
Richiesta a Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite per il ritiro delle forze irachene da Ashraf e la protezione dei residenti
CNRI – Il 13 aprile, nel corso di una conferenza internazionale a Parigi, personalità politiche americane di primo piano nelle Amministrazioni Clinton, Bush e Obama e politici francesi e di altri Paesi europei hanno condannato il massacro di residenti di Ashraf avvenuto l’8 aprile. Hanno chiesto la fine immediata dell’occupazione di Ashraf da parte delle forze irachene e la protezione dei residenti da parte di Stati Uniti e Nazioni Unite.
Nel protestare contro l’inerzia di Washington circa la protezione dei residenti di Ashraf e il crimine contro l’umanità dei quali essi sono stati vittime, i partecipanti hanno chiesto agli Stati Uniti, all’Unione Europea e alle Nazioni Unite di intervenire immediatamente per fermare la catastrofica situazione in Ashraf. L’attacco omicida dell’8 aprile da parte delle forze del primo ministro iracheno al-Maliki, ordinato dalla ‘guida suprema’ del regime iraniano Khamenei, contro i 3.400 residenti di Ashraf, con carri armati e armi pesanti, ha provocato finora 34 morti, 318 feriti e sei ostaggi, che hanno iniziato uno sciopero della fame nonostante le ferite. La situazione è ancora critica e resta la minaccia di un altro attacco.
Fra gli oratori Edit Cresson, Primo Ministro francese dal 1991 al 1992, Jacques Attali, economista e consigliere del Presidente François Mitterrand, Mario Stasi, ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Parigi, il generale Hugh Shelton, presidente degli Stati Maggiori Riuniti degli Stati Uniti dal 1997 al 2001, l’ambasciatore Dell L. Dailey, coordinatore per l’Antiterrorismo del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal 2007 al 2009, Patrick Kennedy, figlio del senatore Edward Kennedy e membro del Congresso degli Stati Uniti dal 1995 al 2011, l’ambasciatore John Bolton, ex ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU, Louis Freeh, direttore dell’FBI dal 1993 al 2001, Günter Verheugen, Commissario Europeo dal 1999 al 2009 ed ex sottosegretario agli Affari Europei della Germania, e Juan Garcès, avvocato spagnolo che ha presentato una denuncia internazionale contro Augusto Pinochet e rappresentato familiari di residenti di Ashraf.
Nel suo discorso, la signora Rajavi, presidente-eletto della Resistenza Iraniana, ha affermato che, sebbene il massacro ad Ashraf sia stato eseguito dal dittatore iracheno, quanto è accaduto è interamente collegato all’equazione politica che ha il regime clericale di Teheran da una parte e il popolo iraniano dall’altra. Di fatto, l’attacco è stato parte integrante delle misure repressive dei mullah volte a domare le rivolte del popolo iraniano.
La signora Rajavi ha chiesto agli Stati Uniti, all’Unione Europea e alle Nazioni Unite di intervenire urgentemente prr il ritiro delle forze d’assalto irachene da Ashraf.

Ha inoltre chiesto:
– La riassunzione della protezione di Ashraf da parte del governo degli Stati Uniti e il distacco di un gruppo di monitoraggio permanente delle Nazioni Unite nel campo per prevenire l’attuazione di un piano per il massacro dei residenti di Ashraf;
– L’immediato rilascio dei sei ostaggi feriti, attualmente in sciopero della fame;
– Il trasferimento di tutti i feriti gravi all’ospedale militare statunitense nei pressi di Ashraf;
– L’apertura delle porte di Ashraf a una delegazione dell’ONU e ad avvocati, parlamentari e giornalisti;
– L’istituzione di una missione internazionale d’inchiesta per investigare sull’attacco da parte delle forze di al-Maliki contro Ashraf e perché sia revocato il blocco disumano in atto da 28 mesi;
– La fine della tortura psicologica condotta contro i residenti di Ashraf con l’uso di 240 altoparlanti.
La signora Rajavi ha anche evidenziato la necessità che il nome dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano sia cancellato dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere degli Stati Uniti, ricordando che tale inserimento offre al fascismo religioso dei mullah il pretesto per il massacro dei residenti di Ashraf in Iraq e di prigionieri politici in Iran.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
13 aprile 2011
