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La Commissione Diritti Umani del Senato italiano ospita Maryam Rajavi in un’audizione ufficiale per affrontare la crisi delle esecuzioni capitali in Iran

NCRI President-elect Mrs. Maryam Rajavi participated in a session of the Human Rights Commission of the Italian Senate on July 16, 2026

La presidente-eletta del CNRI, Maryam Rajavi, ha partecipato a una sessione della Commissione per i diritti umani del Senato italiano il 16 luglio 2026

Il 16 luglio la Commissione Diritti Umani del Senato italiano ha svolto un’audizione ufficiale con la signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI). La sessione si è svolta a seguito di un invito formale e ufficiale della Commissione del Senato ed è stata trasmessa in diretta e ufficialmente sulla piattaforma WebTV dedicata del Senato italiano (webtv.senato.it). Aperta dalla presidente della Commissione, la senatrice Stefania Pucciarelli, l’audizione ha rappresentato un’importante piattaforma europea per denunciare le crescenti atrocità interne perpetrate dal regime clericale e per delineare una tabella di marcia di politica estera decisa e orientata ai diritti umani per l’Italia e per l’Unione Europea nel suo complesso.

Rivolgendosi all’illustre Commissione di senatori italiani, la signora Maryam Rajavi ha illustrato la grave crisi dei diritti umani in corso in Iran. Ha evidenziato il catastrofico aumento delle esecuzioni arbitrarie e degli arresti di massa, evidenziando come i mullah al potere abbiano strumentalizzato la pena di morte per terrorizzare la popolazione e prevenire rivolte popolari. La signora Rajavi ha ricordato alla Commissione il ruolo storico dell’Italia come pioniere mondiale nel movimento per l’abolizione della pena di morte, esortando Roma a guidare l’Unione Europea nell’instaurare una ferma indicazione di responsabilità per gli abusi sistematici commessi da Teheran. Durante il suo intervento, la signora Rajavi ha affermato: “Il popolo iraniano e la sua Resistenza guardano all’Italia, storicamente pioniera mondiale nel movimento per l’abolizione della pena di morte, affinché apra la strada all’interno dell’Unione Europea nell’adozione di misure decisive contro le esecuzioni e i massacri in corso in Iran”.

Citando l’esecuzione di prigionieri politici e di dieci membri delle Unità di Resistenza del MEK negli ultimi mesi, la signora Rajavi ha avvertito: “L’emissione di condanne a morte continua senza sosta. Il caso più recente e grave riguarda Arghavan Fallahi, una donna di 25 anni che ha subito mesi di isolamento e torture atroci, e il cui padre è tuttora ingiustamente incarcerato”.

“Per l’Iran libero di domani, sosteniamo il divieto totale della tortura e l’abolizione completa della pena di morte”, ha dichiarato. “Per oltre quarant’anni, in diretta opposizione a Khomeini, abbiamo dichiarato che il complesso di leggi della Sharia dei mullah e il loro codice penale retributivo (Qesas) sono profondamente disumani e del tutto incompatibili con i veri insegnamenti dell’Islam”.

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La presidente-eletta del CNRI ha aggiunto: “Nell’Iran di domani, la separazione tra religione e Stato, la piena uguaglianza di genere e tutti i diritti e le libertà individuali e sociali saranno pienamente garantiti in conformità con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Tutti gli apparati di repressione, censura e controllo inquisitorio saranno smantellati”.
Per tradurre questa responsabilità morale in azioni politiche concrete, la signora Rajavi ha presentato al Senato italiano e alla dirigenza europea tre richieste politiche decisive e urgenti:
• Relazioni condizionali: Subordinare tutte le relazioni diplomatiche e commerciali con il regime all’immediata cessazione delle esecuzioni.
• Giurisdizione universale: perseguire i responsabili di queste atrocità in base al principio internazionalmente riconosciuto della giurisdizione universale, al fine di smantellare la cultura dell’impunità sistemica.
• Responsabilità multilaterale: deferire le violazioni dei diritti umani in Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, garantire che qualsiasi accordo futuro sia strettamente subordinato alla cessazione delle esecuzioni e obbligare il regime a concedere alle missioni d’inchiesta e ai relatori speciali delle Nazioni Unite accesso illimitato alle carceri e ai prigionieri iraniani, in particolare ai detenuti politici.

La senatrice Stefania Pucciarelli, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, ha aperto la seduta dando il benvenuto alla signora Rajavi ed esprimendo la profonda solidarietà della Commissione al popolo iraniano nella sua lotta contro le gravi violazioni dei diritti umani. Ricordando il costante impegno della commissione nelle iniziative umanitarie, la senatrice Pucciarelli ha condannato fermamente le sistematiche esecuzioni di dissidenti politici da parte del regime. Ha inoltre evidenziato che la diretta streaming ufficiale dell’udienza sulla piattaforma web del Senato riflette l’impegno istituzionale dell’assemblea a garantire che la difficile situazione e la voce dell’opposizione democratica iraniana siano ascoltate in modo trasparente dalla comunità internazionale.
“Il rispetto dei diritti umani in Iran è tra le priorità di questa Commissione”, ha affermato la senatrice Pucciarelli. “Esprimiamo la nostra profonda solidarietà al popolo iraniano e in particolare alle donne iraniane, che soffrono a causa del regime e che soffrono da troppo tempo. Inoltre, attraverso il lavoro di questa Commissione, cerchiamo di promuovere la tutela dei diritti umani [ovunque]”.

