni non sono mai stati ritrovati.
Le Madri in Lutto dichiarano che resteranno al fianco dei sopravvissuti alle pene brutali del regime e dei familiari dei giustiziati.
Il loro comunicato si conclude con un appello alla fine delle esecuzioni e ad assicurare alla giustizia il regime dei mullah per i suoi crimini.
E dice: “Noi chiediamo che vengano smantellate le forche di tutto il paese e chiediamo che i responsabili delle esecuzioni vengano processati”.
Martedì Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha definito l’esecuzione di massa dei prigionieri politici sunniti, avvenuta nell’anniversario del massacro dei prigionieri politici del 1988 in Iran, “un agghiacciante crimine contro l’umanità”. “Il regime sta cercando invano di contenere l’instabile atmosfera che aleggia nella società e le proteste popolari terrorizzando la gente”, ha detto.
“È giunto il momento che il Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU rompano il loro silenzio presentino il caso dei crimini del regime iraniano alla Core Penale Internazionale. Ali Khamenei e gli altri leaders del regime, nonché i diretti
