
Le autorità di Teheran hanno annunciato l’intenzione di trasformare la sezione 41 del cimitero di Behesht-e-Zahra in un parcheggio: un’iniziativa ampiamente condannata come un tentativo di cancellare le prove dei crimini contro l’umanità commessi dal regime negli anni ‘80.
Su ordine della “Guida Suprema” del regime, Ali Khamenei, questa sezione, nota come luogo di sepoltura di migliaia di martiri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK), giustiziati durante i primi anni della rivoluzione, verrà distrutta con il pretesto dello sviluppo urbano.
Davoud Goodarzi, vicedirettore dei servizi urbani del Comune di Teheran, ha affermato che la Sezione 41 era stata “abbandonata per anni” e ha annunciato di avere ottenuto i permessi per riorganizzarla e utilizzarla come parcheggio per i visitatori della vicina Sezione 42. In realtà, questa decisione profanerebbe definitivamente le tombe, impedirebbe alle famiglie di piangervi e cancellerebbe prove essenziali delle esecuzioni di massa.
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Condanna internazionale
L’ex Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, il professore Javaid Rehman, ha ripetutamente affermato che le esecuzioni di massa degli anni ‘80, in particolare il massacro del 1988, costituiscono crimini contro l’umanità e genocidio. Ha sollecitato l’avvio di procedimenti giudiziari internazionali contro i responsabili. La Resistenza iraniana evidenzia che la distruzione di queste tombe costituisce una partecipazione a quegli stessi crimini e chiede un intervento urgente delle Nazioni Unite per porre fine a questo atto di cancellazione storica.
Anche la comunità internazionale ha espresso allarme per i continui abusi del regime. Il 19 agosto, il Dipartimento di Stato americano, tramite il suo account ufficiale in lingua persiana (USAbehFarsi), ha condannato le “condizioni disumane” nelle prigioni di Qarchak e Teheran Central. La dichiarazione ha citato il sovraffollamento, le strutture antigieniche, la negazione delle cure mediche e l’uso della tortura psicologica, esortando la comunità internazionale a chiamare il regime a risponderne.
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Una storia oscura di esecuzioni e massacri
La sezione 41 di Behesht-e-Zahra è uno dei numerosi luoghi in cui il regime seppelliva le sue vittime in segreto, spesso senza avvisare le famiglie. Nel corso degli anni ‘80, migliaia di prigionieri politici, la maggior parte dei quali membri e sostenitori dell’OMPI, furono giustiziati nelle carceri di tutto l’Iran. Alle famiglie veniva spesso negato l’accesso ai corpi e molti venivano sepolti in fosse comuni senza lapidi.
Il capitolo più tristemente noto si verificò nell’estate del 1988, quando Ruhollah Khomeini, il famigerato fondatore del regime, emise una fatwa che ordinava l’esecuzione di tutti i prigionieri politici decisi a mantenere le proprie convinzioni. Speciali “commissioni della morte” interrogavano i prigionieri, spesso per pochi minuti, chiedendo se sostenessero l’OMPI. Chi rispondeva affermativamente – o si rifiutava di pentirsi – veniva immediatamente mandato al patibolo.
In pochi mesi, si stima che siano stati massacrati circa 30.000 prigionieri politici, la stragrande maggioranza dei quali membri dell’OMPI. Le vittime furono sepolte in tombe anonime in cimiteri come Khavaran e Behesht-e-Zahra e in altre località segrete in tutto l’Iran.
Per decenni, il regime ha condotto una campagna sistematica per nascondere questi crimini. Durante le visite commemorative si sono distrutte o rimosse lapidi, sradicati alberi, molestate le famiglie dei martiri. Al cimitero di Khavaran, le autorità hanno ripetutamente distrutto tombe per impedire la ricerca e le manifestazioni di lutto. Il piano per la Sezione 41 di Behesht-e-Zahra è la continuazione – e l’intensificazione – di questa politica di cancellazione.
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Cancellare la memoria, continuare i crimini
Famiglie e difensori dei diritti umani avvertono che la distruzione della Sezione 41 non è semplicemente una questione di pianificazione urbanistica, ma fa parte di un più ampio tentativo del regime di mettere a tacere la storia. Rimuovendo le prove fisiche delle sue atrocità, il regime mira a cancellare la memoria collettiva, negare giustizia alle vittime e proteggere i colpevoli dalla responsabilità.
La Resistenza iraniana afferma che queste azioni evidenziano l’urgenza di un’indagine internazionale indipendente sulle esecuzioni degli anni ‘80 e sul massacro del 1988, che chiami i funzionari del regime a rispondere dopo decenni di impunità.
La distruzione della Sezione 41 non è solo un attacco alla storia, ma anche la continuazione del crimine stesso, trasformando il cimitero dei martiri in un parcheggio nel tentativo di seppellire con le vittime la verità.
