
“Dalla conclusione dei colloqui sul nucleare tra il regime iraniano e le sei potenze mondiali, la scorsa estate, il regime iraniano ha compiuto almeno cinque provocatori tests sui missili balistici, in aperta sfida alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”, ha ammonito Ali Safavi del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI).
“Ogni test è stato seguito da commenti boriosi dei più alti esponenti del regime, compreso il leader supremo Ali Khamenei, la massima autorità in tutte le questioni di politica estera e interna del regime iraniano”, ha scritto il Dr. Safavi mercoledì su Independent Journal Review.
Safavi ha precisato che in un suo recente discorso Khamenei ha dichiarato: “Quelli che dicono che il futuro è nei negoziati, e non nei missili, sono ignoranti o traditori”.
“Questi tests sono una componente cruciale per sviluppare la capacità di lanciare testate nucleari su lunghe distanze, verso obbiettivi distanti migliaia di miglia”, ha puntualizzato Safavi. Il ministro degli esteri di Hassan Rouhani, Javad Zarif, li ha difesi dicendo in pratica che Tehran ha il diritto di difendersi. Zarif ha omesso di menzionare che la frase “Israele deve essere spazzato via”, è stata scarabocchiata sulla maggior parte dei missili testati recentemente.
“E che dire della “clamorosa vittoria dei moderati” alle recenti elezioni parlamentari, come riportato dalla stampa occidentale? Purtroppo quei “moderati” sono gli stessi politici che dirigono il programma iraniano sui missili balistici, che sono stati determinanti nell’ingannare gli ispettori nucleari e che continuano a scatenare il caos in tutta la regione”, ha proseguito Safavi.
L’Iran non è cambiato, né prima dell’accordo sul nucleare, né dopo. Questo è stato sottolineato dal Generale Lloyd Austin, comandante uscente del Comando Centrale americano, nelle sue dichiarazioni di fronte al Congresso del 9 Marzo: “Dall’accordo sul nucleare, l’Iran non ha ancora cambiato il suo atteggiamento nella regione… L’Iran è il maggior fattore di instabilità nella regione”.
“E questo è vero in Iraq, dove sponsorizza le milizie settarie più violente, in Siria dove fomenta le atrocità del regime di Assad e nello Yemen dove istiga alla ribellione, catapultando il paese nel caos e nei massacri e dove continua ad armare i ribelli houthi, come dimostrano le navi cariche di armi catturate dai francesi e dagli americani”.
Il cosiddetto “moderato” Rouhani il 10 Maggio si è vantato dicendo che: “L’IRGC è pioniere per il sacrificio e la difesa dei luoghi sacri in Iraq e Siria, del popolo oppresso della Palestina, del Libano e delle altre nazioni che cercano l’aiuto iraniano. Speriamo che l’IRGC e i vittoriosi Bassij trionfino in ogni scenario…”.
“Se questi sono i moderati, siamo in guai grossi”, ha avvertito Safavi.
Ed ha aggiunto: “In patria il regime continua a giustiziare gli oppositori impiccandoli alle gru, a torturare gli appartenenti alle minoranze e chiunque consideri suo oppositore. Almeno 66 persone sono state impiccate dal 10 Aprile e quasi 1000 sono state giustiziate nel 2015, secondo Amnesty International”.
“La pratica perversa di Tehran di utilizzare le gru dei cantieri per uccidere le persone è in paradossale contrasto con gli altri paesi, nei quali le gru simboleggiano progresso, nuovi progetti edilizi, crescita economica e la speranza di migliorare le condizioni di vita”.
“Quelli che vogliono un vero cambiamento in Iran, e non sono stati uccisi per questo, sono costretti a vivere sotto costante minaccia di violenza o in esilio. Ogni estate oltre 100.000 attivisti politici iraniani in esilio si ritrovano nei pressi di Parigi per dimostrare che la totale repressione non è riuscita a soffocare la lotta per porre fine alla dittatura religiosa iraniana”.
“Gli Stati Uniti e il loro alleati europei devono abbandonare la loro politica di accondiscendenza. Ciò di cui c’è bisogno è molto semplicemente una politica che riconosca queste realtà: che non ci sono moderati nel regime di Tehran, che non c’è bisogno di prevedere un’azione militare contro l’Iran, ma che c’è bisogno di basarsi sull’azione, non semplicemente su parole dure e molto meno sull’ignoranza consapevole”.
“Il popolo iraniano vuole che il suo futuro governo democratico sia laico, libero dal nucleare e rispettoso dei diritti umani. Vuole un Iran reintegrato a membro pacifico della comunità internazionale. Non vuole un regime considerato come il primo stato del mondo sponsor del terrorismo”.
“La leader dell’opposizione Maryam Rajavi personifica la verità che le donne ricoprono un ruolo cruciale in questo attivismo. Il movimento che guida prevede una democrazia trasparente e moderna, una visione che nessuno degli attuali teocratici ‘moderati’ oserebbe neppure menzionare”.
“L’Iran ha una forte forza di opposizione. E allora perché non riceve il riconoscimento che merita?”.
“Il prossimo presidente americano dovrà confrontarsi con il vero volto del regime iraniano. È ora che diciamo qual è la differenza tra gli amici e i nemici della libertà”, ha aggiunto.
