mercoledì, Dicembre 7, 2022
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La signora Rajavi in lettere ai leader dell’UE alla vigilia della sessione del Consiglio Affari Esteri:

• Prevenzione del trasferimento forzato dei residenti di Ashraf e annullamento della scadenza soppressiva per la chiusura di Ashraf entro la fine di dicembre
• Il regime clericale cerca di assicurarsi la sopravvivenza con la proliferazione nucleare e il massacro della sua opposizione ad Ashraf
• Le sanzioni sono inadeguate nel confrontare questo regime, la soluzione definitiva è in un cambio di regime da parte del popolo iraniano e della sua Resistenza

In occasione della sessione del Consiglio Affari Esteri dell’UE, la presidente-eletta della Resistenza iraniana signora Maryam Rajavi, in lettere separate a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, e Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza, li ha esortati a guidare un’azione internazionale per evitare il trasferimento forzato dei 3.400 dissidenti iraniani residenti a Camp Ashraf in Iraq e sventare il massacro pianificato e una nuova Srebrenica. Nelle lettere è scritto: “Rapporti dall’interno del regime di Teheran confermano che le forze irachene, agendo sotto la supervisione della forza terroristica ‘Qods’, pianificano di attaccare ancora Ashraf e causare un novo bagno di sangue. In sintesi, il piano comporta il violento trasferimento dei residenti in diversi luoghi attraverso l’Iraq e il susseguente massacro e l’estradizione di molti di loro al regime clericale”.
La signora Rajavi ha aggiunto: “Il governo iracheno intende spacciare alla comunità internazionale il piano di trasferimento forzato come una soluzione pacifica o almeno guadagnare l’accordo o la non-opposizione a questo piano dai suoi interlocutori esteri, inclusa l’Unione Europea. Per questo promette che accetterà il monitoraggio delle Nazioni Unite nei luoghi di trasferimento. L’esperienza ha mostrato, tuttavia, che nessuna delle promesse del governo iracheno dovrebbe essere creduta. Sei ore prima del massacro dell’8 aprile, l’ambasciata degli Stati Uniti, citando il primo ministro iracheno, assicurò i residenti che l’Iraq non avrebbe usato violenza. Per questa ragione, sette mesi fa, i residenti hanno annunciato che accetterebbero di essere trasferiti internamente solo se la nuova localizzazione fosse protetta dalle forze statunitensi o dai Caschi blu dell’ONU”.
La presidente-eletta della Resistenza iraniana ha enfatizzato: “Il massacro ad Ashraf è parte della strategia dei mullah per salvare il loro vacillante regime. Altre due componenti della loro strategia sono acquisire la bomba nucleare ed esportare terrorismo e fondamentalismo per il dominio della regione. Così, sebbene sanzioni comprensive contro il regime siano necessarie, esse non sono sufficienti a prevenirne l’accesso alla bomba nucleare. La soluzione cruciale è il cambio di regime da parte del popolo e della Resistenza iraniani. Nessun linguaggio che non sia la risolutezza è efficiente contro il regime che spinge il governo iracheno a sostenere il dittatore siriano, occupa ambasciate estere all’interno dell’Iran e prende diplomatici in ostaggio”.
La signora Rajavi ha chiesto ai leader dell’Unione Europea di operare per la realizzazione dei seguenti punti nel Consiglio Europeo, inclusa la sessione di giovedì dei ministri degli Esteri: 
Primo – Sanzioni comprensive, specialmente complete sanzioni sul petrolio, contro il regime;
Secondo – Interruzione di tutte le relazioni diplomatiche con il regime e chiusura di tutte le ambasciate;
Terzo – Bando di qualsiasi trasferimento forzato dei residenti di Ashraf all’interno dell’Iraq e annullamento della scadenza della fine dell’anno, in attesa che il lavoro dell’UNHCR sia completato e tutti i residenti siano trasferiti in Paesi terzi. L’Unione Europea dovrebbe condizionare l’erogazione di crediti, gli aiuti economici e finanziari e la continuazione delle relazioni commerciali con l’Iraq al raggiungimento di una soluzione pacifica e condivisa per Ashraf;
Quarto – Riaffermazione dello status collettivo di rifugiati dei residenti di Ashraf e loro protezione da parte dei ‘Caschi blu’ dell’ONU fino a quando non siano stati tutti trasferiti in Paesi terzi;
Quinto – Accettazione con urgenza di numerosi dei feriti e pazienti residenti ad Ashraf.
In una conferenza-stampa presieduta da Struan Stevenson, presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con l’Iraq, mercoledì 30 novembre, con la presenza di Maryam Rajavi, tali richieste sono state sostenute da Alejo Vidal-Quadras, vice-presidente del Parlamento Europeo, Howard Dean, già leader del Democratic Party (2005-2009) e candidato presidenziale (2004) degli Stati Uniti, generale Hugh Shelton, già Capo degi Stati Maggiori riuniti (1997-2001) degli Stati Uniti, John Bruton, già primo ministro dell’Irlanda (1994-1997) e ambasciatore dell’UE negli Stati Uniti (2004-2009), Rita Sussmouth, già presidente del Bundestag, Günter Verheugen, Commissario europeo dal 1999 al 2010, Patrick Kennedy, già deputato al Congresso degli Stati Uniti (1995-2011), Dirk Claes, senatore belga e presidente del Comitato belga di parlamentari per un Iran democratico, e José Bové, membro del Parlamento Europeo per la Francia.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

1° dicembre 2011

 

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