
Nel corso di una conferenza internazionale presso la Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati italiana e membro di spicco del partito di governo Fratelli d’Italia, ha illustrato la posizione politica dell’Italia in merito alla crisi in corso in Iran.
Rampelli ha evidenziato le debolezze strutturali della dittatura clericale, notando come le diffuse proteste pubbliche abbiano messo in luce l’incapacità del regime di affrontare le difficoltà economiche e l’inflazione crescente. Ha condannato la brutale repressione da parte delle forze di sicurezza, denunciando la violenza coordinata perpetrata dalla polizia, dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e dalle forze armate contro i cittadini pacifici.
Illustrando l’azione legislativa, Rampelli ha ricordato le numerose risoluzioni interpartitiche approvate dal Parlamento italiano che impegnano il governo a perseguire indagini internazionali, a chiedere la sospensione delle condanne a morte e ad applicare sanzioni mirate. Ha ricordato che le sanzioni dell’Unione Europea, prorogate fino al 2027, colpiscono specificamente i responsabili della repressione e le Guardie Rivoluzionarie, senza tuttavia compromettere l’accesso dei civili ai beni di prima necessità.
In materia di politica estera, Rampelli ha condannato il ruolo destabilizzante del regime a livello regionale e globale, compreso il sostegno militare a Stati canaglia, il finanziamento di gruppi armati regionali e le azioni che minacciano le rotte commerciali marittime. Ha ribadito la posizione non negoziabile del Consiglio europeo, secondo cui l’Iran non deve mai dotarsi di armi nucleari. Sostenendo una linea diplomatica ferma ma aperta, Rampelli ha affermato che una pace duratura richiede una difesa incrollabile dei diritti umani fondamentali e del diritto internazionale, lasciando il futuro politico dell’Iran nelle mani del suo stesso popolo.
Di seguito la trascrizione del discorso dell’On. Fabio Rampelli:
Benvenuti – e bentornati a coloro che sono già stati qui, poiché non è la prima volta che ci riuniamo per discutere dell’Iran e del suo futuro. Quindi, bentornati a loro e benvenuti a coloro che si uniscono a noi per la prima volta in questa magnifica sala. Come sapete, è giustamente considerata il cuore solenne della Camera dei Deputati di Montecitorio, un palazzo che si può considerare tempio della democrazia italiana.
Permettetemi innanzitutto di esprimere la mia gratitudine all’onorevole Naike Gruppioni, che non è solo una collega ma anche un’amica, e a tutti gli organizzatori di questo convegno “L’Iran del futuro”. Un caloroso benvenuto ai nostri illustri ospiti stranieri che ci onorano con la loro presenza: Patrick Kennedy; Rudolph Giuliani, già procuratore e sindaco di New York dal 1994 al 2001 (come tutti sappiamo, in Italia si è parlato molto dell’esempio che ha dato nel guidare una città complessa come New York, quasi più complessa di Roma, oserei dire); Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana; i senatori Marco Scurria e Giulio Terzi di Sant’Agata; e Mauro Bazzucchi, giornalista e moderatore di questo evento.
Ringrazio anche tutti i colleghi parlamentari, i deputati e i senatori presenti oggi. La vostra presenza non è una mera formalità. Chiunque abbia partecipato con costanza a queste iniziative, sia nella frescura di quest’aula che nelle piazze antistanti Montecitorio e Palazzo Madama, lo ha fatto con totale convinzione, profonda empatia e la fiduciosa speranza di poter contribuire ad alleviare le sofferenze del popolo iraniano. Il popolo iraniano è impegnato in una lunga e apparentemente infinita lotta per la libertà, la pace e la democrazia, anche se speriamo che la sua conclusione sia vicina.
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L’incontro odierno ci consente di affrontare questioni complesse e urgenti: l’attuale situazione politica e sociale della Repubblica islamica dell’Iran, il ruolo che la comunità internazionale deve svolgere nella promozione della stabilità in Medio Oriente, la tutela dei diritti umani e le prospettive di un percorso credibile verso la pace e la democrazia per il popolo iraniano.
