
Maryam Rajavi: In nome della pace e della libertà, rivolgo un appello al mondo affinché riconosca l’unica soluzione alla grave crisi dell’Iran: il rovesciamento del regime da parte della Resistenza, attraverso un’insurrezione organizzata e l’Esercito della Liberazione.
Durante la Conferenza Internazionale Online, un ampio e autorevole fronte di leader internazionali ha espresso la propria solidarietà alla lotta del popolo iraniano per una repubblica democratica.
I relatori hanno sostenuto il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e il suo governo provvisorio fondato sul Piano in Dieci Punti della signora Maryam Rajavi.
Nei loro interventi, hanno sottolineato il diritto fondamentale del popolo iraniano e delle Unità della Resistenza a determinare il proprio destino, condannando al contempo ogni tentativo di promuovere il figlio dello Shah deposto.
La signora Rajavi è stata l’oratrice principale della conferenza.
Tra gli intervenuti figuravano:
• Charles Michel: Presidente del Consiglio Europeo (2019–2024), Primo Ministro del Belgio (2014–2019).
• Sen.Giulio Terzi: Presidente della Commissione delle Politiche dell’Unione europea e Ministro degli Affari Esteri d’Italia (2011–2013).
• Guy Verhofstadt: Primo Ministro del Belgio (1999–2008), Membro del Parlamento Europeo (2009–2024).
• Geir Haarde: Primo Ministro dell’Islanda (2006–2009).
• Wesley Clark: Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (1997–2000).
• John Baird: Ministro degli Affari Esteri del Canada (2011–2015).
• Carla Sands: Ambasciatrice degli Stati Uniti in Danimarca (2017–2021).
• Tawakkol Karman: Premio Nobel per la Pace (2011).
• Linda Chavez: Direttrice dell’Ufficio per le Relazioni Pubbliche della Casa Bianca (1983–1985).
Nelle sue osservazioni, Maryam Rajavi ha definito l’attuale guerra come il «prodotto di due fattori: primo, il dominio della dittatura religiosa in Iran; secondo, la politica di appeasement perseguita dai governi occidentali, o, per usare le parole di Winston Churchill, il “sonno delle democrazie”, che è durato per quarant’anni finché esse non si sono svegliate al fragore delle bombe e dei missili».
Online international conference – Supporting the NCRI’s Provisional Government based on the Ten-Point Plan-
The People's Mojahedin Organization of Iran (PMOI/MEK), with 60 years of experience in the struggle against two dictatorships and thousands of tested cadres, is the driving… pic.twitter.com/ZdIgut33LZ— Maryam Rajavi (@Maryam_Rajavi) March 15, 2026
Ha sostenuto che i tentativi di preservare il regime attuale per evitare il caos hanno prodotto l’effetto opposto, osservando che «negli ultimi cento anni della storia dell’Iran, le dittature non hanno portato altro che distruzione, spreco e guerra, sia sotto lo Shah che sotto i mullah».
Ha inoltre respinto gli sforzi per restaurare la monarchia precedente, affermando che coloro che «cercano di costruire un’alternativa dai resti della dittatura dei Pahlavi stanno ancora una volta prescrivendo un’altra dittatura per l’Iran» e che tali correnti «neofasciste» non fanno altro che promuovere divisione e guerra civile.
Per raggiungere un futuro democratico, la Rajavi ha illustrato la struttura del CNRI, che ha «annunciato un governo provvisorio per il trasferimento della sovranità al popolo iraniano e per l’instaurazione di una repubblica democratica basata sul Piano in Dieci Punti della Resistenza». Questa strategia si fonda su cinque componenti: una «coalizione democratica», una «strategia per il rovesciamento del regime» attraverso una forza «emersa dal cuore di una società in rivolta» e una «rete di Unità della Resistenza nelle città dell’Iran».
La sig.ra Rajavi ha sottolineato che le recenti operazioni di queste unità hanno inviato «un messaggio a tutti: una forza così potente ha preso forma nel cuore della repressione». Ha aggiunto che questo movimento è sostenuto dall’«Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran, con 60 anni di esperienza nella lotta contro due dittature», oltre che da un «piano e un programma per il periodo post-rovesciamento» basati sul Piano in Dieci Punti.
