
Illustri personalità,
Cari amici, Care amiche
Mentre l’Iran e l’intera regione sono travolti da una grande guerra, a nome della pace e della libertà rivolgo un appello al mondo affinché riconosca l’unica soluzione alla grave crisi iraniana.
Questa soluzione è il rovesciamento del regime da parte della Resistenza, della rivolta organizzata e dell’Esercito della Libertà.
Amici cari,
La storia degli ultimi quattro decenni testimonia che per anni abbiamo messo in guardia, denunciato e indicato la fonte del pericolo, affinché la situazione dell’Iran e della regione non arrivasse al punto in cui ci troviamo oggi.
Dalla denuncia del fondamentalismo come nuova minaccia globale negli anni ’90,
alla rivelazione dei siti nucleari più segreti nel 2002,
alla denuncia della Forza Qods terroristica nel 1993,
allo svelamento delle devastanti ingerenze del regime in Iraq negli anni 2000,
alla rivelazione dell’Organizzazione di Intelligence dei Pasdaran nel 2009,
e alla denuncia del ruolo criminale del regime in Siria negli anni 2010,
e anche continue esposizioni sulle violazioni dei diritti umani che hanno portato a 72 risoluzioni di condanna del regime alle Nazioni Unite.
Abbiamo ripetuto più volte che questo regime non si riformerà mai e non cambierà mai comportamento.
Non rinuncerà mai alla costruzione della bomba atomica né alla fomentazione di guerre nella regione,
e non rispetterà mai alcun negoziato o accordo.
E abbiamo ripetuto più volte che la politica di appeasement verso questo regime equivale ad allevare una vipera in seno, e alla fine conduce alla guerra.
Ciò che purtroppo oggi è sotto gli occhi di tutti è il risultato di due fattori:
primo, il dominio della dittatura religiosa in Iran;
secondo, l’accondiscendenza dei governi occidentali, o come disse Winston Churchill, “il sonno delle democrazie”,
un sonno che è durato quarant’anni, finché non si sono risvegliate al fragore delle bombe e dei missili.
Non sono mancati coloro che, in tutti questi anni, per bloccare la via del cambiamento in Iran, sostenevano che senza questo regime sarebbe regnata l’anarchia.
Ebbene, guardate oggi quale caos ha prodotto la politica di salvaguardia del regime.
Non sono mancati neanche quelli che preferivano la continuazione della dittatura in Iran.
E ora vediamo come la tirannia, la repressione della libertà e la violazione dei diritti umani hanno generato un mostro a sette teste contro l’intero mondo.
Nella storia degli ultimi cento anni dell’Iran, le dittature hanno portato solo distruzione, spreco e guerra: sia quella dello Shah, sia quella dei mullah.
E ora, oggi, le parti che nel mondo occidentale, con ingegneria politica, cybernetica e mediatica cercano di costruire un’alternativa utilizzando i resti della dittatura Pahlavi, non fanno altro che prescrivere un’altra dittatura per l’Iran.
Ma non arriveranno da nessuna parte.
Il frastuono di un movimento neofascista, che sogna il ritorno dell’Iran al regime monarchico rovesciato e che, di fatto, si schiera contro la rivolta e favorisce la divisione e la guerra civile.
Come ha detto Massoud Rajavi leader della Resistenza:
«Come negli ultimi sessant’anni, la nostra lotta contro la velayat e la monarchia, per la libertà e l’indipendenza, continuerà fino alla vittoria della rivoluzione democratica e all’instaurazione della Repubblica democratica.»
Gentili presenti,
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha annunciato il governo provvisorio per la transizione della sovranità al popolo iraniano e per l’instaurazione di una repubblica democratica, sulla base del Piano in Dieci Punti della Resistenza.
La Resistenza iraniana è una struttura politica, sociale e militare finalizzata al rovesciamento del regime e al trasferimento del potere al popolo dell’Iran.
Questa struttura è composta da diversi elementi:
1. Una coalizione democratica
2. Una strategia realistica per neutralizzare e rimuovere il Corpo dei Pasdaran (IRGC)
3. Una rete di Unità di Resistenza in tutto l’Iran
4. L’esistenza di un’organizzazione guida per portare avanti la lotta
5. Un piano e un programma per il periodo post rovesciamento
Permettetemi di spiegare brevemente ciascuno di questi elementi:
primo: Coalizione democratica
Questa coalizione è il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, rappresenta l’alternativa democratica al regime dei mullah.
Il Consiglio funge da parlamento della Resistenza, con oltre 450 membri, metà dei quali sono donne.
Le 25 commissioni del Consiglio hanno ciascuna responsabilità specialistiche e costituiscono le basi del governo provvisorio.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza è composto da diverse correnti politiche e ideologiche.
Il pluralismo, la democrazia interna e le sue linee politiche coerenti hanno reso questo Consiglio la coalizione più duratura della storia dell’Iran. Questo Consiglio ha approvato numerosi piani, tra cui il Piano di Autonomia per il Kurdistan, il Piano sulla separazione tra religione e Stato e il Piano sulle libertà e i diritti delle donne.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza ha inoltre approvato il Piano per il Fronte della Solidarietà Nazionale, che include tutte le forze repubblicane impegnate nel rovesciamento del regime della velayat e faqih e nella lotta per l’instaurazione di un sistema democratico e indipendente, basato sulla separazione tra religione e Stato.
