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L’Iran di Hassan Rouhani è una delle più grosse prigioni per i professionisti dell’informazione

CNRI – L’Iran con il regime teocratico al potere si è classificato 173° su 180 paesi nel 2015 World Press Freedom Index e “la nomina di Hassan Rouhani a presidente, a Giugno 2013, non ha avuto un impatto positivo sulla libertà di informazione”, dice un rapporto pubblicato venerdì dall’organizzazione in difesa dei diritti dei media Reporters Without Borders.

“Le autorità hanno chiuso organi di stampa appena creati e, con la collaborazione attiva del sistema giudiziario e delle guardie rivoluzionarie, hanno orchestrato un’ondata di arresti simile a quella lanciata cinque anni fa, dopo le proteste del 2009 in Iran”, dice il rapporto.

“L’amministrazione Rouhani ha avuto un suo ruolo in questi arresti come complice silenzioso. L’Iran continua ad essere una delle cinque maggiori prigioni per i professionisti dell’informazione, con 50 giornalisti e netizens attualmente detenuti”.

Anche l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran ha espresso la sua preoccupazione per gli arresti arbitrari e illegali e la persecuzione di giornalisti e attivisti in Iran, ammonendo che la loro persecuzione minaccia la protezione dei diritti umani di tutti in Iran.

Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti segnala costantemente l’Iran come uno dei peggiori carcerieri di reporters del mondo.

Si sa che oltre 50 giornalisti sono in carcere a tutt’oggi e ciò rappresenta solo una piccola parte della popolazione complessiva di detenuti puniti solo per i loro legami, le loro attività pubbliche e per le loro opinioni politiche e religiose espresse anche in privato.