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Iran: Un comandante dell’IRGC afferma di possedere 200.000 miliziani nella regione, al culmine delle perdite tra le guardie rivoluzionarie in Siria

E ammette implicitamente il beneficio strategico che l’ISIS rappresenta per il regime iraniano

Il maggiore generale Mohammad Ali Jafari, comandante in capo dell’IRGC, durante la cerimonia funebre di uno dei comandanti del regime in Siria ha precisato: “La nascita dell’ISIS e dei Tikfiri, insieme agli avvenimenti degli ultimi anni, sono tutti preparativi per la venuta del salvatore.

Una conseguenza positiva di ciò è la preparazione di circa 200.000 giovani forze armate in Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Yemen” (agenzia di stampa di stato Fars, affiliata all’IRGC – 12 Gennaio). Queste affermazioni del comandante dell’IRGC mirano a nascondere le continue sconfitte del regime iraniano in Siria e per sollevare il morale ormai a terra delle guardie rivoluzionarie, in un momento in cui brigadieri generali e colonnelli dell’IRGC vengono uccisi o fatti prigionieri uno dopo l’altro nel conflitto con il popolo siriano e l’Esercito Libero Siriano.

Questi miliziani sono gli stessi criminali impegnati ad infiammare i conflitti e il massacro di gente innocente dalle province di Meqdadiya e Diyala in Iraq ad ogni angolo della Siria, del Libano, dello Yemen e persino nei paesi africani. Questi nutrono politicamente e socialmente l’ISIS e, in molte occasioni, lo assistono dal punto di vista tattico, tecnico e logistico.

Pertanto, da un lato il comandante dell’IRGC ammette le attività guerrafondaie del regime iraniano nella regione, la sua pesante e profonda ingerenza delle criminali guardie rivoluzionarie in Iraq, Siria, Yemen e in altri paesi e, dall’altro utilizza un linguaggio perverso e demagogico per riconoscere il fatto che il diabolico califfato del velayat-e faqih a Tehran ottenga tanti benefici strategici dall’esistenza dell’ISIS e che i due sono dalla stessa parte.

Mentre più della metà della popolazione iraniana vive al di sotto della soglia di povertà e l’economia è sull’orlo del collasso, il regime iraniano spende una parte significativa del patrimonio del popolo iraniano nelle attività guerrafondaie nella regione, in particolare nel suo vano tentativo di salvare Bashar Assad.

Oltre alle misure dell’IRGC per salvare Assad, Rouhani ha anche diretto le risorse dello stato nella lotta contro il popolo siriano, in una lotta per la vita o la morte per il regime iraniano. Durante la sua visita a Damasco il 12 Gennaio Rahmani Fazli, ministro degli interni di Rouhani, ha detto ad Assad che Khamenei e Rouhani sono “molto legati al presidente siriano e ribadiscono continuamente il loro aiuto e il loro totale appoggio al governo e alla nazione siriana” e che “Rouhani elogia sempre la sua personalità e pensa molto bene di lei” (agenzia di stampa di stato ISNA).

Allo stesso modo, l’8 Gennaio il primo ministro di Assad ha detto durante un incontro con il Ministro della Salute del regime iraniano, Hassan Qazi-zadeh: “La storica e crescente relazione tra le due nazioni di Iran e Siria, fondata da Khomeini ed Hafez Assad, si è estesa ad altri ambiti durante le presidenze di Hassan Rouhani e Bashar Assad”.

La Resistenza Iraniana ha ripetutamente dichiarato che l’unico modo per porre fine al terrorismo e al fondamentalismo praticati in nome dell’Islam, è rovesciare il regime iraniano quale epicentro di questo orribile fenomeno, come pure la scomparsa dell’ISIS è impossibile senza il rovesciamento di Bashar Assad in Siria.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

16 Gennaio 2016

 

 

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