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Aggiungendo una prospettiva storica e geopolitica fondamentale, il senatore Giulio Terzi (FdI) ha definito l’audizione “un’opportunità estremamente importante” per affrontare la minaccia rappresentata dal regime dei mullah. Il senatore Terzi ha presentato dati statistici sconvolgenti riguardanti il ricorso del regime alla pena di morte, rilevando che solo nell’anno in corso sono state registrate 818 esecuzioni arbitrarie. Ha appoggiato con forza la campagna “No alle esecuzioni” del CNRI e ha richiamato l’attenzione in particolare sugli scioperi della fame in corso ogni martedì da parte dei prigionieri politici in oltre 25 carceri iraniane, descrivendo la loro lotta, che dura da 45 settimane, come ispiratrice per la civiltà e la libertà. Il senatore Terzi ha inoltre ricordato alla Commissione la rete terroristica globale del regime, citando l’assassinio nel 1993 del rappresentante del CNRI a Roma, Mohammad-Hossein Naghdi, per mano degli agenti dei servizi segreti di Teheran, come un triste monito della portata transfrontaliera del regime.
Il senatore Terzi ha aggiunto: “Quando si comprende veramente il movimento di resistenza iraniano, bisogna riconoscere, quantomeno, che questo movimento è quello più in linea con i principi fondamentali dello Stato di diritto e della difesa dei diritti umani che sosteniamo e che la signora Rajavi ha ribadito oggi”.
“[Il CNRI rappresenta] una resistenza molto ampia, vasta e profondamente radicata; una resistenza che non vuole restaurare una monarchia oppressiva, ma realizzare un nuovo Iran di democrazia e certezza, non solo di speranza. Questo movimento sta guadagnando, su un’onda crescente, consenso e successo”, ha affermato l’ex ministro degli Esteri italiano.

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La senatrice Gisella Naturale ha espresso profonda preoccupazione per le sofferenze incessanti inflitte dal regime iraniano, evidenziando la tragica assenza di qualsiasi segnale positivo di speranza per la cessazione di tali atrocità. Ha manifestato la sua profonda preoccupazione per le continue perdite subite dalla Resistenza iraniana, che rischiano di ostacolare il consolidamento di una forza capace di rovesciare efficacemente il regime. Riconoscendo la complessa realtà geopolitica, la senatrice Naturale ha osservato l’apparente limitazione dell’intervento diretto di nazioni straniere come l’Italia in una lotta che, in ultima analisi, deve essere risolta dal popolo iraniano e dalle diverse componenti della resistenza stessa. Tuttavia, ha insistito sul fatto che l’Italia ha un chiaro obbligo morale di proteggere attivamente i membri della diaspora iraniana residenti in Italia, che vivono un profondo disagio e un’angoscia esistenziale per la sicurezza dei propri cari rimasti in patria.
Rivolgendosi alla signora Rajavi, la senatrice ha affermato: “Noi in Italia non possiamo che ringraziarla per la sua testimonianza, che riporta l’attenzione su questa tragedia, la quale, pur essendo così lontana da noi, è molto viva nella nostra sensibilità per i diritti umani, che continuano a essere calpestati in questo modo terribile. In uno Stato con una cultura così profonda, sembra incredibile che questi massacri continuino ancora. La nostra vicinanza è sempre stata particolarmente forte e la nostra speranza e il nostro desiderio sono che si possa tornare presto a vivere in Iran in una pace duratura, dove i diritti umani possano essere tutelati e diventare finalmente diritti reali”.

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Il senatore Marco Lombardo ha ringraziato la signora Rajavi per avere riportato l’attenzione pubblica dagli interessi commerciali, come le petroliere dello Stretto di Hormuz, alla questione cruciale dei diritti umani e della repressione in Iran e ha richiesto formalmente che la testimonianza della signora Rajavi venga acquisita come documentazione agli atti della Commissione. Ha messo in guardia contro la repressione nel sangue di coloro che hanno partecipato alle proteste contro il regime, citando le notizie secondo cui il procuratore di Teheran Ali Salehi avrebbe istituito sezioni specializzate per accelerare le condanne a morte dei manifestanti. Pur riconoscendo il pesante tributo di sangue versato dal MEK dal 1988, il senatore Lombardo ha espresso l’auspicio che tutte le fazioni della resistenza si alleino con l’obiettivo comune di rovesciare il regime. Ha osservato che il governo italiano insieme con gli altri governi europei dovrebbe esigere la fine delle esecuzioni, il rilascio degli ostaggi e il ripristino dell’accesso a Internet, e ha ricordato il suo appello diretto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al ministro degli Esteri Antonio Tajani affinché concedano il rinnovo automatico dei passaporti agli studenti e ai lavoratori iraniani che hanno partecipato alle proteste contro il regime in Italia, poiché sarebbe molto pericoloso esporli al rischio di ritornare in Iran.