Secondo: la strategia per rovesciare il regime
Questa strategia risponde alla grande domanda su come sia possibile neutralizzare e rimuovere il Corpo dei Pasdaran.
I Pasdaran hanno dimostrato, centinaia di volte, incluso durante la rivolta del gennaio 2026, di essere pronti a commettere qualsiasi crimine pur di salvare il regime.
Dunque, come è possibile abbattere il regime in presenza di questa forza repressiva?
Per rispondere a questa domanda, occorre prima ricordare le pseudo soluzioni e le affermazioni infondate degli ultimi anni, che l’esperienza recente ha smentito:
È stato dimostrato che l’idea del “collasso spontaneo” del regime è un’illusione.
È stato dimostrato che il cambiamento non si ottiene con attività sui social media o tramite programmi televisivi.
È stato inoltre dimostrato che né la politica di appeasement può rendere mansueto questo regime,
né la guerra o un intervento militare straniero possono rovesciarlo.
Ciò di cui c’è bisogno è una mano potente, una forza che emerga dal cuore stesso della società insorta e che, sul campo di battaglia, abbatta il regime.
A causa delle crisi economiche e sociali e della perdita delle sue leve regionali, al regime della velayat e faqih è rimasto un solo pilastro: il Corpo dei Pasdaran.
In una tale situazione, le Unità di Resistenza e l’Esercito della Libertà possono, al centro di una rivolta organizzata, porre fine all’esistenza di questo regime.
Terzo: una rete di Unità di Resistenza nelle città dell’Iran
I nuclei insurrezionali e l’Esercito della Libertà costituiscono quella “mano potente”, il sostegno della missione storica del rovesciamento del regime.
Sono una forza combattente e organizzata, radicata in tutte le province dell’Iran.
Questa forza ribelle e sacrificata è la vera forza del cambiamento sul terreno.
Il numero delle loro operazioni contro la repressione ha raggiunto, solo nell’ultimo anno, quota tremila.
Inoltre, durante la rivolta del mese di gennaio, hanno avuto un ruolo decisivo nell’organizzazione, nella guida e nell’espansione della rivolta, e si sono contrapposti alle forze repressive per difendere gli insorti, colpendo i loro centri di comando.
I nuclei insurrezionali combattenti, durante la rivolta del mese di gennaio, hanno più di duemila persone scomparse, e non è ancora chiaro quante di esse siano state arrestate o uccise. Dopo oltre due mesi, nonostante tutti gli sforzi, non si è ancora ottenuta alcuna informazione sul loro destino.
Fra questi eventi, un momento di svolta è stato l’attacco delle unità dell’Esercito della Libertà alla sede di Khamenei, il 23 febbraio.
La “Quartiere generale di Khamenei” era il centro più protetto del comando e della leadership del regime.
Dei 250 combattenti coraggiosi che hanno partecipato a questa operazione, 82 sono caduti martiri o sono stati arrestati.
L’Organizzazione dei Mojahedin ha finora reso noti i nomi e i dati completi di queste persone e li ha inviati al Relatore Speciale e alle organizzazioni internazionali impegnate nella difesa dei diritti umani.
Al contrario, i mullah hanno fatto di tutto per occultare questa operazione e nasconderne le conseguenze.
Nessuna operazione ha mai terrorizzato il regime quanto questa, perché:
1. Per prima cosa, dimostra che esiste un movimento all’interno dell’Iran i cui membri possiedono un tale livello di coraggio e sacrificio, rivelando la determinazione del popolo iraniano a rovesciare questo regime.
2. In secondo luogo, questa operazione, compiuta poche settimane dopo la rivolta del gennaio e quel grande massacro, ha indicato la strada alla giovane generazione.
3. In terzo luogo, essa porta con sé un messaggio chiaro per tutti: una forza così potente è sorta dal cuore stesso della dittatura e dell’oppressione.
Significa l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI), con sessant’anni di esperienza nella lotta contro due dittature e con migliaia di quadri esperti, che costituiscono la forza trainante della Resistenza.
Ashraf 3, in Albania, è uno dei centri principali di questa organizzazione.
Questa organizzazione porta avanti anche attività sociali, politiche e internazionali, e al di fuori dell’Iran in diversi Paesi, ha raccolto una grande comunita’ di iraniani esuli e professionisti.
Ampie parti della società iraniana, tra cui le famiglie e i sopravvissuti di oltre centomila martiri della libertà — i cui nomi e dati di ventimila di essi sono raccolti in questo libro — così come le famiglie di centinaia di migliaia di prigionieri politici degli ultimi quarantacinque anni, sono i sostenitori di questa organizzazione.
