venerdì, Gennaio 27, 2023
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10 persone impiccate in Iran in due giorni

CNRI – Il regime fondamentalista iraniano ha giustiziato 10 prigionieri in soli due giorni.

Secondo alcune notizie giunte dall’Iran le impiccagioni sono avvenute martedì e mercoledì (12 e 13 Gennaio) a Karaj, a nord-ovest di Tehran, e ad Orumieh, la capitale della provincia dell’Azerbaijan occidentale, a nord-ovest di Tehran.

Tra i dieci prigionieri giustiziati, quattro erano stati condannati a morte per reati legati alla droga e sei in base alla legge reazionaria dei mullah della “Qisas” (la legge del taglione).

Tutto questo fa parte di una campagna terroristica che mira a distogliere l’attenzione dai fallimenti dei mullah nello scontro con i paesi arabi, che hanno portato all’interruzione delle relazioni diplomatiche tra alcuni di questi paesi e il regime iraniano.

Diversi organismi internazionali hanno ripetutamente espresso la loro preoccupazione per i processi ingiusti che in Iran portano a queste esecuzioni, soprattutto perché molti degli accusati vengono anche privati del loro diritto ad avere accesso ad un avvocato.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ha sottolineato nel suo rapporto del Settembre 2015, che le condanne a morte emesse in Iran contro presunti trafficanti di droga, costituiscono una violazione della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici.

La situazione dei diritti umani è andata rapidamente peggiorando in Iran. Oltre 2000 persone sono state giustiziate da quando Hassan Rouhani è diventato presidente del regime. E’ il più alto tasso di esecuzioni degli ultimi 25 anni e riflette un aumento dei numeri che avevano già assicurato all’Iran il record di nazione con il più alto numero di esecuzioni pro-capite.

Il 17 Dicembre 2015 l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione che condanna con fermezza la brutale e sistematica violazione dei diritti umani in Iran, in particolare le esecuzioni di massa e arbitrarie, l’aumento della violenza e della discriminazione nei confronti delle donne e delle minoranze etniche e religiose.

Dopo l’adozione della 62a risoluzione dell’ONU che condanna le violazioni dei diritti umani in Iran, la Presidente eletta della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di incriminare i leaders del regime teocratico e di processarli per crimini contro l’umanità. Ha poi sottolineato che questo è un passo necessario nei riguardi del voto della comunità internazionale che ha condannato le sistematiche e palesi violazioni dei diritti umani in Iran.

 

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