Il presupposto necessario per qualsiasi riflessione è che, quando parliamo dell’Iran, parliamo di una società antica, altamente colta e demograficamente giovane, che ha vissuto per decenni sotto un sistema istituzionale che soffoca le sue libertà fondamentali e compromette gravemente il suo sviluppo futuro.
Il panorama politico iraniano ha subito una profonda trasformazione negli ultimi anni. Lo scoppio di proteste diffuse e violente nella Repubblica islamica ha messo in luce profonde debolezze strutturali dell’apparato di governo, in particolare la sua incapacità di far fronte alla crisi economica caratterizzata da un’inflazione galoppante, soprattutto sui prodotti alimentari. Inoltre, la repressione da parte delle forze di sicurezza è stata brutale. Il regime ha dimostrato una deplorevole collusione tra polizia, Guardie Rivoluzionarie e forze armate, con conseguenze devastanti per i cittadini, che hanno subito violenze fisiche e la totale soppressione delle libertà fondamentali.
Il movimento “Donna, Vita, Libertà”, scoppiato nel settembre 2022 in seguito alla morte di Mahsa Jina Amini durante un fermo di polizia, è stato molto più di una protesta temporanea. Ha segnalato una rottura strutturale tra le giovani generazioni – con le donne iraniane in prima linea – e un regime che non è più in grado di soddisfare le aspettative fondamentali di libertà, dignità e partecipazione politica.
Il Parlamento italiano ha agito tempestivamente. Il 21 dicembre 2022, la Commissione Affari Esteri ed Europei della Camera ha approvato all’unanimità una risoluzione congiunta sui diritti umani in Iran. La risoluzione impegnava il Governo ad agire bilateralmente e multilateralmente per chiedere la sospensione delle condanne a morte contro i manifestanti, a sostenere l’indagine internazionale indipendente istituita dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e a promuovere con fermezza, nell’ambito dell’UE, sanzioni mirate contro i responsabili di violazioni dei diritti umani.
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Il 13 marzo 2024, la stessa Commissione ha approvato all’unanimità un’altra risoluzione che impegna il Governo a condannare la discriminazione di genere sistematica e la violenza contro donne e ragazze da parte della Repubblica Islamica, chiedendo al contempo il rilascio incondizionato dei prigionieri di coscienza detenuti arbitrariamente.
Inoltre, la Commissione permanente per i diritti umani nel mondo, presieduta dall’onorevole Laura Boldrini, ha condotto numerose audizioni durante la XIX legislatura in merito all’Iran. Tra queste, le testimonianze di attivisti per i diritti umani il 27 settembre 2023 – a un anno dalla morte di Mahsa Amini – e un’audizione con Narges Mohammadi il 19 febbraio 2025. Più recentemente, il 12 marzo 2026, la Commissione Affari esteri e Difesa del Senato ha tenuto audizioni con rappresentanti della diaspora iraniana in Italia.
A ulteriore dimostrazione del sostegno internazionale alle aspirazioni del popolo iraniano, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha prorogato di due anni il mandato della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti. Tale decisione garantisce la continua supervisione delle accuse relative ad arresti di massa, esecuzioni politiche utilizzate come deterrente, misure di emergenza in tempo di guerra applicate per giustificare procedimenti sommari e confische di terre, nonché discriminazioni sistemiche basate su genere, etnia, religione o credo politico.
In termini di relazioni internazionali, le azioni dell’Iran negli ultimi anni hanno alimentato l’instabilità a livello sia regionale che globale. Il supporto militare fornito alla Federazione Russa nella sua guerra di aggressione contro l’Ucraina – attraverso la fornitura di droni e missili balistici –, il sostegno a gruppi armati non statali in Medio Oriente e nella regione del Mar Rosso (come il movimento Houthi) e le azioni che ostacolano la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz hanno tutti alimentato una crisi che minaccia le vitali rotte energetiche e commerciali globali.
Il conflitto di dodici giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025, il ripristino delle sanzioni ONU sulla non proliferazione nucleare nel settembre 2025, il memorandum d’intesa firmato alcune settimane fa con gli Stati Uniti e la successiva ripresa delle ostilità riflettono tutti una situazione instabile. La comunità internazionale deve muoversi in questo contesto con fermezza, equilibrio e determinazione.
