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Perché Teheran è così ostile a una donna alla guida della sua opposizione organizzata

Former PMOI Secretary-General Zahra Merrikhi raises the hand of newly elected Secretary-General Mahnaz Maimanat at the final voting session, Ashraf 3, 6 September 2026

L’ex Segretaria Generale del PMOI, Zahra Merrikhi (a sinistra), alza la mano della neoeletta Segretaria Generale Mahnaz Maimanat (a destra) durante la sessione finale di voto, 6 settembre 2026

Il 6 settembre 2026, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK) ha eletto Mahnaz Maimanat come nuova Segretaria Generale. Il PMOI sceglie il proprio Segretario Generale attraverso un processo elettorale articolato in tre fasi, che prevede una partecipazione progressivamente più ampia all’interno dell’organizzazione.
Nel primo turno prendono parte alla selezione i membri del Consiglio Centrale; nel secondo turno votano i responsabili e i quadri delle diverse sezioni dell’organizzazione. Entrambe queste fasi si svolgono mediante scrutinio segreto. Il processo si conclude con un terzo e ultimo turno, nel quale tutti i membri disponibili partecipano a una votazione aperta per alzata di mano.
L’assemblea per l’elezione del nuovo Segretario Generale è stata convocata da Zohreh Akhyani, presidente del Consiglio Centrale del PMOI. Nel primo turno di votazione, Mahnaz Maimanat è risultata la candidata più votata con il 56% dei consensi, mentre Badri Pourtabbakh e Narges Azdanlou hanno ottenuto rispettivamente il 24% e il 20%.
Entro 24 ore è arrivata la reazione della dittatura clericale.
Mashregh News, organo controllato dall’Organizzazione di Intelligence dei Pasdaran (IRGC), ha ripetutamente definito Maimanat una terrorista, ha descritto il PMOI come una “setta morta”, ha evocato presunti legami con servizi di intelligence stranieri e ha pubblicato un titolo sorprendente: «Promozione della capo della banda che adescava ragazze».
L’intensità della reazione, e soprattutto il linguaggio fortemente connotato dal punto di vista del genere, erano più rivelatori delle stesse accuse.
La minaccia di un altro modello
Il PMOI non pone le donne in posizioni di leadership come semplice risposta simbolica alla dittatura clericale. Da quasi quattro decenni l’organizzazione ha ristrutturato la propria gerarchia interna intorno alla leadership femminile, fino ad arrivare a un Consiglio Centrale interamente femminile e alla successione di diverse donne nel ruolo di Segretaria Generale.
Questo è importante perché il conflitto con Teheran non riguarda soltanto il velo obbligatorio. Al livello più profondo, l’ordine di genere della Repubblica islamica riguarda il tema dell’autorità: chi la possiede, il cui giudizio impone obbedienza e quale posto alle donne sia consentito occupare nella società.

Il PMOI ha sviluppato una risposta opposta. Le donne non si limitano ad avere dei diritti all’interno della sua struttura: esercitano l’autorità. Gli uomini operano sotto una leadership femminile. Le donne selezionano altre donne e ne garantiscono la successione nei ruoli di responsabilità.
Per un regime le cui posizioni di comando politiche e clericali restano in larga misura appannaggio degli uomini, non si tratta di una semplice divergenza estetica o simbolica. Essa mette in discussione uno degli assunti fondamentali su cui si basa il suo ordine sociale.
È proprio questo che rende particolarmente significativa l’espressione usata da Mashregh News riguardo all’“adescamento delle ragazze”. Tale formulazione priva le donne di ogni autonomia politica. In questa narrazione, una giovane donna che aderisce all’opposizione non può aver maturato una propria convinzione politica; deve necessariamente essere stata ingannata. Una donna che assume un ruolo di guida non può rappresentare un’autorità legittima; deve essere per forza pericolosa, manipolata o criminale.
La misoginia è incorporata nella spiegazione stessa.

Il pubblico all’interno dell’Iran

Il pubblico più importante di questo confronto non si trova all’estero. Si trova all’interno dell’Iran.
Le donne e i giovani iraniani hanno sperimentato in prima persona la questione dell’autorità politica. Hanno dovuto affrontare l’imposizione del velo obbligatorio, arresti, sorveglianza e ripetute repressioni. Durante le proteste nazionali iniziate alla fine del 2025, Amnesty International ha documentato una risposta statale particolarmente letale, seguita da arresti di massa e sparizioni forzate.
Per questo motivo, l’elezione di Mahnaz Maimanat viene percepita in un contesto molto specifico.
Per una giovane donna che vive sotto un sistema che controlla il suo aspetto esteriore e limita la sua posizione giuridica e politica, un movimento politico nel quale le donne occupano ripetutamente la massima autorità esecutiva non si limita a proclamare uno slogan sull’uguaglianza. Esso dimostra che un diverso modello di organizzazione sociale e politica è già stato messo in pratica da altri iraniani.
Questa distinzione è importante.

Nei periodi di repressione, la speranza raramente nasce soltanto da promesse astratte. Deriva anche dalla prova concreta che rapporti di potere considerati immutabili possono, in realtà, essere trasformati.
Il linguaggio di un regime impaurito
Questo aiuta anche a comprendere perché Teheran reagisca con tanta aggressività. L’organo di propaganda dei Pasdaran avrebbe potuto semplicemente ignorare un’elezione della leadership dell’opposizione svoltasi fuori dall’Iran. Invece, il 7 settembre ha pubblicato un lungo attacco contro Maimanat, la sua storia personale, la sua famiglia e, in modo particolarmente evidente, il suo rapporto con le donne e le ragazze.
Questa reazione, di per sé, non misura la presenza o l’influenza del PMOI all’interno dell’Iran. Rivela però quale sia l’argomento politico che il regime ritiene necessario contrastare.
Per un sistema profondamente misogino, il pericolo non consiste semplicemente nel fatto che una donna vi si opponga.
Il vero pericolo è l’esistenza di un movimento iraniano organizzato che da decenni vive secondo il principio che le donne possano dirigere, che gli uomini possano seguirle e che altre donne possano elevarle a responsabilità ancora maggiori.
Per generazioni alle quali è stato insegnato che l’attuale gerarchia sia naturale, religiosa o inevitabile, tutto questo rappresenta molto più di un simbolo.
È la prova concreta che un’alternativa è possibile.