
Shaban Jafari (“Shaban il senza cervello”) con i delinquenti pro-shah durante il colpo di Stato che rovesciò il governo nazionale del primo ministro Mohammad Mosaddegh il 19 agosto 1953
Il colpo di Stato del 19 agosto 1953 (28 Mordad 1332 secondo il calendario iraniano) rimane uno degli eventi più tragici e significativi della storia moderna dell’Iran. Più che un semplice sconvolgimento politico, segnò la violenta repressione di un governo democratico e la reimposizione della dittatura, con conseguenze che hanno continuato a plasmare la vita politica e sociale dell’Iran per sette decenni.
Per gli storici, il colpo di Stato rappresentò un momento spartiacque: il consolidamento del dominio straniero, il consolidamento del regime autoritario e il silenzio delle aspirazioni democratiche. Il rovesciamento del primo ministro Mohammad Mossadegh, che aveva guidato il movimento nazionale per la riconquista dell’industria petrolifera iraniana dal controllo britannico, fu attuato attraverso una sinistra alleanza tra potenze imperialiste esterne e forze reazionarie interne.
La doppia natura del colpo di Stato
Il colpo di Stato del 1953 fu il frutto di un tradimento sia straniero che interno. Da una parte c’erano le potenze coloniali – Stati Uniti e Gran Bretagna – che vedevano i loro interessi petroliferi e geopolitici minacciati dalle politiche indipendentiste di Mosaddegh. Dall’altra parte c’erano le forze reazionarie dell’Iran: la monarchia sotto lo scià Mohammad Reza Pahlavi, elementi dell’esercito e figure clericali come Abolghassem Kashani e Mohammad Behbahani, che si allinearono ai piani stranieri per consolidare il proprio potere.
Questa duplice struttura – dominio esterno e tradimento interno – ha caratterizzato il colpo di Stato e ha posto le basi per decenni di repressione. Non si è trattato semplicemente della rimozione di un leader popolare, ma dell’inizio di una campagna sistematica per distruggere il movimento democratico iraniano.
Revisiting the Legacy of Mohammad Mossadegh: A Blueprint for Democratic Governance in #Iran https://t.co/RyeT8s4ISt
— NCRI-FAC (@iran_policy) July 30, 2025
Strumenti di dittatura e repressione
Le conseguenze del colpo di Stato ne rivelarono il vero scopo. Il governo di Mosaddegh fu smantellato e lo scià, tornato al potere, perseguì un regime di autoritarismo assoluto. Per soffocare il dissenso, furono istituite istituzioni repressive, in particolare il famigerato servizio di intelligence SAVAK .
La sopravvivenza del regime dipendeva da due pilastri: la brutale repressione interna e il totale allineamento con interessi stranieri. Gran Bretagna e Stati Uniti si assicurarono l’accesso al petrolio e alla posizione strategica dell’Iran, mentre lo scià governava con il pugno di ferro. Per la struttura clericale, il colpo di Stato offrì un’ulteriore lezione: pazienza e opportunismo avrebbero potuto permettere di raccogliere i frutti delle lotte altrui, secondo uno schema che si ripeté durante la rivoluzione del 1979.
Nuove prove del ruolo straniero scoperte
Sebbene gli iraniani abbiano da tempo compreso le radici coloniali del colpo di Stato, prove recentemente rivelate hanno ulteriormente confermato la portata del coinvolgimento straniero.
Today, in 1953, Dr. Mohammad Mossadegh ordered the Shah to return all public properties confiscated by the Pahlavi family to #Iran's government. pic.twitter.com/cO3LGv4JW4
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Il 17 agosto 2020, il National Security Archive ha pubblicato la trascrizione di un’intervista del 1985, rimasta a lungo nascosta, con Norman Darbyshire, un agente dell’MI6 che ebbe un ruolo centrale nell’orchestrazione del rovesciamento di Mosaddegh. Darbyshire ammise che l’intelligence britannica era stata direttamente coinvolta nel rapimento del capo della polizia di Teheran Mahmoud Afshartous nell’aprile del 1953, un evento chiave nella destabilizzazione del governo di Mosaddegh.
Darbyshire confessò: “Sì”, quando gli fu chiesto se l’MI6 fosse coinvolto nell’assassinio di Afshartous. Aggiunse che l’intenzione era quella di rapirlo per demoralizzare i sostenitori di Mossadegh, ma il capo della polizia fu ucciso dopo avere insultato lo scià di fronte a un giovane ufficiale. Studiosi come Stephen Dorril hanno sostenuto che l’omicidio fosse intenzionale, progettato per incutere timore e indebolire il movimento di Mossadegh.
