“La recente serie di arresti di dissidenti e l’ondata di esecuzioni in Iran, dimostra che il presidente del regime Hassan Rouhani è tutt’altro che ‘moderato’”, ha detto l’Amb. Ken Blackwell, ex-sindaco di Cincinnati e ambasciatore degli Stati Uniti alla Commissione Diritti Umano dell’ONU.
L’Amb. Blackwell in un articolo di lunedì su Townhall ha parlato del caso di una giovane attivista del principale gruppo di opposizione iraniano l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o Mujahedin-e Khalq, MEK) i cui genitori sono stati arrestati la scorsa settimana dal regime fondamentalista iraniano in Iran.
Ed ha scritto:
Shaqayeq Azimi è una ragazza di 22 anni gioiosa e piena di speranza, con tutta la vita davanti sé. E’ anche una dissidente iraniana, impegnata a combattere la teocrazia repressiva che che governa la sua patria.
Di recente ha appreso che, sia suo padre Mahmoud che sua madre Fatemeh Ziae sono stati arrestati l’11 Ottobre dalla polizia segreta iraniana, durante un raid nella loro abitazione di Tehran. Il regime è stato particolarmente riservato su questi arresti, per cui Shaqayeq non è riuscita ad ottenere nessuna informazione su dove siano stati portati i suoi genitori o quali siano le loro attuali condizioni.
Questa non è la prima volta che i suoi genitori vengono arrestati ma, vista la natura di questo regime, ogni volta questo fatto rappresenta un grave pericolo.
Fatemeh ha subito cinque anni di carcere e di torture durante gli anni ’80 per il suo appoggio al principale movimento di opposizione, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK). E’ stata arrestata a Febbraio 2009 per aver visitato i suoi parenti a Campo Ashraf, il luogo in cui allora risiedevano migliaia di dissidenti iraniani in Iraq. Questo cosiddetto “crimine” l’ha fatta finire per due anni in carcere dove, le terribili condizioni e i maltrattamenti hanno contribuito ad aggravare i suoi problemi di salute. E’ stata arrestata per la terza volta nel 2013, sempre per motivazioni politiche.
Il padre di Shaqayeq è stato prigioniero politico durante il regime dello Scià ed è stato arrestato diverse volte dagli anni ’80, come nel 2011 e nel 2013, per il suo appoggio al MEK.
Molti altri attivisti del MEK sembra siano stati arrestati a Tehran negli ultimi giorni.
Il MEK è sempre stato oggetto di repressione particolarmente frequente e crudele da parte del regime iraniano. Circa 120.000 membri di questo gruppo sono stati giustiziati e molti altri arrestati. Ma l’opposizione ha dimostrato una sorprendente resistenza ed ha mantenuto una rete di attivisti in Iran estesa e in crescita.
Dopo la notizia dell’arresto dei suoi genitori Shaqayeq e sua sorella Niloufar hanno scritto all’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, ad Ahmed Shaheed, l’Inviato Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran e al Dipartimento di Stato americano chiedendo loro di intervenire in favore dei loro genitori.
Di certo Shaqayeq e sua sorella seguiranno incessantemente il caso dei loro genitori e degli altri dissidenti iraniani. E ovviamente si potrà contare su di loro per portare avanti gli enormi sforzi del MEK e degli altri dissidenti iraniani con la partecipazione ad una campagna sui social media lanciata per porre fine alle esecuzioni, con l’hashtag #StopExecutionsIran.
Shaqayeq è decisa e furiosa quando parla della situazione attuale: “Perché mai l’Occidente in generale e l’Amministrazione americana in particolare, sono così silenziosi sulla la vergognosa situazione dei diritti umani e la terribile condizione dei dissidenti in Iran?” si chiede. “Questo non fa altro che incoraggiare i mullah a perseguitare la gente come i miei genitori. Noi iraniani paghiamo il prezzo di questa politica sbagliata. E’ giusto avere rapporti con questi mullah?”
Molti altri dissidenti hanno espresso gli stessi sentimenti, sia riguardo all’arresto dei loro cari, che rispetto alla situazione generale delle politiche occidentali nei confronti della Repubblica Islamica
Farzad Madadzadeh, 30 anni e Paria Kohandel, 18 anni, entrambi attivisti del MEK fuggiti in Europa ad Agosto, hanno partecipato alla Conferenza di Parigi del 10 Ottobre dicendo che la simpatia verso l’opposizione del MEK è in ascesa, sia nelle strade che nelle prigioni iraniane, nelle quali Madadzadeh sha passato cinque anni della sua vita, dal 2009 fino al 2014. I due hanno aggiunto che le proteste stanno diventando sempre più frequenti tra i vari strati della società iraniana e che gli iraniani trovano inaccettabile e immorale che l’Occidente abbia intrapreso questa politica di accondiscendenza verso gli ayatollah.
Il messaggio dei dissidenti è stato chiaro: “Hassan Rouhani è tutt’altro che moderato come qualcuno in Occidente vuole farci credere. E’ della stessa stoffa degli altri ayatollah. E questo è dimostrato dall’arresto di persone come Mahmoud e Fatemeh e dall’ondata di esecuzioni in Iran, arrivate a più di 2000 durante i due anni di presidenza Rouhani.
E a prescindere dalla situazione dei diritti umani, Tehran sta mostrando la sua vera natura nella questione sul nucleare, nonostante il vanto che ne ha fatto l’Amministrazione Obama subito dopo l’accordo sul nucleare.
L’Iran ha testato il suo nuovo missile balistico Emad il 10 Ottobre. Samantha Power, l’inviata dell’ONU dell’Amministrazione Obama, ha confermato che questo missile balistico “è di per sé in grado di trasportare un’arma nucleare”. Ha detto che questo test è una “chiara violazione” delle sanzioni ONU e che gli Stati Uniti chiederanno un intervento del Consiglio di Sicurezza.
Questo sviluppo giunge a meno di tre mesi dall’accordo sul nucleare e dalle relative risoluzioni dell’ONU, che avrebbero dovuto fermare i tentativi di Tehran di acquisire armi nucleari e preannunciare una nuova era di pace in Medio Oriente. Invece tutto quello che hanno fatto, è stato dare al regime una possibilità di dimostrare la sua inaffidabilità. E questa è un’inaffidabilità contro cui il MEK e i dissidenti iraniani avevano messo in guardia già da molto tempo.
La cosa migliore che i governi occidentali possono fare, a seguito del continuo comportamento osceno dell’Iran, sia nella politica interna che estera, è abbandonare ingenue speranze di concludere accordi con gli ayatollah e sostenere invece i dissidenti iraniani e il loro desiderio di un paese libero e democratico.
Gli Stati Uniti non possono tacere di fronte alla vergognosa condotta di Tehran. Devono incriminare Tehran, sollevare il caso dei dissidenti iraniani, come i genitori di Shaqayeq e la questione generale delle violazioni dei diritti umani in ogni forum internazionale, più forte e più frequentemente possibile.
Abramo Lincoln notoriamente disse che l’America è “la migliore ultima speranza per il mondo”. E’ ora di dimostrare che questo è ancora vero opponendosi ai tiranni come quelli che governano l’Iran.