Nelle conclusioni della riunione del Consiglio europeo del 18-19 giugno 2026, il Consiglio ha ribadito un principio non negoziabile: all’Iran non deve mai essere consentito di acquisire un’arma nucleare. Il pieno e verificabile rispetto degli obblighi previsti dal Trattato di Non Proliferazione nucleare, attraverso la cooperazione con l’AIEA, rimane una condizione essenziale per qualsiasi soluzione diplomatica più ampia. L’Unione Europea ha esortato il regime iraniano a porre fine alla violenza e alla repressione contro il suo popolo, chiedendo il rispetto dei diritti umani universali e della libertà fondamentale degli iraniani di scegliere il proprio futuro. A tal fine, l’UE continuerà a lavorare sull’adozione di misure restrittive nei confronti dei responsabili.
La recente ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha evidenziato l’urgente necessità di un maggiore coinvolgimento europeo nella gestione della crisi, soprattutto dopo che l’Europa è stata in gran parte esclusa dai precedenti cicli di consultazione. Dobbiamo tenere presente che l’obiettivo comune di tutte le nazioni è la stabilizzazione di una regione che rimane cruciale per la sicurezza globale e per l’economia.
In linea con la sua tradizione multilaterale, l’Italia sostiene il mantenimento di un canale diplomatico ininterrotto e rigoroso tra l’UE, l’Iran e gli Stati Uniti per ridurre il rischio di un’escalation regionale. L’Italia ritiene che il perseguimento della pace non sia in conflitto con la difesa dei diritti fondamentali; al contrario, i diritti umani sono un prerequisito per la pace. Ciò richiede la protezione dei difensori dei diritti umani, delle donne e delle minoranze in Iran – attraverso un monitoraggio costante dei singoli casi, il sostegno agli avvocati difensori e la condanna delle esecuzioni – nonché all’estero, combattendo la repressione transnazionale e sostenendo la diaspora.
L’Italia sostiene pienamente la società civile e il quadro sanzionatorio dell’UE istituito nel 2011 per contrastare le gravi violazioni dei diritti umani, un quadro recentemente esteso fino al 2027 che comprende centinaia di individui ed entità designati, tra cui il congelamento dei beni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
Dobbiamo sottolineare che questi strumenti non prendono di mira il popolo iraniano. Prendono di mira i responsabili della repressione: gli alti dirigenti dell’apparato coercitivo, gli autori di violenze contro manifestanti pacifici, i giudici che emettono condanne senza un giusto processo e i comandanti che sovrintendono alle operazioni di repressione transnazionali che hanno raggiunto gli Stati membri dell’UE.
Al contempo, le sanzioni non devono limitare l’accesso dei civili a beni e servizi essenziali. Su questo punto, il Parlamento italiano ha preso una posizione chiara. Le risoluzioni approvate dalla Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato il 14 gennaio 2026 e dalla Commissione Affari Esteri della Camera il 15 gennaio 2026 impegnano entrambe il Governo a sostenere sanzioni mirate individuali e settoriali a livello europeo, salvaguardando al contempo i canali umanitari per la popolazione civile.
Illustri colleghi, illustri ospiti: la storia tra Europa, Italia e Iran è lunga e ricca di scambi culturali, scientifici e umani che precedono di gran lunga gli eventi degli ultimi decenni. Oggi riaffermiamo la nostra determinazione contro gli oppressori e la nostra solidarietà con coloro che resistono.
Riconosciamo che la definizione del futuro dell’Iran spetta al popolo iraniano stesso, ma la comunità internazionale deve garantire che questo futuro possa essere costruito in un clima di libertà, sicurezza e nel rispetto del diritto internazionale.
Mi sono dilungato, ma era necessario rendere giustizia all’ampio lavoro svolto dalle istituzioni italiane in solidarietà con il popolo iraniano.
Grazie.

On. Fabio Rampelli, Vicepresidente della Camera dei Deputati, interviene sui temi della sicurezza internazionale e dei diritti umani durante una conferenza tenutasi a Sala Regina il 16 luglio 2026