Ex-SAVAK Chief Parviz Sabeti Sued in U.S. for Brutal #Torture Under Shah’s Regimehttps://t.co/wLrPeVGIdd
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L’intervista ha anche rivelato i tentativi della Gran Bretagna di manipolare la famiglia dello scià. Darbyshire ricordò di avere offerto ingenti somme di denaro alla principessa Ashraf, sorella dello scià, per convincere il fratello ad appoggiare il colpo di Stato. Tali rivelazioni evidenziano i calcoli cinici e la corruzione al centro dell’operazione.
Il colpo di Stato non fu semplicemente un’operazione della CIA guidata dagli americani: fu anche un progetto britannico, radicato nella determinazione della Anglo-Iranian Oil Company (AIOC) di riprendere il controllo delle risorse iraniane.
Ammissioni di colpa a lungo ritardate
Nel corso dei decenni, i funzionari statunitensi e britannici hanno lentamente iniziato a riconoscere il loro ruolo nel colpo di Stato.
• Nel 2000, il Segretario di Stato americano Madeleine Albright ammise il “ruolo significativo” degli Stati Uniti.
• Nel 2009, il presidente Barack Obama riconobbe apertamente che le azioni della CIA avevano rovesciato un governo democratico.
• Nel 2023, la CIA stessa pubblicò un file audio in cui ammetteva che il colpo di Stato era stato “antidemocratico”.
• Anche ex funzionari britannici, come l’ex ministro degli Esteri David Owen, hanno ammesso che Londra deve finalmente riconoscere il suo ruolo centrale nel colpo di Stato.
Queste confessioni tardive evidenziano la macchia persistente del colpo di Stato. Confermano ciò che il popolo iraniano ha sempre saputo: il colpo di Stato del 1953 non fu solo una crisi interna, ma un crimine internazionale contro la democrazia.
Who was Mohammad Reza Pahlavi, Shah, Iran’s Last Pahlavi Dictator?https://t.co/0t7nTCbetQ
— NCRI-FAC (@iran_policy) April 26, 2023
Eredità: dallo scià alla teocrazia
Il colpo di Stato del 1953 assicurò all’Iran un regime dittatoriale per decenni. Lo scià rimase al potere per altri 25 anni, mantenuto dal sostegno occidentale e dalla sua macchina repressiva. Eppure, nonostante il suo esercito e la temuta SAVAK, fu infine rovesciato da una rivoluzione popolare nel 1979.
Tragicamente, il regime clericale che lo ha sostituito si è basato sulle stesse fondamenta di autoritarismo e soppressione delle libertà. La teocrazia attuale ha perfezionato l’eredità del 1953: mettere a tacere il dissenso, sfruttare la religione per ottenere potere e fare affidamento sulla violenza per mantenere il controllo.
In questo senso, il colpo di Stato non è un capitolo chiuso della storia: è una realtà viva, una ferita che sanguina ancora. Le sue lezioni rimangono urgenti per gli iraniani che aspirano alla libertà.
The greatest shortcoming of Iran’s freedom movements has been the absence of a democratic alternative—a cohesive, organized leadership and a liberation army.
Had these existed, the coup against Dr. Mossadegh would not have succeeded, nor the anti-monarchical revolution would have… pic.twitter.com/qFtJLkaX3O— Maryam Rajavi (@Maryam_Rajavi) August 19, 2025
Una lezione per la resistenza democratica
L’esperienza del 1953 rimodellò anche il movimento democratico iraniano. I leader della Resistenza si resero conto che senza un’organizzazione rivoluzionaria e un’avanguardia dedicate, persino le vittorie alle urne potevano essere annullate con la forza. Lo stesso Mosaddegh riconobbe nei suoi scritti successivi che la vera indipendenza richiede sacrificio, organizzazione e unità.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e la Resistenza organizzata odierna incarnano questa lezione. Insieme all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK), alle Unità di Resistenza presenti nel Paese e all’Esercito di Liberazione Nazionale, offrono l’alternativa che mancava a Mossadegh: una forza strutturata e determinata, in grado non solo di resistere alla tirannia, ma anche di sostituirla con una repubblica democratica.
Una ferita e un faro
Il colpo di Stato del 1953 fu più della semplice destituzione di un primo ministro: fu la violenta negazione del diritto all’autodeterminazione del popolo iraniano. Consolidò la dittatura, facilitò lo sfruttamento straniero e lasciò cicatrici ancora visibili oggi.
Tuttavia, piantò anche i i semi di una resistenza duratura. Dai combattenti per la libertà degli anni ‘60 e ‘70, ai prigionieri politici degli anni ‘80, fino alle rivolte nazionali di oggi, la lotta del popolo iraniano ha portato avanti la visione democratica di Mosaddegh.
La richiesta di giustizia, libertà e sovranità è inscindibile dalla memoria del 28 Mordad. E questa richiesta sarà soddisfatta solo quando la dittatura clericale crollerà e al suo posto sorgerà una repubblica democratica.