È un movimento che, grazie all’indipendenza e all’autosufficienza finanziaria, copre tutte le proprie spese — dai costi quotidiani alle comunicazioni, dalle pubblicazioni ai raduni, fino alla televisione satellitare 24 ore su 24 che trasmette al popolo iraniano attraverso cinque satelliti — tramite i membri e i sostenitori della Resistenza dentro e fuori l’Iran.
Il Piano in Dieci Punti della Resistenza Iraniana, che ho presentato per la prima volta nel 2006 in una sessione al Consiglio d’Europa, costituisce la base del lavoro del governo provvisorio.
Una repubblica democratica fondata sulla separazione tra religione e Stato, sull’uguaglianza tra donna e uomo, sull’abolizione della pena di morte, sul riconoscimento dei diritti delle diverse nazionalità — curdi, baluci, arabi, turkmeni — e sulla piena uguaglianza tra sciiti, sunniti e tutte le altre fedi, nonché un Iran non nucleare, costantemente impegnato nella difesa della pace nel Medio Oriente.
Tutti questi elementi sono parti interconnesse di un unico progetto.
Questo progetto è l’architettura della democrazia in Iran.
È questa la missione fondamentale del governo provvisorio.
Il primo compito di questo governo — come stabilito nell’articolo iniziale del programma del Consiglio Nazionale della Resistenza — è «il trasferimento della sovranità al popolo iraniano e l’instaurazione di un nuovo potere nazionale e popolare».
Siamo naturalmente consapevoli delle difficoltà di questa grande missione.
Coloro che ricordano i rischi del “giorno dopo”, cioè del periodo successivo al rovesciamento, hanno ragione.
In questo senso, un trasferimento calmo e ordinato del potere, la stabilizzazione del Paese e la normalizzazione del ciclo economico richiedono una struttura esperta.
Il governo provvisorio gode del sostegno dell’apparato organizzativo dei Mojahedin, con migliaia di quadri esperti e qualificati, e di una lunga schiera di specialisti patriottici, dentro e fuori l’Iran, che sono pronti a dedicarsi completamente al servizio del loro popolo.
Un altro fattore che avrà un impatto decisivo sulla transizione democratica dopo il rovesciamento è la partecipazione attiva e paritaria delle donne nella leadership politica della società, un elemento che mobilita una vasta parte della popolazione verso questo grande cambiamento.
Dopo la caduta del regime, il governo provvisorio potrà, entro sei mesi, organizzare le elezioni dell’Assemblea Costituente per redigere la nuova Costituzione della repubblica e, successivamente, cedere il potere a un governo scelto dai rappresentanti eletti dal popolo in questa stessa Assemblea.
Cari amici,
La tirannia religiosa, negli ultimi giorni, ha nominato il figlio di Khamenei come nuovo Vali e Faqih, trasformandosi di fatto in una monarchia ereditaria di tipo clericale.
Per oltre tre decenni, il figlio di Khamenei è stato, al fianco del padre, uno dei principali responsabili della repressione, dell’esportazione dell’estremismo, del terrorismo e del saccheggio delle ricchezze del popolo iraniano.
Con massacri, repressione delle rivolte e saccheggio delle risorse del Paese, ha imposto la più brutale oppressione e sfruttamento alla maggioranza della popolazione.
E ora, ancor prima di assumere ufficialmente il potere, ha annunciato il suo programma: chiudere lo Stretto di Hormuz, intensificare la guerra e definire come suoi migliori amici le milizie assassine per procura nella regione.
Desidero sottolineare un regime che era già giunto alla fine del suo ciclo sotto Ali Khamenei, non sarà salvato portando al potere una sua copia molto più debole.
Mettere il figlio di Khamenei sul trono come capo supremo è l’ammissione esplicita che il regime dei mullah non ha alcuna soluzione per sfuggire al proprio rovesciamento e certamente sarà rovesciato dalle mani del popolo e della Resistenza iraniana.
Cari amici,
Permettetemi di riassumere la posizione della Resistenza iraniana riguardo alla situazione attuale:
• Lo slogan della Resistenza e del governo provvisorio è pace e libertà.
• La Repubblica democratica e il Piano in Dieci Punti sono completamente lontani dalla dittatura religiosa e dal fascismo monarchico.
• Solo il popolo iraniano ha la legittimità di determinare il futuro politico del proprio Paese.
• Questa Resistenza non chiede né denaro né armi, né la presenza di forze straniere sul suolo iraniano.
• E infine, il Consiglio Nazionale della Resistenza e il governo provvisorio non cercano il potere, ma il trasferimento del potere alla sovranità popolare del popolo iraniano.
Rivolgiamo un appello a tutti i governi del mondo affinché chiudano le ambasciate del regime dei mullah e esercitino pressioni per la liberazione dei prigionieri politici, il ripristino di Internet e la cessazione delle esecuzioni.
Invitiamo tutti a sostenere il governo provvisorio nell’opera di trasferimento della sovranità al popolo iraniano, nell’instaurazione di una repubblica democratica, e nel riconoscere la legittimità della lotta del popolo iraniano e del combattimento dell’Esercito della Libertà contro i Pasdaran per rovesciare il regime dei mullah.
Vi ringrazio tutti.