Riguardo alla situazione interna del regime, la Rajavi ha affermato che «incoronare il figlio di Khamenei come velayat-e faqih equivale ad ammettere che il regime clericale non ha alcuna soluzione per sfuggire al rovesciamento».
Ha ribadito che «il motto della Resistenza e del governo provvisorio è pace e libertà», con l’obiettivo di una «repubblica democratica e del Piano in Dieci Punti, libera dalla tirannia religiosa e dal fascismo monarchico».
Evidenziando che «solo il popolo dell’Iran ha la legittimità di determinare il futuro politico del proprio Paese», ha chiarito che la Resistenza «non chiede né denaro né armi, né la presenza di forze straniere».
Infine, ha esortato la comunità internazionale a «chiudere le ambasciate del regime clericale» e a «riconoscere la lotta del popolo iraniano e dell’Esercito della Liberazione contro il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie per rovesciare il regime clericale».
Nelle sue osservazioni, Charles Michel ha dichiarato:
«L’unica via è la volontà del popolo iraniano… trasferire la sovranità da una dittatura a una democrazia. [Il Piano in Dieci Punti del CNRI] non è un’auto-proclamazione; è un governo di transizione per garantire che il popolo iraniano possa compiere una scelta libera e democratica attraverso elezioni libere e trasparenti».
Riguardo alle narrazioni alternative, ha aggiunto:
«Desidero denunciare fermamente le gravi minacce rivolte dal figlio dello Shah contro la comunità curda… non possiamo tollerare che ancora una volta il futuro dell’Iran venga rubato».
Sen. Giulio Terzi ha evidenziato:
«Questo sostegno senza precedenti riflette un ampio riconoscimento internazionale, trasversale agli schieramenti politici, di un’alternativa democratica per l’Iran. Sottolinea un crescente consenso globale attorno a un quadro organizzato e legittimo per una transizione pacifica, fondato sulla volontà del popolo iraniano».
Guy Verhofstadt ha sottolineato:
«La migliore base per aprire un dialogo strutturale è il Piano in Dieci Punti della signora Rajavi, per la semplice ragione che riunisce tutti gli elementi essenziali necessari per avere un Iran democratico. Prevede un governo provvisorio, prevede elezioni dopo sei mesi, prevede una struttura democratica per il Paese».
Geir Haarde ha affermato:
«La crisi iraniana non può essere risolta né attraverso l’appeasement né attraverso la guerra, ma mediante il cambiamento di regime da parte del popolo iraniano stesso e della sua resistenza organizzata… il mondo deve riconoscere il governo provvisorio del CNRI e schierarsi con il popolo iraniano».
John Baird ha dichiarato:
«Abbiamo bisogno di leadership, abbiamo bisogno di organizzazione, abbiamo bisogno di disciplina, e abbiamo bisogno di reti capaci di mobilitarsi per rovesciare questo regime e instaurare qualcosa di migliore. Tutto questo esiste all’interno del CNRI, guidato da una donna coraggiosa, Maryam Rajavi».
Ha aggiunto:
«Il cambiamento richiede leadership e richiede un piano… dobbiamo respingere sia il dominio clericale che quello ereditario».
Wesley Clark ha detto:
«Ai coraggiosi membri dell’OMPI… voi siete la voce autentica del popolo iraniano. Sarete la forza guida di un nuovo Iran democratico e laico, che viva in pace con i suoi vicini».
Ha proseguito:
«Dovete continuare a colpire i frammenti del regime preservando al contempo la vostra forza… dovete elevare l’apprezzamento del mondo per il vostro coraggio e la vostra competenza nel guidare il nuovo Iran».
Carla Sands ha affermato:
«La signora Rajavi ha costantemente offerto ciò che lei definisce la terza opzione: né appeasement né guerra, ma un cambiamento democratico realizzato dal popolo iraniano e dalla sua resistenza organizzata».
Ha aggiunto:
«I governi democratici dovrebbero avviare un dialogo con il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e considerare il riconoscimento politico del governo provvisorio che esso ha annunciato».
